Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il lato oscuro...

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il lato oscuro della LunaOggi siamo costretti a confrontarci dolorosamente con il senso di profondo malessere che esiste nel mondo dei giovani, ma anche dei meno giovani.
Troppo spesso siamo spettatori di episodi di violenza "rubricati" dai mass media come episodi di follia individuale e di follia collettiva, come se la follia fosse cosa ordinaria.
In troppi paesi, tra cui gli USA, è fin troppo facile entrare in possesso di armi da fuoco in maniera legale, ed è certamente necessario limitarne la diffusione, ma questo non è il cuore del problema della violenza e della pazzia che oggi imperversa, sopratutto nei paesi occidentali, ma di ciò che cova all'interno delle generazioni più giovani.
Qui vi si insidiano sentimenti sempre più forti di angoscia e frustrazione che sfociano poi in episodi di violenza, talvolta colorati da farneticanti ideologie politiche, religiose, etniche o addirittura sportive.
L'Episodio di violenza singola viene classificato come pazzia mentre, se verificatosi in concorso con altre persone, entriamo nel campo di ciò che definiamo follie collettive; questi fatti non accadono solo negli U.S.A. come abbiamo recentemente visto nella cittadina di Newtown nel Connecticut dove il 14 dicembre scorso un giovane poco più che ventenne ha aperto il fuoco con armi automatiche all'interno di una scuola elementare, provocando la morte di 27 persone, 20 delle quali bambini di età compresa tra i 6 e i 7 anni, suicidandosi prima dell'arrivo della polizia. Qualche mese prima in Norvegia, esattamente il 22 luglio 2011, abbiamo potuto vedere come anche i civilissimi paesi del nord Europa, non siano esenti da simili episodi di terrore, quando nell'isola di Utoya Anders Breivik, un neonazista norvegese, ha ucciso brutalmente a colpi di fucile 69 ragazzi tra i 14 ed i 20 anni di età. Per quanto riguarda il nostro Paese si può ricordare un episodio recente che testimonia quanto possa essere pericolosa la follia che si scatena all'interno di gruppi legati alle tifoserie calcistiche come a Roma nella notte tra il 21 e 22 Novembre 2012 quando si è assistito a scene di guerriglia urbana tra un gruppo di violenti tifosi italiani che hanno assaltato un Pub dove si erano ritrovati i tifosi del Tottenham, team inglese che affrontava la Lazio per un incontro di Europa League. Bilancio del raid 10 feriti, alcuni arresti e un locale devastato.
La domanda che mi sono sempre posto è perché si è disposti ad azioni violente, fino ad uccidere? E soprattutto perché la maggioranza dei protagonisti è quasi sempre di giovane età?
Non ho una risposta unica da dare, ma tante ed articolate, so solo che molti ragazzi non riescono più a costruirsi un percorso di vita sereno negli ultimi anni e ciò è dovuto sicuramente alla difficile situazione economica che ha esacerbato gli animi, anche dei caratteri più miti e più fragili. I problemi famigliari si ripercuotono inoltre sugli aspetti affettivi e sentimentali imbarbarendo i rapporti umani, rendendoli freddi, ansiosi e talvolta astiosi e rabbiosi. Oggi il vuoto pressoché assoluto dei valori e degli ideali, porta i giovani a rifugiarsi in tribù, bande e gruppi adolescenziali che trovano nella massa la forza di appoggiarsi l'un l'altro, cercando un leader del gruppo che faccia da punto di riferimento, che rappresenti i loro desideri e che sia ciò che i singoli vorrebbero essere e non sono. Questa logica di gruppo porta però come conseguenza anche l'isolamento dei singoli che si raggomitolano su se stessi, nascondendosi in angosce quali apatie, schizofrenie, pigrizie e passività. I soggetti si ritrovano poi avvinghiati intorno ad ideologie talvolta estreme che li portano a seguire movimenti violenti e ad azioni di vero bullismo quando va bene, se no addirittura a terrorismo. Non c'è nulla di peggio che vivere nel vuoto dei valori, è come cercare di far crescere il pane senza lievito.
Tale disperazione porta a vivere nel buio assoluto che ti fa esplodere in azioni violente, spesso amplificate dal gruppo che fa massa, o a rompere l'isolamento del singolo con azioni plateali che creano "audience" nei mass media, quasi a voler affermare con l'azione violenta nei confronti dei suoi simili, la propria presenza nella società.
Un'altra considerazione che mi viene da fare leggendo le cronache è che tutte le più efferate azioni di violenza compiute da singoli, soprattutto a mano armata con uccisioni di coetanei, sono messe in essere da maschi. ed io non ho trovato risposta alcuna alla mia domanda.
Sono altresì portato a pensare, che il cinema e la letteratura violenta favoriscano in qualche misura queste azioni e che anzi creino molti emuli, ciò per la facilità con cui si uccide nei film e nei romanzi, dove non si sente fisicamente il dolore ma dove è minuziosamente raccontato il barbaro atto, dove la disperazione è un elemento scenico determinante, dove odio e rancore sono elementi caratterizzanti la trama della narrazione, in quelle scene in cui i mezzi e i metodi di assassinio sono diversi e orribili, dal massacrare l'amata che ti rifiuta a suon di mattonate, alla facilità di schiacciare il grilletto di un arma, oppure la semplicità di infierire con un coltello nelle carni di chi ti ha offeso.
Ma anche i film di guerra non aiutano; lame si spade e coltelli che tagliano teste, gambe, braccia o passano da parte a parte corpi umani con la stessa facilità con cui con il coltello sbucci una mela. Ciò non vuol dire che dobbiamo vietare la visione dei film o la lettura dei romanzi, ma che la finzione narrata non è la soluzione al problema reale.
L'esempio di duelli senza esclusioni di colpi, come narrati in film e romanzi, non aiuta, ma occorre concentrarsi a eliminare le disparità e le disuguaglianze, far comprendere che una competizione sana e costruttiva è più avvincente e l'adrenalina che ti fa scorrere nelle vene è priva di pericoli e ti aiuta a sorridere e non fa digrignare i denti come un cane rabbioso.
Non possiamo considerare tutto un episodio di follia, ma considerare che siamo costretti sempre più a confrontarci con un profondo grado di malessere sociale, che esiste soprattutto tra i giovani e la cui causa non è sempre patologica, ma indotta da un comportamento sempre più centripeto della società in cui viviamo e a cui contribuiamo con le nostre azioni a farci dominare dall'egoismo e dall'individualismo.