Blog di Dante Paolo Ferraris

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Il neo bullismo nei social network

E-mail Stampa PDF
Social NetworkLeggendo i giornali e seguendo la cronaca del nuovo bullismo, e non solo quello adolescenziale, non posso non pensare che la mano del diavolo si sia posta anche sui socialnetwork. L'uso diabolico e denigratorio dei sistemi di comunicazione 2.0, è come una frustata che arriva all'improvviso e che ti lascia sempre impreparato a rispondere.
Bastano pochi caratteri digitati velocemente su Facebook. o Twitter, per mettere in giro per il mondo virtuale un pettegolezzo, una piccola cattiveria che diventa un dramma quando viene re-twittata all'infinito dai follower. Si fa presto a distruggere un matrimonio, un fidanzamento, un lavoro, aprire liti famigliari o vedersi additato per strada da chi non conosci. In queste nuove forme di bullismo o cyberbullismo si possono aprire faide personali o divenire oggetto di insulti in broadcasting. Se prima per tali spregevoli comportamenti era sopratutto utilizzato Facebook. (ancora in uso), ora si utilizzano i microblogging come Twitter.
Questi microblogging sono entrati a "piè pari" nella vita degli adolescenti, eternamente collegati tra di loro con i palmari, permettendo loro contemporaneamente di gestire più "amicizie" virtuali, dove spesso il corrispondente-amico/a non lo si è mai incontrato e lo si conosce solo per quello che scrive o per quello che gli altri scrivono di lui/lei. Questi microblogging plasmano così nuove amicizie ma altresì creano azioni e reazioni che rendono pubblici aspetti inconfessabili.
Twitter, quale microblogging più diffuso, in effetti non nasce quale strumento di informazione giornalistica, ma come comunicazione "intima", spontanea, quasi un sistema di comunicazione alternativo agli SMS, ma con la possibilità di essere più rapido e di raggiungere il maggior numero possibile di follower.
Twitter diventò quasi subito anche un sistema ideale per costruire catene umane al fine di creare e agitare movimenti anche rivoluzionari.
La forza del mezzo è la velocità, un messaggio che arriva in un istante a chiunque senza la necessità di chiedere "l'amicizia" come su Facebook.
Tutta questa facilità di raggiungere in rete molte più persone amplifica la logica dell'insulto, da parte di chi fa un uso non etico del microblogging. Si può lanciare una frase senza pudore con l' illusione che uno schermo garantisca l'anonimato, rendendo il messaggio apparentemente incolpevole, quasi fosse virtuale e innocente.
Il tweet viene utilizzato per costruire, favorire e promuovere campagne elettorali ma anche boicottare quelle altrui e per distruggere matrimoni e famiglie.
Un gioco che sembra sempre affascinare gli adolescenti, veri grandi fruitori della rete, sempre pronti a cercare nuove strade mediatiche. Al pur sempre amato Facebook, in Italia Twitter diventa sempre più diffuso perché permette con maggiore facilità di aumentare la propria popolarità, una tentazione a cui un adolescente narcisista non può rinunciare.
E in un mondo giovanile dalla scrittura sincopata, Twitter con i suoi 140 caratteri non è un problema, anzi permette di essere ancor più diretti nella comunicazione.
Inoltre, sapendo che un tweet arriva a una platea sterminata di persone, il bullo che "vive" della risonanza del suo messaggio, trova terreno ancor più fertile per diffondere i suoi comportamenti esibizionistici.
I bulli, grandi o piccoli che siano, vogliono essere guardati e per questo postano, pubblicano e diffondono post, immagini dei loro gesti.
Da ciò si evince che un tweet o un post su Facebook, possono diffondere una bellissima frase d'amore di Catullo, ma possono anche distruggere una persona.
Un pensiero breve e sintetico o una frase di dubbia interpretazione e un adolescente si trova il suo segreto in piazza. Una piazza virtuale con molti frequentatori i cui commenti possono portare anche a gesti estremi. Questo è quello che è capitato a Caterina (14 anni), uccisa dai bulli virtuali come scrivono i suoi amici su Twitter.
Improvvisamente il nostro microblogging da strumento di offesa diventa uno strumento di diffusione della propria indignazione. Ed è proprio l'infinità possibilità di moltiplicazione dei tweet, a rappresentare la faccia oscura dei cinguettii.
È anche vero che i tweet si diffondono in rete rapidamente e altrettanto rapidamente scompaiono. Ma quel breve periodo di permanenza trasforma il territorio virtuale in uno spazio ostile e fa si che basti poco agli adolescenti più deboli a scatenare reazioni spesso irrazionali, lasciando comunque gli stalker spesso irraggiungibili.
La rete ha la grande capacità di creare relazioni, di connettere gli adolescenti che oggi danno alla rete un valore "supremo", credibilità. molto maggiore di un altro qualsivoglia rapporto umano. I socialnetwork, così come possono creare rapporti anche profondi e gratificanti, possono anche far soffrire, dipende solo dall'uso che se ne fa.
Non è un problema solo degli adolescenti, ma di tutti, perché oggi la realtà virtuale è il luogo dove si manifestano i sentimenti buoni, ma altresì anche quello in cui si regolano i conti, utilizzando lo schermo come uno scudo, come se si avesse paura di incontrarsi e guardarsi negli occhi.
Ed è in queste maglie larghe dei microblogging e dei socialnetwork che gli stalker si nascondono dietro a "Troll" ed "Haax", cioè nomi e profili falsi da cui far partire le campagne denigratorie, trasformando la rete in una agorà di cattiverie e pettegolezzi. Se un tempo la pietra della vergogna e l'antica gogna lignea avevano lo scopo di mettere al pubblico ludibrio il calunniatore e l'impostore, oggi il web 2.0 rende la gogna mediatica più facile da utilizzare, soprattutto in un mondo in cui tutti si sentono giudici.
Si sente, oggi più che mai, la necessità di un etica comportamentale, quella che una volta veniva insegnata sia in famiglia che a scuola. Oggi non solo l'educazione civica non è più materia di studio ma anche in famiglia i socialnetwork hanno spesso sostituito i rapporti personali; fa più male essere "sgridato" su Twitter o su Facebook. che ricevere un manrovescio dal genitore.
Sarebbe opportuno ripensare, sotto l'aspetto etico e dei rapporti umani e senza cancellare l'utilità di questi nuovi strumenti di comunicazione, a nuovi modi per costruire un futuro reale e non virtuale per i nostri figli, evitando che i tweet da mezzo di socializzazione e informazione diventino strumento di offesa e denigrazione, trasformandosi spesso in campagne osannatorie o di mera calunnia mediatica.