Blog di Dante Paolo Ferraris

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Zagreb (II parte)

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ZagrebAssolutamente imperdibile è il mercato della frutta e della verdura, se Trg Josip Jelačića è il cuore della città, Dolac è il suo ventre, dove i contadini portano i loro prodotti per essere venduti direttamente al pubblico. Qui ti accoglie, quasi a venirti incontro, la statua di "Kumica Barica", con la quale la città di Zagabria ha voluto rendere omaggio al duro lavoro delle contadine, che a piedi dalle campagne circostanti portavano al mercato i prodotti della loro terra, in un cesto posto sopra la testa. Barica è il diminutivo del nome Barbara, mentre kumiza era il nome con cui le "signore" di Zagabria identificavano le contadine, vestite in costumi nazionali, che portavano i viveri in città. Una tavolozza di colori e profumi inebrianti, difficile, se non quasi impossibile, raccontare l'enorme quantità dei prodotti agricoli, posti in composizioni ordinate, quasi disegnate da un architetto e dipinte dai migliori pittori rinascimentali. Vi sono anche piccoli produttori di formaggi e altri prodotti caseari con banchi che emanano profumi che stimolano la fame e che ti fanno assaggiare le loro gustose specialità e i delicati prodotti innaffiandoli con miele campestre. Dopo solo pochi gradini si giunge al mercato dei fiori, dove anziane contadine con il foulard avvolto alla testa e con il viso segnato dal tempo, offrono composizioni di fiori freschi e secchi, bellissimi i gruppi floreali raccolti in mazzolini di fiori di campo. Tutto all'ombra del vicino monumento al vagabondo menestrello di Zagabria, Petrica Kerempuh, protagonista di ballate scritte in un croato arcaico che offrono uno sguardo "dal basso" sulla società croata che va dal 1500, epoca delle prime rivolte contadine, fino all'età romantica e alle tensioni politiche del primo '900. Petrica Kerempuh è visto come una specie di cantastorie vagante e braccato da tutti in ogni epoca. L'ironia, il diffuso sarcasmo e la voglia di ribellione segnano da sempre il forte realismo di protesta, di dolore, di irrisione e, soprattutto, di libertà contro le istituzioni e le sopraffazioni di ogni tempo.
A pochi passi dal fantastico e caotico mercato, scompaiono improvvisamente i ritmi frenetici e si entra in una zona più rilassata dove è necessario perdersi nel dedalo di viuzze per assaporare veramente l'accoglienza di questa città che vuole presentarsi all'Europa unita come una capitale accogliente e innovativa. I tavolini dei bistrot lungo Tkalčićeva ulica, che si estende dalla centrale piazza Ban Jelačić, sono sempre densamente popolati dalla gioventù zagabrese e negli orari di scuola da uomini d'affari che discutono. Ove oggi vi è la strada vi era il torrente Medveščak (a quel tempo chiamato anche Crikvenik o Cirkvenik), lungo il suo corso vi erano stati edificati diversi mulini ad acqua che fungevano come prima zona industriale di Zagabria. Vi erano anche piccoli artigiani che producevano saponi, carta e fabbriche di liquori e concerie.
I mulini ad acqua erano spesso oggetto di contese tra i due villaggi, Kaptol e Gradec. Un trattato di pace tra i due villaggi del 1392 vietava la costruzione di nuovi mulini ad acqua lungo il confine dei due centri abitati, lasciando solo due mulini in funzione, entrambi di proprietà di un monastero cistercense. Questi mulini sono stati rasi al suolo durante la copertura del torrente nel 1898 e la nuova strada prese il nome di Ulica Potok.
La maggior parte delle case che si affacciano su questa strada sono del 18 ° o 19 ° secolo ed il nome di Ulica Potok venne modificato in via Tkalčićeva in onore dello storico Ivan Tkalčić, nato nella vicina Nova Ves. La vita lungo questa strada ora racconta della sua atmosfera tranquilla e metropolitana, una strada costeggiata da case antiche e colorate dai tanti ombrelloni dei bar. Percorrendola si gusta un ambiente senza il quale diventa difficile comprendere la vera anima della città, se non leggendola attraverso le sue botteghe artigiane che espongono uno scorcio di tempo passato ma impegnato nella quotidianità. Qui ci vorrebbe Marija Juric Zagorka a raccontarci la vera Zagabria, ritratta nel bronzo della statua a Lei dedicata mentre sembra passeggiare tranquillamente in via Tkalčićeva, con i suoi capelli raccolti in uno chignon e col suo ombrellino da passeggio, intenta a cercare notizie per la sua rivista femminile, la prima nata in Croazia, personaggio ricordato anche come scrittrice di romanzi che intrecciavano storie d'amore con elementi di storia nazionale.
Radićeva ulica è un'altra strada importante il cui nome è legato storicamente a fatti truci, come quando in quella zona furono ritrovati i cadaveri di giovani uomini uccisi, esattamente sotto il Ponte del sangue che attraversava il torrente che scorreva vicino alla zona del mercato, appena fuori dalle mura. L'area in passato fu luogo di ardui combattimenti tra le due zone contrapposte della città e spesse volte l'acqua del torrente era diventata color rosso sangue. La storia/leggenda ci racconta di un gesuita che uccideva giovani uomini che si azzardavano a corteggiare una nobile donna di cui lui era innamorato, ma che non poteva ovviamente sposare per il suo stato ecclesiastico. Il mistero fu risolto solo dopo la sua morte perché fu trovata la sua confessione scritta.
La Città Alta offre la possibilità di fare una Passeggiata in Strossmayer, una romantica strada dalla quale ammirare un bel panorama di tutta Zagabria. La città alta si può raggiungere a piedi, ma per i pigri vi è anche una comoda funicolare che arriva proprio sotto alla torre di Lotrscak.
La torre Lotrščak fu costruita intorno alla metà del XIII secolo in difesa della porta meridionale della città. Il nome ha origine latina: deriva dalla campana latronculorum (campana dei ladri): una volta segnava l'arrivo della notte e la conseguente chiusura delle porte cittadine dopo un'ora, oltre la quale all'interno della città avrebbero potuto aggirarsi soltanto ladri.
Un famoso racconto tradizionale fa risalire la consuetudine quotidiana dello sparo di un colpo di cannone dalla torretta a mezzogiorno ai tempi di un assedio della città da parte dei turchi accampati sul lato opposto della Sava. Un proiettile di cannone sparato dai turchi avrebbe colpito soltanto un gallo riducendolo a brandelli. Il fatto avrebbe demoralizzato i turchi a tal punto da indurli a non attaccare più la città. Un'altra versione dice che l'esercito ottomano era pronto ad attaccare la città, quando una cannonata partita dal colle di Gradec centrò in pieno la tenda del pascià, uccidendolo. Lo stupore e la paura furono tali, da indurre l'esercito turco alla ritirata.
Più prosaicamente la cannonata servirebbe a sincronizzare gli orologi dei campanili e gli orologi di tutta la città.
Per chi preferisce salire a piedi è d'obbligo passare dalla antica porta medievale di pietra che dà accesso alla città più vecchia (Gornji Gradec): la porta di accesso si è trasformata in un santuario dai tempi in cui la tradizione popolare racconta che un grande incendio (1731) devastò e distrusse la porta di legno e che dal rogo si salvò soltanto un dipinto raffigurante una madonna con bambino, al quale da quel momento vennero attribuite capacità taumaturgiche. Diventò presto luogo di preghiera in cui accendere un cero, portare un fiore o chiedere una grazia.
Subito fuori dalla porta di pietra si trova una piazzetta, importante crocicchio della città alta, in cui all'interno di una aiuola fiorita, che fornisce maggiore plasticità alla scultura, vi è il monumento che raffigura San Giorgio e il drago. Questa statua ha una particolarità: tradizionalmente San Giorgio e il Drago sono rappresentati nel momento del combattimento o dell'uccisione, mentre invece in questa statua del 1867 è ritratto il momento in cui il santo ha già ha già ucciso il drago e si trova in posizione di riposo.
Subito a ridosso dell'antica porta, verso l'interno delle mura, appoggiata a mezz'altezza delle antiche fortificazioni trovi una graziosa statuina dorata raffigurante Dora Krupićeva, la scultura rappresenta una pudica e bella fanciulla, soggetto di un famoso romanzo d'amore scritto nel 1871 ed ambientato a fine del XVI secolo. Il titolo del romanzo è "L'oro dell'Orefice" di August Šenoa, secondo il romanzo la protagonista avrebbe abitato in una casa vicino alla porta della città, insieme al padre, l'orefice Petar Krupic. La storia racconta dell'amore impossibile tra una giovane fanciulla, dal nome e un nobile locale, romanzo che finirà in tragedia per l'impossibilità dei due di vivere insieme per la differenza di lignaggio.
La porta medievale di pietra è sovrastata da una clava che serviva per proteggere la città dalle streghe.
Subito dopo c'è la più antica farmacia di Zagabria, aperta dal nipote di Dante Alighieri, e una targa in marmo ricorda il nipote del nostro italico poeta. Un'altra leggenda ci racconta che le catene poste di fronte alla farmacia provengano dal veliero "Victory" comandato dal famoso ammiraglio inglese Nelson, il vincitore della battaglia di Trafalgar.
A poca distanza si erge la chiesa di Santa Caterina, un tempo chiesa dei gesuiti; fanno bella mostra sulla facciata della chiesa le nicchie con le statue dei quattro apostoli. Nella nicchia più alta, sotto il timpano, la statua di Santa Caterina impugna la palma del martirio con la ruota, simbolo dello strumento di tortura e di morte. È una delle chiese più importanti della nazione, infatti santa Caterina è la santa patrona della Croazia.
Passando di fianco all'antico collegio dei gesuiti arriviamo in Markov trg, vero cuore pulsante politico della Croazia. In questa piazza si affaccia il Sabor, il parlamento croato, palazzo in stile neoclassico dal quale nel 1918 fu proclamata l'indipendenza dall'impero austro-ungarico ed è qui che vengono prese le decisioni più importanti per il futuro della Croazia.
Si affaccia di fronte il Banski Dvori (palazzo del Ban) un tempo sede del vice re ed oggi sede del Presidente della Repubblica. L'edificio fu al centro di un episodio importante e controverso nel corso della guerra d'indipendenza croata. Il 7 ottobre 1991 fu colpito da un missile serbo, che per miracolo non produsse vittime. L'edificio in quegli anni era la residenza del presidente Franjo Tudjman.
È sconvolgente come in questa piazza non vi siano forze di polizia se non la Guardia al palazzo presidenziale: tra l'altro si può assistere al cambio della guardia da aprile a settembre tutti i venerdì, sabato e domenica a mezzogiorno.
Questa piazza è piena di leggende e storie ed è proprio in Piazza San Marco dove si bruciavano sui roghi le "streghe" (vjestica). Fra queste, secondo i libri storici e magari anche un po' romanzati, ci fu anche una contessa di nome Nera Keglevic, la quale combatteva contro coloro che credevano nella stregoneria, ma che per vendetta il giudice Krajacic accusò di essere una strega condannandola al rogo. Grazie all'intervento di un giovane capitano dell'esercito della regina Maria Teresa la contessa fu portata a Vienna dove davanti alla Regina difese le sue idee, e fu così che venne liberata non solo lei ma tutte le donne condannate con lei, mettendo fine per sempre alla persecuzione delle streghe in Croazia. Questa in breve è la storia di Nera Keglević, forse un personaggio di fantasia del famoso ciclo di 7 romanzi Grička Vjestica (La strega di Grič ), di Marija Jurić Zagorka, che iniziano con il 17 ° compleanno di Nera nel 1775.
Sulla piazza, proprio di fianco alla chiesa di San Marco, sul selciato ritroviamo anche quello che rimane del trono di ferro dove secondo la tradizione il 15 settembre 1573 fu arso il povero Matjia Gubec dopo avergli fatto indossare una corona di ferro rovente (come "contadino re"). Egli è stato giustiziato e secondo la leggenda fu anche pubblicamente squartato prima di essere bruciato su trono di ferro, in quanto avrebbe capeggiato la rivolta contadina in Croazia e Slovenia del febbraio 1573. All'incrocio della piazza con via Cirilometodska è scolpita nella pietra, una figura riproducente il viso di Matjia, a memoria dell'evento.
Al centro della piazza campeggia la chiesa di San Marco, risalente al XIII secolo, con un portale gotico che racchiude nelle proprie nicchie 15 figure scolpite nel XIV secolo. Un terremoto distrusse il campanile nel 1502 e quello attuale fu costruito successivamente. Caratteristiche sono le variopinte tegole del tetto che formano un bel gioco cromatico i cui colori bianco, rosso e blu richiamano quelli della bandiera nazionale, le varie tegole, come tasselli compongono gli stemmi della Croazia, della Dalmazia e Slavonia a sinistra del tetto e di Zagabria a destra sulla copertura della chiesa.
Non è difficile vedere un matrimonio su questa piazza o sull'adiacente via Cirilometodska, sia per quelli celebrati in chiesa che per quelli celebrati nell'adiacente Municipio della capitale. Il Matrimonio è uno dei momenti più importanti della vita famigliare e per i croati deve essere vissuto come un momento indimenticabile, con la partecipazione di tutti gli amici oltre ai parenti. Spesso questi matrimoni nei loro cortei sono accompagnati da musici e da giovani amici degli sposi che sventolano la bandiera nazionale, a simbolo di un nazionalismo molto sentito. Poi il chiasso, il lancio di petali, fiori e riso non è dissimile dai più tradizionali canoni italiani.
Non voglio ulteriormente tediarvi con racconti zagabresi, che potrete comunque trovare su ogni buona guida turistica, il mio intento era solo incuriosirvi affinché possiate andare a vedere questa nuova capitale europea. Per prendervi per la gola posso solo scrivere che la cucina croata di Zagabria offre sapori robusti ed interessanti, una cucina tradizionale saporita ma con suggestioni orientali, ottime le carni, soprattutto alla griglia, profumate con spezie di campo. Gustoso e saporito anche il pesce di fiume, soprattutto nelle zuppe ( goulash), sempre accompagnato ed un pane soffice dalla crosta croccante. Senza dimenticare lo strukle una pasta sfoglia con ricotta e la purica linci, un'altra pasta sfoglia ma di origine turca.
Le caffetterie e le pasticcerie a Zagabria hanno una lunga storia e una ricca tradizione sui dolci. Non si può non provare le torte al formaggio, gli strudel con mele o ciliegie, e i vari dolci alla crema che offrono tante famose pasticcerie.
Paprenjak è un dolce che viene menzionato e descritto dal famoso scrittore croato August Šenoa, figlio di un importante pasticcere di Zagabria. Questo dolcetto è giunto ad essere uno dei souvenir più amati della capitale, quasi come il gianduiotto torinese.
Il licitar ha la forma del cuore ed è molto buono specie se si accompagna con un bicchiere di grappa medica (di miele) o di gvirc, un altro distillato a base di miele. Ma degni di nota sono anche il bermet di Samobor, la muštarda e la torta di Zagabria.
L'amore per la tavola, la ricchezza e le diversità della cucina sono testimoniati da vari libri di cucina e da alcune leggende che li accompagnano. Il primo libro sulla cucina locale risale all'Ottocento ed è stato scritto da Marija Kumičić.
Oltre ai dolci Zagabria offre la sua bistecca alla zagabrina: una scaloppina impanata riempita di formaggio e di prosciutto. Da provare il gulaš di vino, la pancetta con trippe, varie minestre di verdure tipo cavolo e fagioli, poi carne macinata, vari tipi di salsicce, e potrei continuare per ore, ma non posso trasmettervi i sapori e nemmeno descrivervi le deliziose sensazioni del palato.
Non ho percorso tutta Zagabria, ci sarebbe tanto ancora da vedere e da raccontare, ma perderei il piacere di lasciarVi scoprire angoli suggestivi e nascosti della capitale croata. Tante le storie e le leggende da scoprire su Zagabria che non finirà certo di stupirvi.
Sono fortunato ad avere una amica in Croazia come Edita, la quale mi aiuterà nei prossimi viaggi,a scoprire le molte bellezze della sua Nazione, di Zagabria e di Karlovac e che certamente condividerò con tutti voi.



Fine II parte.