Blog di Dante Paolo Ferraris

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Luci ed ombre a Torino (III parte)

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Minerva McGranittQuesta Piazza da sempre è palcoscenico privilegiato ad ospitare diversi avvenimenti storici e sociali, tra cui comizi elettorali, concerti, manifestazioni politiche e sindacali oltre ai festeggiamenti per i trionfi delle società di calcio cittadine, la Juventus e il Torino, ma anche della nazionale di calcio. Passeggiando sotto i portici con Minerva non possiamo non lanciare uno sguardo veloce ed indiscreto nei cortili dei palazzi che vi si affacciano, sedi oggi di importanti istituzioni economiche e culturali, tra cui Intesa San Paolo (Palazzo Turinetti di Pertengo) ed il Goethe-Institut.
Ma anche altri caffè che si affacciano sulla piazza, oltre al già celebre Caffè Torino e al Caffè San Carlo ci raccontano molto, come la "golosissima" Confetterie Stratta, fondata anch'essa nel lontano 1836, nota in tutta la penisola per i suoi confetti e caramelle. Dietro alla sua austera vetrina e al suo storico bancone, rivive la tradizione dolciaria di Torino.
Ma altresì al Neuv Caval'd Brôns, dove si possono gustare delle vere bontà culinarie, basta lasciarsi conquistare dai pasticcini, dai cioccolatini e dalle confezioni regalo della loro pasticceria e correre con il pensiero al 1948, quando inizia l'attività come Birreria Caval'd Brôns prima di diventare caffetteria qualche anno dopo.
Ovviamente la caffetteria Caval'd Brôns (Cavallo di Bronzo) è un omaggio al monumento equestre di Emanuele Filiberto di Savoia, posto al centro della piazza: sono proprio i torinesi a inventarsi questo nome nato come soprannome al monumento, come mi conferma appunto Minerva McGranitt.
A rendere importante e famoso a questo locale non sono solo i prodotti e l'arte culinaria offerta, come Minerva continua a raccontarmi, ma la gente che lo ha frequentato. Ben presto il Caval'd Brôns divenne simbolo della dolce vita torinese. Molti attori, artisti ed imprenditori torinesi ma anche solo di passaggio frequentano ancora oggi il Caval'd Brôns, trascorrendo il loro tempo libero ai tavoli del ristorante e della caffetteria. Minerva mi elenca un gran numero di questi personaggi famosi che in passato erano ospiti di questo ambito Cafè, tra i quali Ingrid Bergman, Ava Gardner, Manuel Fangio, Errol Flynn, Frank Sinatra, Leopoldo II del Belgio, Totò e Orson Welles che lo resero famoso con le loro frequenti visite.
Al centro della Piazza si erge il monumento equestre ad Emanuele Filiberto, opera del 1838 di Carlo Marochetti. Soprannominato appunto Caval ëd Brons raffigura il duca nell'atto di inguainare la spada dopo la vittoria di San Quintino. L'opera bronzea venne inaugurata il 4 novembre 1838, giorno della festività di San Carlo Borromeo.
Impossibile per il viandante non sentirsi osservato da questo imponente uomo a cavallo che domina sulla piazza. Il personaggio in questione, vissuto intorno alla metà del Cinquecento merita tutto il rispetto per la sua tenacia e coraggio che gli fecero meritare l'appellativo di "Testa di ferro", ma non solo per la gloriosa vittoria contro i francesi del 10 agosto 1557, giorno di San Lorenzo, nella battaglia di San Quintino. Per festeggiare questo suo trionfo, Emanuele Filiberto non solo fece costruire la Chiesa di San Lorenzo, in piazza Castello, ma questo straordinario personaggio è altresì ricordato dai torinesi per lo spostamento della capitale del Regno da Chambery a Torino (7 febbraio 1563) e il trasferimento da Chambery a Torino della Sacra Sindone.
Minerva McGranitt mi ricorda che prima di essere sistemata definitivamente in Piazza San Carlo, la statua monumentale era stata ammirata al Louvre di Parigi e che durante la seconda guerra mondiale venne protetta da una voluminosa struttura in legno per ripararla dalle bombe.
Nella nostra passeggiata sotto i portici, la statua equestre di Emanuele Filiberto ci ispira una chiacchierata alla scoperta degli eroi equestri di Torino di cui Minerva è profonda conoscitrice.
Torino, considerata per definizione la capitale italiana dell'automobile, ha però anche un altro primato. Oltre ad essere la città dei cavalli a motore è anche la città dei cavalli di bronzo, cioè delle sculture equestri. Il passante disattento non ci fa mai caso ma credo che per quasi cent'anni, dal 1838 al 1937, le autorità torinesi non abbiano fatto altro che piazzare monumenti equestri, ovunque fosse possibile. Oggi, soffocati dal traffico e dall'indifferenza dello sguardo perennemente rivolto verso basso degli indaffarati torinesi, pare siano stati dimenticati. Solo con l'arrivo del turismo di massa, dopo il rilancio turistico della città di Torino avvenuto con le Olimpiadi, questi eroi equestri vengono maggiormente notati. Fortunatamente la creazione delle aree pedonali, benché di piccole estensioni, ha permesso di far recuperare a questi destrieri il loro "maneggio", rendendo più sgombri questi spazi dalle auto, riottenendo in questo modo la visibilità che è loro dovuta.
Faccio con Minerva una ideale cavalcata tra questi monumenti, senza compiere troppo sforzo, in un "ippodromo" davvero unico, con cavalieri eccezionali. Cominciamo dalla vicina piazza Bodoni, dove dal 1891 Alfonso Ferrero della Marmora è intento a scrutare l'orizzonte sotto la sua feluca. A sorreggerlo ci pensa un cavallo dalle orecchie dritte con coda pettinata, passo elegante e fiero. Il destriero sembra quasi che sorrida sotto il ciuffo della criniera, compiacendosi dell'importanza acquisita grazie al suo cavaliere; il Generale e Ministro del Regno che guidò anche la spedizione piemontese nel 1855 in Crimea.
Al trotto arriviamo al monumento dedicato a Carlo Alberto nell'omonima piazza. Qui la spada del Re cavaliere è sguainata, ma il cavallo ricalca la medesima posa del cavallo di Emanuele Filiberto di piazza San Carlo, forse perché è lo stesso artista ad averlo creato. Con il collo inarcato pare scalpitare, la zampa anteriore destra sollevata lo rende emulo di Incitatus, il cavallo che Caligola nominò senatore. Pare come se quest'ultimo volesse entrare nel senato romano, il cavallo di Carlo Alberto voglia entrare in Palazzo Carignano, dritto al nuovo parlamento subalpino.
Tragico invece il destino del suo consimile, collocato in piazza Solferino nel 1877. Qui ci troviamo di colpo nel cuore della prima guerra di indipendenza, durante la battaglia di Novara. Il nostro destriero trattenuto con le briglie dal Duca Ferdinando di Savoia, è colpito in pieno petto, stramazzando al suolo, rovinando sulle zampe anteriori in un monumento inconsueto e audace che pare mostri il coraggioso cavallo che allungando il suo collo verso una vana vittoria ripigli voga, trasalti il morso e con le sue froge sbuffanti del suo ultimo infuocato e generoso anelito di vita sembra voglia accompagnare l' ultimo disperato gesto di nitrire all'unità nazionale prima di crollare a terra morto. In pochi metri percorsi al trotto, raggiungiamo Piazza Castello, dove i nostri fantasiosi destrieri reclinano il capo in omaggio al cavallo del monumento ai Cavalieri d'Italia. Il cavallo ha tutte e quattro le zampe ben salde al suolo, quasi a significare l'attaccamento alla Patria e alla sua strenua difesa, per passare poi con sguardo d'invidia ai Dioscuri rampanti, voluti da Carlo Alberto a coronamento della cancellata di Palazzo Reale come simbolo di eroismo e protezione. Saliamo rapidamente le scale dell'antica Armeria Reale per raggiungere la Galleria Beaumont. Qui ci attendono immobili dal 1882 dodici cavalli di legno a grandezza naturale, rivestiti di pelle equina, puoi solo ammirarli da quanto sono belli, non vi è commento da aggiungere.
Chiudiamo la nostra ideale cavalcata imitando l'impennata del destriero che, ancorché soffocato da auto e pullman, domina il parco del Valentino proprio accanto a Torino Esposizioni. Qui troviamo la statua di Amedeo di Savoia, Duca d'Aosta. Il monumento appare come un miracolo di equilibrio statico per l'enorme peso di cavallo e cavaliere che dal 1902 si poggia sulle sole zampe posteriori, mentre quelle anteriori scalciano l'aria. Mi ricordano i film di gioventù dove Tornado, il destriero di Zorro, s'innalzava solo sulle zampe posteriori a salutare tutti i ragazzi incollati allo schermo della TV, ancora in bianco e nero. Il destriero è immortalato, come in un moderno scatto fotografico, in azione nel bel mezzo della battaglia di Custoza. E' atterrito e nervoso, dal suo inarcarsi con occhi spaventati e tramandando dalle sue dilatate e sbuffanti froge il suo più infuocato anelito. I veri eroi di queste battaglie sono stati sicuramente loro, e mi è parso giusto onorare il cavaliere quanto il suo destriero.
Con Minerva McGranitt ci dirigiamo all'angolo di Piazza San Carlo con via Santa Teresa, dove ora insiste una edicola per giornali, proprio sotto alla facciata di un antico palazzo che ci ripropone un antico affresco raffigurante una delle tante ostensioni della Sacra Sindone, tema molto caro ai torinesi. Erano quattro i dipinti murari che raffigurano la Sacra Sindone contemplata dalla Vergine, tesa da due frati, posti uno per ogni angolo della piazza: due di questi vennero distrutti durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, i due rimanenti necessitano di restauro, pare siano stati dimenticati sia dai torinesi che dai passi disattenti dei turisti.
Mi commiato con dispiacere dalla mia compagna di viaggio, certo di incontrarla nuovamente presto, per raggiungere il mio vecchio conoscente Rubeus Hagrid.
Lascio Piazza San Carlo non tacendo che è stata oggetto di un'importante riqualificazione urbanistica in occasione delle XX Olimpiadi Invernali, pedonalizzando totalmente la piazza, pavimentandola con un bel pavé di porfido e realizzando contemporaneamente un parcheggio sotterraneo. Durante questi scavi sono stati rinvenuti dei reperti di epoca romana e i resti di un ponte risalente all'epoca di Emanuele Filiberto, di cui alcune tracce sono visibili dall'interno parcheggio.
Mi inoltro per via Santa Teresa, sperando di incrociare Rubeus Hagrid.
Il mio Rubeus Hagrid non ha nulla di fisicamente simile al suo più famoso omonimo della saga di Hogwarts. Non è un gigante dall'aspetto selvaggio ma ha un aspetto mite.
È una persona non più giovane, un uomo che ho conosciuto appena sono arrivato a Torino e che mi ha seguito per diversi anni nelle attività da me svolte e fintanto che vi sono rimasto. Non è alto, ha tutti i capelli bianchi e ancora folti, nonostante l'età. Quello che mi ha sempre colpito di lui sono i suoi grandi occhi, scuri, nascosti da grandi e sottili occhiali e capaci di scrutare tutto ciò che avviene intorno.
È abbastanza magro, non è muscoloso e si mantiene ancora in perfetta forma nonostante sia molto pigro.
Rubens è un uomo allegro e amabile, ma lo è con vivacità eccessiva, con un'esuberanza nel comportamento che sembra addirittura artificiale.
Ma sono certo che la sua socievolezza sia genuina; la facezia dei suoi scherzi, pur non essendo in alcun modo forzati, appaiono dovuti dal suo stesso spirito gioviale più che dall'arguzia.
È una persona buona e generosa, ma con un carattere forte e deciso. Si comporta sempre correttamente con tutti, è gentile sia con gli adulti che con i ragazzi, rendendosi sempre disponibile per aiutare chi ha bisogno.
Continuo lentamente per via Santa Teresa certo di incontrarlo molto presto, vista la sua puntualità.



Fine III parte.