Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il selciato imperiale di Spalato

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Selciato SpalatoLa giornata inizia con una sveglia che trilla all'alba e le lenzuola stropicciate da una nottata che mi ha visto rigirarmi ripetutamente nel letto, essenzialmente per il caldo estivo terribilmente umido che grava su questa parte della Croazia centrale. Non esistono tapparelle e persiane alle finestre dell'albergo, sostituite da pesanti e scuri tendaggi, da cui traspare una lama di fine ma intensa luce, che mi si è piantata sugli occhi. La giornata, che si preannuncia decisamente intensa, comincia con lo svegliare il mio compagno di viaggio. Ci prepariamo per la partenza e dopo una veloce ma gustosa colazione a base di buonissime tisane croate e frutta, siamo pronti per questo lungo viaggio. Prima di tutto passiamo a prendere Edita, che oltre ad essere una guida eccellente, un'interprete fantastica è un'Amica veramente unica; peccato che tanta distanza ci separi, sono oltre 660 i km tra le nostre due città, ma questa volta abbiamo l'occasione di stare insieme e fare un viaggio, visitando una bellissima città che si affaccia sul Mar Adriatico, ricca di storia e di cultura.
Il viaggio è lungo e l'autostrada che unisce le due città distanti fra loro. circa 350 Km, anche se totalmente nuova è priva di traffico, il viaggio è stancante, con pochi autogrill e altrettanto poche piazzole di sosta. Il panorama che possiamo ammirare dai finestrini è talvolta fantastico per la ricchezza dei verdi paesaggi lussureggianti, dalle ondulate e dolci colline boscose per poi passare ai più secchi e brulli ambienti della costa dalmata e delle alpi dinariche.
Il nome Dalmazia deriva dall'antico popolo dei Dalmati (in latino Dalmatae o Delmatae: a sua volta questo nome deriva dalla parola illirica delmë, che significa pecora) e venne utilizzato ufficialmente per denominare questa regione quando fu staccata dall'Illirico e costituita come provincia romana (10 d.C.).
Rovine romane, spiagge da sogno, piccoli e vecchi porti di pescatori, palazzi medioevali e rinascimentali fanno della Dalmazia centrale una regione irresistibile, questo è quello che ci appare appena si rendono visibili dal nastro d'asfalto le coste dalmate.
Spalato (Split) è la seconda città per dimensioni della Croazia e costituisce il cuore pulsante della Dalmazia centrale.
Con Edita la passeggiata per SPLIT diventa semplicemente una camminata nella storia. Fare due passi per una città, tra i suoi monumenti che sprigionano aliti di antichi eventi, calpestare antichi selciati, costruiti da uomini che hanno fatto la storia del mondo e sentire la voce di Edita che ti narra con dovizia di particolari tutto ciò che ti circonda e che con gli occhi cerchi di rubare per una tua futura memoria non ha prezzo.
Non possiamo non ripercorrere le nobili vicende che portarono Split a essere famosa e per fare ciò dobbiamo tornare indietro di tanti secoli, ma è come fare un breve giro sul libro di storia romana e ripercorrere le vicende dell'Imperatore romano Diocleziano (245 -313 d.c.), famoso per le sue terribili persecuzioni perpetrate a danno dei cristiani. Qui vi fece costruire il palazzo imperiale in cui ritirarsi per passare la sua vecchiaia.
L'armoniosa bellezza delle coste affacciate su un mare cristallino, sommato alla facilità di reperimento di materiale edile e alla fertilità della campagna aveva già attirato in precedenza gli antichi greci che qui avevano edificato Tragurion (Trau) e Epetion (Stobbreč). Per molto tempo la capitale della Dalmazia centrale non fu Split ma la vicina Salona, dove sarà edificato il palazzo imperiale, situata nella più bella località del golfo, protetta proprio dal promontorio dove sarà edificata Spalato. Quando vi giunsero i Romani proprio Salona godette del maggior sviluppo commerciale ed economico divenendo da subito la capitale della Dalmazia.
Salona è storicamente e indissolubilmente legata a Spalato. Qui iniziò la cristianizzazione dei popoli dalmati con l'invio di Tito, discepolo di San Paolo (Tito, un greco di origine pagana, venne probabilmente convertito al cristianesimo dallo stesso Paolo, che gli si rivolge con l'appellativo di "vero figlio nella fede comune"), che forse divenne il primo Vescovo di questa città.
Proprio a Salona, capitale della regione della Dalmazia, nacque l'Imperatore Diocleziano che quando si ritirò nel 305 D.C. si trasferì nel palazzo fatto appositamente costruire nei pressi della città.
Nel 639 Salona fu distrutta da un attacco degli Avari: i superstiti si trasferirono a Spalatum, il villaggio fortificato che era sorto attorno al palazzo di Diocleziano, che divenne poi la città di Spalato. Il palazzo venne occupato gradualmente da abitazioni civili diverse e alcune chiese furono erette all'interno.
Spalato è famosa soprattutto per il Palazzo di Diocleziano, la porta Aurea e la Cattedrale con il suo celebre campanile, mentre di Salona rimangono solo rovine e gli scavi archeologici che andrebbero ampliati, ma il paesaggio circostante è stato occupato, nel secolo scorso, da una vasta zona industriale.
Nel corso del suo impero Diocleziano fece costruire il suo palazzo e tra gli schiavi che lavorarono alla sua edificazione vi furono molti cristiani, la cui presenza è facilmente identificabile dalle incisioni sulla dura pietra che ancor oggi possiamo vedere, simboli cristiani (pesce, alfa e omega) che furono protetti dallo stesso muratore che li aveva incisi murandoli verso l'interno del palazzo, come una firma a favore dei posteri.
Il palazzo fu costruito con mura spesse più di 2 metri e con 16 torri di avvistamento e protezione. L'intera costruzione, una vera città fortezza, era attraversata da due strade principali che portavano alle 4 porte: Argentea a Est e Ferrea a Ovest, Aurea a nord e Bronzea a sud verso il mare.
Solo verso la fine del suo regno, Diocleziano iniziò a perseguitare i cristiani, divenendone da subito un feroce nemico. Da lui fu ordinata la martirizzazione di Doimo o Domino (in croato Duje;), vissuto nella città di Salona, di cui fu vescovo. I suoi resti si vogliono conservati dal VII secolo all'interno della cattedrale di Spalato a lui dedicata.
All'inizio del IV secolo (305) Diocleziano decise di rinunciare al proprio titolo imperiale e abdicare (unico caso nella storia imperiale romana), prendendo residenza stabile nel proprio palazzo di Spalato, che aveva un accesso diretto al mare.
La visita del Palazzo, che nel 1979 è stato iscritto dall'UNESCO nell'elenco di siti e monumenti del Patrimonio dell'umanità, seppur breve ci permette di entrare in simbiosi con quello che ci circonda. Edita è prolissa nel raccontarci cosa stiamo guardando ma mentre la mia curiosità è enorme ed ho paura di non memorizzare ogni piccolo particolare il mio compagno di viaggio non manifesta alcun entusiasmo.
La mia amabile guida ci spiega chi fosse il vescovo Gregorio di Nin rappresentato in un imponente statua eretta fuori dal palazzo imperiale. Il vescovo croato del X secolo rappresentato nel monumento, s'impegnò per ottenere il permesso di utilizzare l'antico croato nelle funzioni religiose. Come in ogni grande città anche a Spalato vi è la tradizione che il toccare qualche famoso oggetto porti fortuna, ed a Spalato invece che schiacciare le palle del Toro (simbolo della città di Torino) con il tacco sotto i portici di piazza San Carlo, qui usa toccare l'alluce della statua del Vescovo, che ovviamente è la parte più lucente della statua, per i suoi frequenti sfregamenti.
Su indicazione da Edita ammiro, alla sinistra della statua, una delle 16 torri che proteggevano il palazzo imperiale e subito nei suoi pressi i resti della chiesa preromanica di San Benedetto con la quattrocentesca cappella di Arnir. Entriamo nel palazzo dalla porta Aurea (porta settentrionale) che un tempo segnava l'inizio della strada che conduceva a Salona. Dai frammenti rimasti non è difficile immaginare la grandiosità di questa porta e della strada, costellata da colonne e statue, sulla cui pavimentazione lastricata avevano camminato antichi patrizi romani e marciato le centurie romane.
Se chiudo gli occhi posso ancora vedere entrare marciando antichi manipoli ( il manipolo era formato da due Centurie, comandato da un centurione detto Prior e composto da 120 legionari Hastati, altrettanti Principes e da 60 Triari.). Il passo cadenzato dei manipoli non è certamente pari quello che mi risveglia nel suo disordine di manipoli di turisti internazionali che vagano con il naso all'insù dentro il palazzo di Diocleziano.
A pochi passi dalla strada principale che dalla porta aurea conduce verso la porta bronzea, possiamo ammirare il palazzo di Papalic', nobile residenza signorile in stile tardogotico che oggi ospita il museo civico. Edita ci racconta che raccoglie una ampia collezione di armi del XVII secolo, stemmi araldici e mobili di pregiata fattura, ma il tempo è poco e preferisco godermi Spalato e il palazzo di Diocleziano.
Entrare nel peristilio mi fa un gradissimo effetto e sento con l'immaginazione il chiacchiericcio dei nobili romani che con la loro tunica bianca risalgono verso il Protiron, vero ingresso verso gli appartamenti imperiali. Il peristilio è più basso di tre gradini rispetto alle costruzioni circostanti e costituisce l'enorme cortile d'ingresso per il cerimoniale ai quartieri imperiali.
Sostiamo qualche minuto ad ammirare le sei colonne di granito collegate da archi decorati con uno splendido fregio sul lato lungo della corte. Sono tanti i turisti seduti ai tavoli del caffè all'aperto, sistemati sulle antiche pietre che hanno visto la gloria di Roma e della Dalmazia. Stranamente mi sento soffocare come se non resistessi a tanta storia intorno a me. Sotto la guida di Edita ci spostiamo di pochi metri da questo luogo di storia italica verso una stretta via che ci conduce verso una parte del palazzo che era riservata alle cerimonie religiose.
Lungo la strada rimangono le colonne di due templi, quello di Cibele e l'altro dedicato a Venere, ormai scomparsi, che costeggiavano la stretta via fino a condurci al tempio di Giove, successivamente trasformato in Battistero dedicato a San Giovanni; anticamente il tempio godeva di un portico sorretto da colonne, ora scomparso e a ricordarlo rimane un isolata colonna. Una sfinge acefala, reperto proveniente dall'Egitto nel V secolo, ci accoglie quasi fosse posta di guardia all'ingresso.
Tornati nel nostro peristilio, risaliamo le scale dal lato opposto per arrivare alla cattedrale di San Doimo, edificio che venne costruito per ospitare il mausoleo di Diocleziano; la sua forma ad ottagono, contornato da colonne, ben conservato è la testimonianza dell'antico ruolo che doveva avere tale edificio. In questo mausoleo l'imperatore fu sepolto nel 312, all'età di 68 anni. Per ironia della sorte il sepolcro di Diocleziano, dopo che quest'ultimo perseguitò ferocemente  i cristiani, venne profanato dai cristiani stessi (il Cristianesimo diviene religione di Stato dell'impero romano con l'Editto di Costantino del 313) e il suo mausoleo fu trasformato nel VII sec. in una cattedrale di culto cattolico.
Un tempo, al centro dell'unica aula ottagonale, c'era il sarcofago dell'imperatore Diocleziano, posizionato sotto la cupola mosaicata ed ora grandiosi altari, realizzati nel corso dei secoli, rendono maestosa la piccola chiesa dedicata al Santo protettore di Spalato.
Tra i capolavori conservati in questa cattedrale si annoverano il pulpito tardo romanico in stile "lombardo" i cui capitelli delle colonne parrebbero provenire dal sarcofago di Diocleziano stesso, l'arca di San Doimo, e l'arca di Sant'Anastasio l'altro martire salonitano morto insieme a Doimo.
Lo stesso campanile, ricostruito dopo il crollo avvenuto nel 1908, ripercorre gli antichi fasti di Spalato con i tesori contenuti nel suo palazzo imperiale, divenendo simbolo caratteristico della città.
A pochi passi sorgono le rovine delle antiche terme romane con i loro immancabili mosaici. Dal peristilio saliamo l'imponente gradinata, superando il protiro per raggiungere e riscendere al vestibolo, la parte meglio conservata del palazzo. Benché la parte centrale della cupola che un tempo era decorata sia crollata, le cantine ospitano le bancarelle di questi immancabili inutili oggetti “prendipolvere” che riempiono le valigie dei turisti a ricordo di una visita nelle città d'arte.
Il palazzo è ormai a tutti gli effetti un piccolo borgo abitato dove vieni preso nel vortice della calca di persone che ne percorrono le vie e il lungo corridoio sotterraneo è invaso da visitatori, tutti qui per immergersi nella storia e per fare shopping.
Giunti sul lungomare, dopo ovviamente aver fatto sosta all'international Bookshop, sostiamo qualche istante a goderci il sole e il mare di questa splendida città posta sull'Adriatico. Una lunga passeggiata, dal molo degli imbarchi dei traghetti fino a costeggiare i più frequentati e modaioli locali di Split,ricavati in antichi palazzi che ricordano il dominio della Repubblica di Venezia, di cui Spalato fece parte per quasi quattro secoli dei. L'eredità architettonica veneziana è visibile in numerose vestigia, prima di passare sotto la dominazione dell'Impero di Francia e dell'Impero Asburgico.
Chiacchierare con Edita è sempre piacevole, riempie di patos tutti i suoi racconti, ama intensamente l'Italia e parla un fluente italiano. Dopo aver ammirato il mare e l'ingresso in porto di traghetti e motoscafi, rientriamo verso Karlovac, soddisfatto di aver goduto della vista di una città meravigliosa, ricca di storia, con la gradevole compagnia di una vecchia amica.