Blog di Dante Paolo Ferraris

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Identità ed accoglienza

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Dichiarazione universale dei diritti umaniNel 2008 si è ricordata la promulgazione della Dichiarazione dei Diritti dell'uomo attraverso cerimonie, talvolta silenziose, che hanno avuto luogo in tutto il mondo.
La delicata e discussa questione dei Diritti Umani si dispiega in un clima ostico, sia per la gravità del tema, affrontato spesso in lunghissimi trattati, sia per l'importanza e gli impegni che tale sottoscrizione impone.
Ancora oggi si fa pura tautologia sull'espressione Diritti dell'uomo che trovano spesso diverse enunciazioni: «Diritti dell'uomo sono quelli che spettano all'uomo in quanto uomo» oppure «Diritti dell'uomo sono quelli il cui riconoscimento è condizione necessaria per il perfezionamento della persona umana oppure per lo sviluppo della civiltà.» cosi ad esempio N. Bobbio scriveva in L'età dei diritti nel 1990.
Questi tentativi di definizione non consentono di elaborare pienamente una categoria di Diritti dal confine definiti, né tantomeno, di individuare fondamenti assoluti.
Ciò perché si tratta di un argomento che va modificandosi a seconda delle epoche storiche, dei bisogni, degli interessi, delle trasformazioni socio-culturali.
In generale possiamo dire che i Diritti dell'uomo sono:
  • Fondamentali, in quanto corrispondono ai bisogni vitali, spirituali e materiali della persona;
  • Universali, in quanto appartengono ad ogni essere umano, senza distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione, ecc.;
  • Inviolabili, in quanto nessun essere umano può esserne privato;
  • Indisponibili, in quanto nessuno vi può rinunciare, neppure volontariamente.
Il primo documento che contiene un elenco di tali diritti risale infatti al 1948 ed è la Convenzione Universale dei Diritti dell'Uomo. Tale documento segna una tappa fondamentale nell'affermazione dei diritti umani. Presentando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, Eleonora Roosvelt auspicava che il testo diventasse una specie di Magna Charta in grado di difendere gli esseri umani in tutto il mondo: sessant'anni dopo, se il valore morale e anche legale in certi casi del testo è universalmente riconosciuto, nondimeno l'obiettivo non è stato raggiunto.
Lo spazio protetto dei diritti umani si restringe anche nelle democrazie occidentali che stilarono il documento dopo gli orrori del nazismo.
Occorre prendere coscienza che il rispetto pieno dei diritti umani è, prima di tutto, una nostra responsabilità: purtroppo, però, le violazioni di tali diritti restano all'ordine del giorno e gli strumenti per eliminare o ridurre tali violazioni sono realmente pochi.
Certo la promulgazione di tale importante documento non fu estemporaneo ma tale Dichiarazione è stata il frutto di un lungo e tortuoso percorso storico.
Non voglio qui, né sono in grado di ripercorrere con Voi le radici del pensiero filosofico dell'intera storia dell'uomo, ove già in testi religiosi di antiche civiltà veniva sottolineata l'importanza e l'imprescindibilità di diritti inerenti l'uguaglianza, l'aiuto reciproco tra gli uomini, la dignità.
E solo per citarne alcune, sperando di non essere smentito da chi è più illuminato, voglio solo ricordare i testi hindu Veda e Agama, il testo giudaico della Torah, i testi buddisti Anguttara-Nykaya e Tripitaka, il testo confuciano Anaclet e ovviamente il testo cristiano del Nuovo Testamento.
Ciò dovrebbe farci comprendere come tutte le religioni mettano in primo piano dei Diritti che poi pedissequamente dimentichiamo. E così per tutta la storia dell'uomo fino ad oggi, passando dai testi omerici a quelli di Cicerone, alla Magna Charta, alla dottrina di Rosseau, ecc. fino al 1948 ed oltre.
Questo mio breve excursus storico dell'evoluzione dei Diritti dell'Uomo ci può far comprendere come il contenuto di tali Diritti si sia costantemente e incessantemente modificato nel tempo, in un'evoluzione che non può arrestarsi.
Ma certamente il 10 dicembre con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite si cercò di porsi davanti ad primo traguardo, cioè di rendere universale ciò che fino allora veniva diversamente enunciato. Al termine del secondo conflitto mondiale, si avvertiva la necessità di vedere garantito il rispetto della Pace e dei diritti dei popoli, e fu su questa speranza che pochi anni prima, nel 1945, fu redatto e firmato lo Statuto ONU, che indicava all'interno del preambolo quale obiettivo fondamentale, quello di salvare le future generazioni dal flagello della guerra che aveva portato indicibili afflizioni all'umanità e riaffermava la fede nei diritti fondamentali della persona umana, nell'uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne, ecc.
La Commissione per i diritti dell'uomo, creata nel 1946 e presieduta da Eleonor Roosvelt, decise che la Carta Internazionale avrebbe avuto la forma giuridica di risoluzione dell'Assemblea Generale ed avrebbe dovuto comprendere una dichiarazione di principi generali con un elevato valore morale e un patto distinto con forza vincolante per gli Stati che l'avessero ratificato. In tempi brevi la Commissione si preoccupò di redigere la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che ha esercitato una grande influenza nel mondo intero ed è stata fonte di ispirazione per Costituzioni, Leggi nazionali e Convenzioni.
All'atto della stesura ebbe luogo un acceso scontro ideologico tra gli allora 58 membri delle Nazioni Unite che fu definito un vero e proprio pezzo di guerra fredda, costituendo veri e propri schieramenti opposti.
Nel voler ricordare la sua storia, il suo sviluppo, unitamente alle sue interazioni con la Costituzione Italiana, non si può far correre il pensiero a quanti nel mondo, ed anche in Italia sono assoggettatiad ogni soppruso e privazione, dalla Libertà al principio di uguaglianza.
Troppo spesso a oltre 60 anni dalla promulgazione per molti, il principio di identità e di accoglienza è rimasta pura utopia.
Cosa fare? non lo so. Ma so da che parte sto io.