Blog di Dante Paolo Ferraris

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Un paese di spaghetti, mandolini e sberleffi

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accise carburantiStamani il commercialista mi ha presentato il conto: il mio stato d'animo da una condizione di clima sereno si è trasformato improvvisamente in un cielo plumbeo, a carattere temporalesco e mi è parso di sentire goccioloni d'acqua correre lungo la schiena, però non era il temporale nato dalla mia immaginazione ma il sudore di uno stato di sgomento che improvvisamente mi ha scosso.
Sono tante le immagini e le domande che la mia mente ha iniziato a creare in un tornado di paure, dubbi e perplessità, tutte con un comune denominatore: l'incazzatura.
Ora è giusto che ognuno di noi paghi le tasse ed è altresì giusto che ognuno le paghi proporzionalmente a quello che possiede e che guadagna, ma non è giusto che sconti e agevolazioni diventino strumenti per i soliti furbetti.
Mi sento fiero di essere italiano e una condizione emotiva di gioia mi pervade ogni qualvolta sento l'inno nazionale; benché io sia stonato, è l'unico motivo che riesco a cantare, ma oggi mi sento schifato da uno stuolo di politicanti ridicoli e opportunisti che dicono di rappresentarmi.
Non voglio essere rappresentato da comici, ballerine, show girls, veline, bigotti opportunisti, analfabeti ed oggi anche da qualunquisti che non avendo avuto il coraggio o la capacità di fare la Politica (vera) hanno preferito delegare a degli pseudo-tecnici. Professori di lungo corso che non dovendo rispondere agli elettori hanno carta bianca nel fare e disfare, oltre a vessare colui che ha sempre pagato ciò che lo Stato gli ha chiesto. Forse hanno scambiato la politica con un'aula scolastica, dove con i sistemi pedagogici di una volta, cappello da asino, bacchettate e punizioni dietro la lavagna cercano di educare i cittadini a mettersi proni davanti ai potenti.
Ora lo Stato deve fare cassa per pagare i debiti che io non ho fatto, e per far ciò vuole liberalizzare tutto.
Perché non tassiamo il lavoro più antico del mondo, visto che la prostituzione esiste e non può essere eliminata; forse perché uno vestito di bianco ci impone un'etica pur non facendo parte dello stato italiano?
Ma se andare forte in auto vuol dire poter uccidere qualcuno, perché dopo sei giorni mi mandi una bella fotografia con un bollettino postale da pagare anziché obbligare le case automobilistiche a mettere dei limitatori?
Non mi sono mai drogato e non ho intenzione di farlo, ma come lo stato scrive sulle sigarette che "nuoce gravemente alla salute" ma vende le sigarette poiché ne possiede il monopolio, lo stesso faccia aprendo dei safe injection room, drugs room o stanze del buco dove chi ha deciso di uccidersi drogandosi lo può fare pagando le tasse sugli stupefacenti come le paghiamo sulle sigarette?
Se ogni volta che un terremoto o una calamità naturale sconvolgono il nostro territorio siamo costretti a pagare un'assicurazione che ci risarcisca dei danni eventualmente avuti, perché dobbiamo anche pagare un aumento dell'accisa sui carburanti?
E poi qualcuno mi spiega perché sul carburante che metto sulla mia auto devo ancora pagare 10 lire per il disastro del Vajont del 1963, anno in cui sono nato e di cui certo non ho responsabilità né tanto meno penso che gli abitanti di Longarone oggi ne abbiano beneficio.
Ma pago anche per ognuna di queste altre calamità: 10 lire per l'alluvione di Firenze (1966), 10 lire per il terremoto nel Belice (1968), 99 lire per i terremoti in Friuli (1976), 75 lire per il terremoto in Irpinia (1981), emergenze che mi pare siano concluse da un pezzo o forse qualcuno si è inventato un nuova "dichiarazione di emergenza"?
Decidiamoci a vincere la Guerra in Abissinia, se caso mai i miei libri di storia avessero sbagliato a scrivere che l'avevamo persa (1936), così togliamo il balzello di 1,90 lire sull'accisa del carburante.
Credo che il Gen. Angioni sia in quiescenza e che quindi il nostro intervento in Libano (1983) sia terminato e che la crisi di Suez del 1956 non sia nemmeno più ricordata nei libri si storia. Così magari 205 lire per l'intervento in Libano (1983) e 14 lire per la crisi di Suez (1956) potremmo evitare di caricarcele su ogni litro di benzina.
Cosa dire poi degli 0.020 euro per il rinnovo dei contratti autoferrotranviari visto che le FS sono tutte privatizzate e i trasporti pubblici sono rimasti una chimera?
Insomma, esco piegato tra marche da bollo, balzelli, IVA da pagare sulle tasse, e mi fermo qui, se no i goccioloni diventano un torrente in piena e mi tassano pure questo nuovo disastro.