Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Mergozzo

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mergozzoUna delle poche giornate di svago che mi concedo in questa torrida estate è una passeggiata in un piccolo borgo affacciato su uno splendido lago. Tante volte è stato il luogo di una fuga alla ricerca di relax; le sue stradine possono raccontare tante piccole storie vissute nei miei brevi soggiorni. Storie allegre, spensierati momenti con cari amici e conoscenti, ma anche momenti di tristezza e di angoscia.
Ma amo ricordare il bello della vita e i momenti più tristi perché comunque qualcosa mi hanno insegnato.
Con l'auto, raggiungo un carissimo amico, Stefano, con cui abbiamo condiviso tante avventure e insieme ci dirigiamo verso il lago maggiore o lago verbano.
Una breve sosta a Baveno per far due passi sul caratteristico lungo lago ad ammirare il bellissimo panorama sulle Isole Borromee. In questa l'incantevole cittadina lacustre ho soggiornato diverse volte, ed ho ripetutamente osservato le lussuose ville che s'affacciano e si specchiano sul lago Verbano. Ci sediamo su una panchina, con alle spalle una di queste bellissime ville, ed esattamente Villa Henfrey-Branca; luogo privilegiato di soggiorno di illustri ospiti come la Regina Vittoria d'Inghilterra con la figlia Beatrice nel 1879. Costruita in mattoni rossi a vista, tra il 1870 e il 1872 questa villa è una delle realizzazioni più originali del lungo lago, impossibile non notarla sia dalla strada che dalla navigazione lacustre, proprio per la tipologia architettonica. Ispiratasi alla tipologia dei castelli anglosassoni con alte torri, imponenti guglie, splendidi terrazzi marmorei sono incorniciati in un maestoso giardino all'inglese, quasi a voler ricordare racconti fiabeschi. Raggiungiamo cosi, la porta meridionale della valle d'Ossola', meta del nostro viaggio.
È un comune molto piccolo, poco più di 2000 abitanti, un centro abitato che si affaccia sull'omonimo lago che dista solo un paio di chilometri dal Lago Maggiore.
Parcheggiamo l'auto vicino alla sede di un sodalizio, lo stesso per cui lavora Stefano a Biella.
Per raggiungere il lungo lago, ci inoltriamo in stretti violetti, tra case costruite in dura pietra, piccole abitazioni a non più di due piani, un lungo balcone in granito al primo piano li caratterizza, invece sono in legno o in ferro battuto le ringhiere. Mentre l'ingresso al primo piano delle case avviene per strette scale esterne, sempre realizzate in pietra o granito. Anche le stradine sono in ciottolato,o in pietra lavorata, rari i tratti in asfalto.
Una paese da noi già conosciuto e in cui non facciamo fatica a girarci e raggiungere così il lungo lago.
Sul lungo lato stanno smontando i banchi del mercato, gli ombrelloni colorati nascondono ancora l'azzurro lago, ma rendono l'ambiente,con i colorati ombrelloni e tende, allegro e festoso.
Raggiungiamo così il lungo lago, non possiamo non guardarci intorno, il cielo è sclento, di un azzurro limpido, il sole quasi accecante, riverbera sulle acque calme e verdi del lago, donandogli luci e rilessi color smeraldo. Mergozzo ed il suo lago sono circondati da verdi montagne. Da un lato, quasi incollato al paese, Montorfano, non è molto alto, ma i suoi 800 metri circa, di altitudine lo fanno sembrare con le sue verdi foreste un gigante amico che protegge il piccolo centro abitato. Montorfano separa Mergozzo dalla valle del Toce. Dall'altro si innalzano le prime propaggini della Val Grande con le sue creste frastagliate.
Ci accomodiamo in una, a noi nota birreria, e i due giovani camerieri ci portano prontamente il menù. Sono poco più che adolescenti, avranno raggiunto la maggior età da poco. Lei carina, snella, capelli lunghi bionda ma raccolti, occhi castani, di carnagione chiara, si aggira rapidamente tra i tavoli a raccogliere le comande. Lui, moro, capelli castani e mossi, anch'esso di carnagione chiara, una leggerissima barba non nasconde la sua giovane età, ci porta rapidamente le nostre consumazioni.
Con Stefano, ricordiamo le volte che ci siamo ritrovati in questo ameno luogo a trascorrere serene giornate, a pranzare o anche bere semplicemente una buona birra in questo locale. Ricordiamo così amici, conoscenti che con noi hanno trascorso quei momenti e che poi i casi della vita ci hanno allontanato, benevolmente o malevolmente. Di quel nutrito gruppo siamo rimasti in pochi e forse solo i migliori. Con Stefano, un mio amico, termine che uso raramente per definire qualcuno, ci siamo conosciuti, durante un operazione umanitaria nel 1999, in Albania, in occasione dell'operazione Arcobaleno del governo Italiano. Lui volontario di un associazione di antincendio boschivi, io funzionario delegato del modulo Piemonte all'interno del campo delle Regioni a Valona. L'esperienza vissuta insieme, ci ha indissolubilmente uniti e insieme abbiamo fatto tante avventure, condiviso momenti tristi e di gioia. È un ragazzo alto, di carnagione scura, una corporatura atletica, amante dello sport ma anche del buon bere e mangiare. Capelli neri, tagliati corti a spazzola, occhi scuri con due lunghe sopracciglia che gli fanno da corona, una barba nera, non eccessivamente curata e sempre di qualche giorno, incornicia una bocca con due labbra rosee, sottili ed equilibrate. Il viso allungato e diviso da un naso lungo, diritto che pare quasi una lancia, ma che dona al volto sicurezza. Due simpatiche fossette ai lati della bocca, compaiono quando un sorriso lo coglie. La voce e serena, non lo mai visto alterato, con voce sbraitante, ma sempre assorto, contemplativo e stupito di ciò che gli sta intorno. Da quando lo conosco è sempre stato attorniato da belle ragazze, spesso lui oggetto di conquista. Amico fedele, anche se per tanto tempo non ci vediamo o sentiamo, siamo sempre felici di ritrovarsi.
Mergozzo è il primo comune dell'Ossola, che si incontra provenendo da Verbania. Da qualunque direzione si provenga, appare all'improvviso il lago, con le sue acque limpide, in cui la lussureggianti vegetazione, incollata sul ripido versante del Montorfano si specchia e ne proietta l'ombra. Vista dal lungo lago le case sembrano essere disposte ad anfiteatro, mentre altre appaiono abbarbicate sulle pendici dei sui monti.
Con Stefano facciamo una lunga passeggiata, fino a raggiungere un piccola angolo del lago, dove i villeggianti si sdraiano su un verde prato che dirada dolcemente verso le sue acque. Alti e ombrosi salici permettono a chi, come il sottoscritto, non è amante dei raggi diretti del sole, di trovare riparo. Comodamente seduti ad un tavolino del chiosco, mentre ordiniamo due gelati, guardiamo divertiti e anche con un po' di invidia i numerosi villeggianti che ci circondano. Trovi gruppi di bambini ed adolescenti che si divertono lanciandosi dal piccolo pontile nelle fredde acque lacustri, giocano, scherzano, gridano, si schizzano l'acqua addosso e si lanciano la palla. Altri più adulti girano intorno al lago con il pedalo, sono per lo più villeggianti stranieri, le lingue si mescolano tra tedesco, francese, inglese ed altri idiomi a me sconosciuti. Due biondi e muscolosi ragazzotti tedeschi, pedalano velocemente su un giallo pedalò, cercando di raggiungere la riva per far scivolare il pedalo fino sull'erba; un invano ma divertente tentativo.
Molte le famiglie presenti, che sdraiati su teli da mare e sull'erba, prendono il sole, mentre i bambini gli giocano intorno. Ogni tanto qualche mamma o papa accompagna i bambini al chioschetto a prendersi un gelato. Vi sono gruppi di giovani fidanzati che si tengono teneramente per mano, altre ragazze in gruppo ciarlano allegramente tra loro. Molte di queste ultime mettono in mostra, prosperosi seni, corpi slanciati e vanitosamente lanciano sguardi ammiccanti a giovani virgulti che solinghi sono seduti sui trespoli del chiosco. Ma vi sono anche giovani ragazze, dalle forme generalmente più prosperose e da forti braccia che con assoluta indifferenza, portano con loro a spasso qualche chilogrammo di troppo, con cosce e natiche tutt'altro che sodi, se non addirittura arricchiti da striature di cellulite. Passiamo diverso tempo ad osservare ciò che ci circonda e malignamente ci scappa qualche commento tra di noi. Sulla strada del ritorno, sempre sul lungo lago, troviamo giovani e meno giovani pescatori che tentano con la canna da pesca di ingannare qualche sprovveduto pesciolino, attratto da finti insetti allacciati al piccolo amo. Un gruppo di sirenette di avanzata età, sgocciolano, sdraiate sui marmi dei gradoni del lungo lago, sotto il moderno e antiestetico palazzo Comunale. Ci sediamo ancora qualche minuto sotto un olmo secolare, che è simbolo incontrastato di Mergozzo. Quest'olmo era già presente nel 1600 e anticamente sotto di esso le autorità locali si riunivano per amministrare la comunità. Quest'olmo è annoverato tra gli "alberi monumentali" del Piemonte; ormai completamente cavo, nonostante le sue fronde siano rigogliose e verdi è sostenuto da tiranti e pali metallici, quasi fossero le sue stampelle.
Ammiriamo un gruppo di una quindicina di ragazzi che un poco lontano dal centro abitano si lanciano da speroni di roccia che insistono alle falde del Montorfano, nel sottostante lago, che in alcuni punti, nonostante le ridotte dimensioni, raggiunge una settantina di metri di profondità.
Il tonfo della caduta in acqua, da diverse altezze, e da lontano presumiamo che l'altezza maggiore sia sui dieci, quindici metri, si fa sentire fino da noi, come i giochi e gli scherni che i giovani ragazzi fanno, arrampicandosi, dopo il tuffo.
Piccole canoe e kayak, solcano le acque del lago,è quasi assente il moto ondoso. Nel lago è infatti vietato l'uso di barche a motore, Inoltre spira prevalentemente nelle ore notturne un leggero venticello caldo che proviene dalla valle del Toce e che e che prende anch'esso il nome di Mergozzo.
Prima di abbandonare il lungo lago, uno sguardo al Montorfano, ricordano le belle camminate estive che ci ho fatto, ormai più di un lustro fa.
Ci inoltriamo nelle piccole stradine del borgo, non prima di aver letto su piazza Vittorio Veneto, alcune lapidi che ricordano personaggi illustri mergozzesi o che vi hanno risieduto. Infatti una lapide posta sul balcone, primo piano di una casa fronte piazza sul lungo lago ricorda Vitaliano Marchini (1888-1971), scultore nato a Melegnano ma che ha risieduto per cinquant'anni a Mergozzo. Un altra ricorda il Maggiore Antonio Oliva, Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia, eroe risorgimentale mergozzese. Ma molti sono i nomi dei caduti durate la prima guerra mondiale, ricordati nel bel monumento posto in piazza.
È molto bello, immergersi nelle piccole e stretti via del borgo, il selciato è realizzato rigorosamente in pietra, strade benché strette e tortuose, sono ben illuminate e pulitissime. Dalle finestre delle case escono le voci degli abitanti che dalla strada sembrano mescolarsi tra il locale dialetto e gli idiomi dei turisti che hanno affiatato le stanze o gli appartamenti. Scale, balconi e finestre sono un tripudio di fiori e piante aromatiche, che rendono le case, per semplici che siano piccoli caratteristici quadri. I colori delle case, quando non nel colore della dura pietra sono tenui colori pastello. Non vedi le brutture delle grandi città, con le case con scritte e disegni orribili che qualche monello realizza con le bombolette spray e che ne snaturano il contesto. Ci soffermiamo spesso a guardare caratteristici scorci, dai voltoni che talvolta corrono sopra le stradine ai caratteristici lampioni in ferro battuto. Ogni tanto escono dalle finestre, i caratteristici profumi di qualche massaia intenta a preparare gustosi e saporiti condimenti, altre volte voci giovanili e gioviali si mischiano alla musica e alle canzoni di tormentoni musicali estivi. Sosta obbligata davanti alla piccola chiesa romanica di santa Marta, risalente al XII secolo. Chiesetta che s'affaccia altera sulla Ruga, principale percorso viario del borgo, quasi fosse la spina dorsale del paese. Originariamente la chiesetta era dedicata ai santi Quirico e Giulitta, una targa descrittiva ci ricorda che fu assegnata alla Confraternita di santa Marta dal vescovo di Novara nel 1603. È una piccolissima chiesa costruita in pietra locale in puro stile romanico, a navata unica e piccola abside semicircolare. I grandi blocchi lapidei squadrati, la lunette, le monofore con cui è stato realizzato questo piccolo gioiello di architettura sacra ci porta a ricordare come la storia del paese sia strettamente legata alla pietra. Infatti tutt'intorno all'abitato vi sono le cave di granito bianco e verde di Montorfano, o del marmo rosa di Candoglia. Tra l'altro ricordiamo come con i loro marmi siano stati decorati ed edificati importanti monumenti e chiese come il Duomo di Milano, la Certosa di Pavia e le colonne della basilica di san Paolo fuori le mura di Roma. Ancora oggi a Candoglia, frazione di Mergozzo è la Veneranda fabbrica del duomo di Milano ad avere il diritto esclusivo alla gratuita escavazione del marmo, ovviamente entro precisi limiti territoriali. Giungiamo così alla chiesa parrocchiale dedicata all'Assunzione della Beata Vergine. Seicentesca costruzione, che sorge sulle fondamenta di una preesistente pieve romanica. Una lunga scalinata ci accoglie e prima di accedere al tempio devi passare sotto ad un pronao sorretto da quattro colonne. Lapidi poste all'esterno della chiesa ricordano antichi fatti e personaggi della storia della chiesa e della comunità mergozzese. Ci colpisce il lungo porticato delle cappelle che si trova al fianco della chiesa parrocchiale, realizzando con la sua forma semicircolare un grazioso giardino con un prato verde su cui fa ombra il maestoso campanile. Inizialmente la zona racchiusa dal porticato era un cimitero, poi trasferito altrove nel 1759. Le tredici cappelle poste a ridosso del muro perimetrale del porticato, rappresentano la "Via Crucis", e sono tutte affrescate dal pittore Giovanni Battista Ronchelli.
Dietro alla chiesa, parte integrante del lungo portico vi è il loggiato della casa del Predicatore, che ormai ha perso il suo scopo iniziale e che è stato trasformato nel locale museo archeologico che raccoglie le antiche testimonianze di Mergozzo. Una lapide esterna ricorda che questa casa fu eretta nel XVIII per ospitare i predicatori quaresimalisti con obolo popolare.
Prima di prendere la stradina posta fronte alla Chiesa, chiamata la Scarpia, fatta di pietra anch'essa, e che conduce inerpicandosi poi su una lunga scalinata, fatta anch'essa di pietra al rione superiore chiamato il Sasso, mi avventuro in un piccolo cortile, sempre posto lungo la Ruga e che ospita la biblioteca comunale ad osservare una lapide dedicata ai martiri della liberazione dall'oppressore nazifascista.
Ci inerpichiamo lungo Scarpia, i voltini delle case d'accesso, le porte in legno,sono quelli di sempre, anche i piccolo bar che è posto all'inizio della stradina è sempre uguale, solo la padrona mostra qualche ruga in più, dall'ultima volta che vi sono stato. Sempre uguali li sguardi delle signore che tacciono all'improvviso dal loro pettegolezzo quotidiano e che sott'occhio, curiosamente, osservano il nostro passaggio. Ci soffermiamo qualche istante davanti alla casa che mi alloggiò per qualche tempo durante il mio periodo di ferie, insieme a altri conoscenti. Con Stefano facciamo alcuni commenti su quel ricordo e come la casa sia ancora lì, uguale e curata come un tempo. Ci fermiamo prima della scalinate che conduce al Sasso, a scambiare amabilmente due chicchere con una residente del posto. Commentiamo il gran caldo ma anche come nei vicoletti, una piccola corrente d'aria e l'ombra delle case aiuti a ritemprarsi.
Sasso è la parte più antica di Mergozzo, tutta la piccola borgata è intorno ad una bella piazzetta, tutta lastricata di pietra, una bella chiesetta dedicata a S. Elisabetta, vi si affaccia. È la parte più alta di Mergozzo, luogo cui un tempi vi era il castello medioevale. Purtroppo non abbiamo il tempo di ritornare sul borgo alto e mentre ci rechiamo all'auto, per raggiungere un gustoso appuntamento culinario che ci attende a Biella, transitiamo davanti alla locale panetteria e mi sovviene la Fugascina, un dolce tipico di Mergozzo di cui ne sono stato sempre goloso.
Lasciamo Mergozzo e il suo tripudio naturale di colori e forme che la natura gli ha donato. Infatti i verdi boschi che si specchiano nel lago ne compongono una bellissima tavolozza di colori, grazie anche alle tinte pastello delle case del piccolo borgo, offrendo così un meraviglioso effetto pittorico.