Blog di Dante Paolo Ferraris

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Il mio piemonte: Rosazza

E-mail Stampa PDF
RosazzaLa settimana volge al termine. Il cielo è turbato, diviso tra sole, nuvole livide e un vento che non sa dove andare. Raggiungo il biellese dove troverò degli amici per una nuova escursione, un nuovo viaggio tra le bellezze e i misteri del Piemonte.
Lele e Gian mi accolgono, benevolmente, sempre con il sorriso. Anche Pizza e Blog, due bellissimi cani meticci provenienti dal canile mi fanno festa. Blog ha la stazza e la fisionomia di un Rotwailler ma ha la dolcezza di un barboncino, il suo manto ricorda il colore della Nutella. Ha un morso forte, e la sua mole l'aiutano a vincere nei giochi di forza. Pizza invece è un cane raccolto da uno dei tanti appelli di ricerca nuova casa e arriva dal napoletano. Di quella terra calda e solare ha raccolto la voglia di saltare, giocare, fare permanentemente festa. Con il suo continuo abbaiare mi ricorda tanto il continuo pettegolezzo delle comari napoletane. Il manto è nero focato, certamente nel suo sangue, oltre l'esplosione vesuviana del carattere, ha preso molto dal Labrador, a cui molto assomiglia.
Dopo aver giocherellato con i miei amici a quattro zampe, mi dirigo, con Lele e Gian, verso una delle mete che ci accoglieranno in questo week end: Rosazza.
Ci inerpichiamo lungo una comoda ma tortuosa strada che segue il percorso della Valle Cervo. La valle - che dà vita alla Comunità Montana Valle Cervo (la Bürsch) si presenta molto stretta e si inserisce tra i territori della valle del Lys (o valle di Gressoney), la Valsesia e la contigua Valle Sessera. Anticamente era chiamata Valle d'Andorno, dal nome del comune maggiormente popolato, ovvero quello di Andorno Micca, che superiamo agevolmente grazie alla circonvallazione. Le montagne che fanno da cornice alla strada presentano una vegetazione caratterizzata dalla presenza di numerosi boschi di faggio e di castagno, anche la flora è quella tipica delle prealpi. La presenza di numerose cave di pietra, per lo più in disuso, conferma l'asperità e la durezza che i suoi abitanti doveva vivere quotidianamente. Il rapporto uomo - ambiente naturale di questa valle, doveva essere stato assai complicato, aggravato da una condizione climatologica particolarmente avversa per via delle frequenti precipitazioni. Ciò ha reso il suo ecosistema precario ed instabile. Frequenti le alluvioni e diverse le colate di materiale instabile sui versanti montani più scoscesi. Infatti l'ultima volta che mi recai in questa vallata fu durante la terribile alluvione del torrente Cervo e dei suoi affluenti del 2002.
Raggiungiamo l'abitato di Rosazza, un piccolo comune abbarbicato alle pendici di una irta montagna, le cui case in pietra sembrano incollate. Il Borgo e bagnato dal torrente Cervo e dal torrente Pragnetta, suo affluente che proprio a Rosazza si sposano, poco distanti dall'antico ponte in pietra posto sulla provinciale che supera quest'ultimo corso d'acqua.
La storia di Rosazza coincide con quella di tutti gli altri centri abitati della valle. L'isolamento della vallata, che non ha sbocco, l'ha tenuta isolata per molti anni e per fortuna questa apparente sfavore l'ha però preservata, mantenendone la sua originalità. I suoi primi abitanti furono sicuramente i pastori degli alpeggi. Gli storici ritengono che coloro che nel VI secolo a.C. per primi abitarono la valle furono i Leponzi, una popolazione di cacciatori e pescatori, allevatori di origine celtica, guerrieri per motivi di difesa del territorio. Un popolo capace di resistere alle intemperie del luogo e alle difficoltà di vita in un luogo impervio caratterizzato da profondi canaloni.
La presenza di truppe romane è limitata alla parte bassa della valle dove ha avuto luogo il rinvenimento di alcune monete nella zona di Sagliano Micca. Nel medioevo l'alta valle è citata in una bolla del papa Innocenzo III del 2 maggio 1207. Da essa si desume la presenza di una comunità abitativa organizzata attorno alla chiesa di San Martino (Campiglia Cervo) et alias ecclesias de valle Sarvenis.
Dobbiamo aspettare il XIV secolo, ed esattamente l'anno 1379 per trovare le comunità valligiane che insieme a Biella giurarono fedeltà al conte di Aosta Amedeo VI di Savoia.
Parcheggiamo le auto e, muniti di macchina fotografica, ci avventuriamo per le stradine del Borgo. Questa passeggiata ci porterà a scoprire luoghi magici dimenticati nella frenetica vita quotidiana. Rosazza è un paese esoterico fra rose di pietra e stelle.
Questo borgo ha una storia particolare e controversa, molto misteriosa come le persone che da dietro le ante socchiuse delle finestre delle case, ci osservano di soppiatto. Le case sono antiche, costruite in dura pietra. Gli stipiti delle porte sono in sienite con sopra scolpite le date di costruzione che fanno risalire le case a fine XVIII secolo e XIX secolo. I balconi sono in legno, le finestre sono guarnite con delle belle tende in pizzo.
Passeggiando notiamo che le strade sono pulite, non vi è segno di quella inciviltà che ormai impera nelle nostre città. Benché Rosazza abbia circa un centinaio di abitanti, sembra un paese vuoto. Non vi è anima viva in giro. Un gatto bianco e nero, dall'aspetto pasciuto, gironzola per le strette vie, non pare avere timore alcuno. Impressiona il numero di fontane "parlanti" di cui il paese è dotato che, come molti altri simboli, fanno di Rosazza un tempio nell'esoterismo all'aperto. Infatti Rosazza è nota per la massoneria dei rosacroce e del culto dello spiritismo.
Molti edifici del paese sono nati grazie alla generosità di Federico Rosazza (1813- 1899). Costui fece dono al Comune di notevoli opere pubbliche che hanno modificato l'aspetto del paese. Tra le maggiori vi è sicuramente la parrocchiale dei santi Pietro e Giorgio, eretta nel 1876 in sostituzione della precedente, su disegno di Giuseppe Maffei, in stile neogotico lombardo, oggetto della mia passeggiata per Rosazza. Egli fece costruire a sue spese il Municipio situato ove un tempo vi era l'antica chiesa parrocchiale, della quale è rimasto il campanile divenuto torre civica. Ma anche la strada che conduce al santuario di San Giovanni d'Andorno, la condotta dell'acqua potabile, il cimitero e la strada che da Piedicavallo conduce al lago della Vecchia. Senza tralasciare l'importante strada che dal santuario di San Giovanni conduce al santuario di Oropa con la sua galleria che fa comunicare due valli, quella di Cervo con Oropa e che ancora oggi porta il nome del suo committente.
Federico Rosazza, figlio di un notaio ed impresario edile, nacque il 4 marzo 1813 a Rosazza. Iniziò gli studi in Valle Cervo e poi nel seminario di Biella, con l'intenzione ad abbracciare la carriera ecclesiastica. Abbandonò a quindici anni il seminario e volle essere impiegato in un cantiere di Genova, città soggetta ad un importante ampliamento edile e strutturale grazie anche all'opera degli edili e scalpellini della Valle Cervo, a cui contribuì anche l'impresa familiare. Entrò poi all'università laureandosi in giurisprudenza nel 1835. Nel corso dei suoi studi strinse amicizia con vari patrioti liguri tra i quali Giuseppe Mazzini, aderendo alla Giovine Italia (nome di battaglia il Gatto). Divenne ben presto un venerabile maestro massone del biellese, ciò contribuì nel suo gusto artistico e delle preferenze architettoniche. Il sen Rosazza affiancato dall'architetto Maffei costruì questi edifici inserendo vari elementi simbolici della massoneria e dell'occultismo che ancora oggi sono ben visibili in molte delle costruzioni. Nel 1872 Federico Rosazza fece realizzare un impianto idrico, distribuendo l'acqua in tutto il paese attraverso una rete di tubazioni. A questo fece seguire la costruzione di moltissime fontane disseminate per tutto l'abitato, tutte differenti tra loro ma contrassegnate sempre dagli stessi simboli, la rosa e la stella a 5 punte. Queste fontane vengono ancora oggi identificate come "fontane parlanti", perché oltre al rumore o alla voce suadente dell'acqua, esse parlano a colui che si disseta con alcune frasi scolpite nella pietra. Ad esempio la fontana della Colonna è una delle maggiori, costituita da una conca in sienite, ha una grossa colonna nel mezzo che sorregge la statua di Pietro Micca, un famoso minatore, in essa la scritta recita "O cielo - benedici - chi - nostra - la fè". La fontana abbeveratoio o della Pila ci dice "Sono onda che disseto - rammentando - il mio autore". Dinnanzi al municipio, nel luogo dove sorgeva la vecchia chiesa vi è la "Fontana della Rosa" incorniciata da due colonne con una grande rosa nel mezzo in marmo rosso, una conchiglia in marmo bianco e tre stelle in marmo giallo, nel pavimento sotto la fontana un disegno a "ciottoli" raffigura una stella alpina, dove viene ripetuto il nome in più lingue "leontopodium o edelweis, gnaphalium o ruhrhaut". Un'altra fontana riporta la scritta "Era smarrita nel creato or mi guida – Rosazza Federico", o anche " Si mi fa ancella per offrirvi limpido l'umore".
Accanto alla chiesa nuova troviamo la "Fontana della Fede" anch'essa colma di richiami massonici, come alcune belle rose e un bassorilievo alla base con Adamo con la testa coronata di foglie di acacia (elemento maschile) ed Eva con in capo una rosa (elemento femminile). Gli elementi maschili e femminili trovano un punto di incontro universalmente diffuso il simbolismo dell'acqua collegato alla fecondità ed alla vita. Ancora oggi, sia nelle liturgie di alcune religioni che in ambito massonico, l'acqua è usata quale simbolo di purificazione. Sostanzialmente i temi simbolici fondamentali connessi all'acqua sono.1) sorgente di vita 2) mezzo di purificazione 3) elemento di rigenerazione. Dentro alla fontana è riportata la frase "quemadmodum desiderat cervus ad fontes aquarum - ita desiderat - anima mea ad te Deus", che, secondo i Salmi di Davide, significa "come il cervo aspira/desidera le sorgente d'acqua, così l'anima mia sospira per voi, Dio mio". Insieme ai tre puntini massonici quali "Passato-Presente-Futuro", "Libertà-Uguaglianza-Fraternità", ma ricordano anche le tre facoltà della ragione, della memoria e della volontà; l'attivo il passivo ed il neutro e tanto altro. Dio quindi visto come acqua per gli assetati, quasi a dirci che se siamo venuti a Rosazza è per appagare la nostra sete di conoscenza, quindi l'acqua come elemento dal sapore di sapere. Insomma Rosazza è uno scrigno di simboli, una lettura difficile quanto avvincente, ma che mi intriga assai e mi rende la visita a questo borgo assai allettante.
La nostra curiosa passeggiata passa inevitabilmente su continui richiami massoni ed esoterici, come le stelle a cinque punte. Questo Pentacolo denominato anche Pentagramma, Pentalfa, Stella del Microcosmo, Stella a Cinque Punte o Stella dell'Iniziazione, rappresenta il pentagono regolare stellato. La sua semplicità di costruzione che avviene utilizzando un'unica linea chiusa intrecciata, le attribuirono un significato mistico di perfezione. Ma anche segno di luce che indica la via nelle notti senza luna. Da leggersi come luce che indica la strada della vita e di iniziazione alla massoneria. Gian ci anticipa sempre nella passeggiata, quasi a volerci fare da scherpa, mentre io tardo continuamente attirato dai molti particolari che trovo lungo il percorso. Lele mi attende, quasi avesse paura di perdermi. Lo conosciuto diversi anni fa, militavano nello stesso sodalizio, ci accomunò un'avventura, la stessa che poi ci divise, fino poi a ritrovarci fortuitamente. È un ragazzo alto, carnagione chiara, un viso bello pieno ed ovale, due leggeri e chiari occhiali nascondono due occhi castani, di capelli ne ha sempre avuti pochi e il taglio a raso non mi hanno mai permesso di comprenderne il colore. Amante della vita tranquilla, nel tempo libero sempre impegnato in iniziative umanitarie e dell'esplorazione. Ci accomuna la continua scoperta di luoghi dal fascino misterioso e le mete a corto raggio.
Il clima questo fine settimana mi pare smarrito e confuso. Da lontano vedo addensarsi nubi cupe e nere che volteggiano sulla pianura come uno avvoltoio in cerca di preda, fortunatamente un timido sole nell'azzurro del cielo, pare abbia voluto offrici una giornata luminosa e tiepida.
Nel nostro errare giungiamo al castelletto che Federico Rosazza volle innalzare nel suo paese natale. La costruzione del castello fu avviata nel 1883 con l'innalzamento della torre guelfa e della palazzina sottostante, ed ebbe termine nel 1899, anno della morte di Federico, con l'aggiunta della grande galleria dove il senatore intendeva esporre la sua collezione d'arte.
Anche questo edificio fu progettato da Giuseppe Maffei. Il castello è apparentemente un rudere, ma fu voluto espressamente così dal Maffei e dal Rosazza creando false murature sbrecciate, trattate con acido nitrico, finti colonnati ed architravi, allo scopo di richiamare gli antichi templi di Paestum e chiari riferimenti esoterici alla massoneria, affermerei un capolavoro di estetismo della rovina.
Mi colpiscono alcuni particolari, come l'arco di accesso al castello che riproduce quello della città di Volterra come mi ricorda Lele. Sull'arco campeggiano le teste di tre valligiane con una stella a cinque punte tra i capelli, un ovvio richiamo alla luce ed alla strada che conduce l'inziato alla massoneria e al numero tre, altro richiamo alla simbologia esoterica. Un piccolo guazzo, con acqua stagnante, coronate da rocce, sicuramente conteneva qualche apparato statuario, ora scomparso è posto nel giardino. Dell'apparato statuario rimane solo una potente e poderosa zampa, scolpita nella roccia. L'impressione offerta è di un grande animale che sta emergendo dalle acque e l'impressionante zampata che sta per uscire dalla palude mette effettivamente spavento. Da dietro un'ortensia, un alto guerriero, munito di corazza, schinniere ecc….pare osservarci. L'elmo con la visiera abbassata lo pone come in atteggiamento di difesa, quasi volesse essere a protezione del maniero. Lele mi racconta che vi erano altre false rovine, tra le quali quelle di Paestum ed due orsi scolpiti in pietra locale, collocati intorno al laghetto del giardino, ma questi furono portati via da un piena del torrente Pragnetta nel maggio 1916.
Seguiamo le tracce lasciate dal tempo, all'interno di questo particolare Borgo, tuffandoci nell'esoterismo. Per comprendere perché Federico Rosazza Pistolet ricostruisce il suo paese natale con tanta simbologia massonica dobbiamo comprendere chi fu esattamente.
Al culto dello spiritismo e dei rosacroce fu portato da amicizie conosciute durante il soggiorno genovese, poi sviluppate con l'esoterismo dopo la morte della figlia Ida. Maffei era profondo conoscitore dello spiritismo e ciò giovò al Senatore per apprendere più facilmente riti e simbologie. Ma Federico Rosazza Pistolet era soprattutto un massone e dobbiamo comprendere cosa fosse la massoneria nel XIX secolo per capire molti dei simboli collocati sulle sue opere edili. Cancelliamo per un attimo dalla nostra mente gli stereotipi che oggi ci fanno pensare alla Massoneria come un'organizzazione complottistica. Era un tempo, un'associazione iniziatica e di fratellanza a base morale che si proponeva come patto etico-morale tra uomini liberi. Un patto da intendersi non come un organizzazione che operasse in campo sociale e politico, ma come percorso collettivo, di tutti gli affiliati all'associazione, sulla via di perfezionamento delle più elevate condizioni dell'umanità. Ne fecero parte durante il XIX secolo personaggi del calibro di Costantino Nigra, Giuseppe Garibaldi, Francesco Crispi e Aurelio Saffi e molti altri alti esponenti politici, militari e industriali. La Massoneria fu a lungo un bersaglio sia della Chiesa che della nobiltà e poi delle classi meno abbienti. Era visto come un potere occulto e malevolo, talvolta associato al giudaismo o al satanismo, in grado di controllare o influenzare le menti umane, attraverso rituali satanici.
Nel 1847 Federico sposa Amalia Fasciotti, artista conosciuta al teatro Carlo Felice durante la sua permanenza a Genova. Nel 1848 nasce la figlia Ida. Amalia morirà pochi anni dopo nel 1850 e la figlia morirà a 17 anni di tifo. Ciò lo portò ad avvicinarsi al mondo dell'occulto nel tentativo di ritrovarle attraverso contatti spiritici e medianici. Con l'amico Giuseppe Maffei con il quale era unito da un legame che andava oltre la semplice amicizia, affermerei un sodalizio spirituale per l'occultismo, partecipavano a sedute spiritiche per evocare le anime dell'aldilà per essere così guidati per compiere le proprie azioni sulla terra. Pare per esempio che molte decisioni in campo artistico, architettonico che furono realizzate in Valle furono prese solo dopo la consultazione del proprio "spirito guida".
Federico Rosazza Pistolet nutriva grandi interessi per la musica. Amava l'opera lirica e possedeva un palco al "Carlo Felice" di Genova e al "Teatro Regio" di Torino. Nel 1842 pubblicò il romanzo "Carlo e Matilde" in due volumi. Esso narra dell'amore tra un povero italiano e una ricca inglese.
Il 21 novembre 1892 fu nominato Senatore del Regno e morì a Rosazza il 25 settembre 1899.
Il bello di queste giornate è che le nuvole cambiano sempre in continuazione. Anche quelle dal colore più livido mutano e passano rapidamente ad un bianco lucido. Anche la passeggiata con il cielo di oggi è un modo per apprezzare il paesaggio.
I miei amici Lele e Gian devono momentaneamente lasciarmi per andare a predisporre i preparativi di uno spettacolo teatrale che si terrà a Rosazza. Esso fa parte di una serie di manifestazioni teatrali che prendono il nome di "Biellese Misterioso".
Continuo perciò da solo la mia passeggiata. Dopo essere transitato sul ponte in pietra che scavalca il torrente Pragnetta raggiungo il piazzale della chiesa. Essa venne costruita per volontà del Senatore Rosazza Pistolet sopra il vecchio cimitero che fu spostato, dalla parte opposta del fiume Cervo. Nella piazza principale, di fronte alla chiesa parrocchiale, sorge un orto magico in pietra, spuntano tutti attorno frutti esoterici di ogni tipo. Soprattutto le rose e l'edera simboli di fedeltà e amicizia. Sembrano sbocciati tanti anni fa e rimasti pietrificati in un abbraccio eterno. Se allo adepto massone o ai cultori dello spiritismo possono sembrare delizioso e avere l'istinto di coglierli, al sottoscritto questo giardino segreto appare un po' lugubre.
Nel pavimento del sagrato sono stati creati disegni con ciottoli bianchi e neri, raffigurazione della dualità di bene e male, di luce ed ombra. Di fronte alla casa parrocchiale, incastonata nell'acciottolato della piazza, come un gioiello, vi è una scala a pioli bianca. Un evidente nuovo simbolo massonico del rituale di iniziazione massonica in cui viene percorsa una scala posizionata a terra, rifacendosi ad uno dei racconti più importanti dell'Antico Testamento. Infatti nel disegno celeste appaiono angeli e la scala al grande patriarca Giacobbe. La trascrivo puntualmente dalla Bibbia: "Giacobbe partì da Betsabea e si diresse verso Carran. Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. Fece un sogno; una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli Angeli di Dio salivano su di essa. Ecco il signore gli stava davanti e disse: "Io sono il signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La Terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza. La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e la tua discendenza tutte le nazioni della terra. Ecco: Io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese perché non ti abbandonerò, senza aver fatto tutto quello che t'ho detto". Allora Giacobbe si risvegliò dal sonno" (Gen. 28, 10-16).
La profonda valenza simbolica per la Massoneria, della scala è proprio nella ascesa alla perfezione seguendo tutti i gradi della stessa organizzazione, superando tutte le difficoltà che la vita terrena presenta. Inoltre tralci di piante con grandi fiori ricordano come il giardino dell'eden possa essere raggiunto solo attraverso la scala della perfezione, guidati dalla luce della stessa.
Sulla destra, costeggiando la chiesa, mi ritrovo in un vicolo, non molto luminoso tanto da apparire quasi un tunnel a cielo aperto. Da un lato vi è la parete della chiesa e dall'altro un alto muro.
Dal lato corto, proveniente dalla piazza e oltrepassato il portico della chiesa, dove sui capitelli sono poste le statue di marmo di Federico Rosazza, Giuseppe Maffei, la "donna portatrice", ossia una piccola scultura raffigurante una donna che trasporta sulle spalle la pietra della fondazione della chiesa ed altri personaggi legati alla costruzione della chiesa. Un'altra strana combinazione di simboli mi colpisce: una stella a 5 punte e una svastica. Quest'ultimo simbolo non è da confondersi con il simbolo nazista. È infatti un simbolo propiziatorio di buon auspicio utilizzato dalle religioni e culture indiane, gianitiche, ecc.. Certo che mi pone molti dubbi sul perché porlo su muro di una chiesa ed affiancarla alla stella pentagonale. Proseguendo intorno al perimetro della chiesa, attorno trovo inciso su una panca un bassorilievo di una clessidra, emblema del trascorrere del tempo. Sembra quasi un monito a ricordare che "abbiamo i minuti contati" e ogni secondo è unico perché in quello successivo non lo recuperiamo più.
Tornato davanti al piazzale della chiesa, prima di accedervi, provo a descrivervi ciò che posso leggervi. Sulla facciata risaltano tre piccole aperture, apparentemente decorative, forse anche queste richiamano i tre punti massonici. Poco più in basso vi è lo stemma di Rosazza circondato dall'iscrizione "circumdo vepres astra imitata rosa", (io, rosa, avvolgo i rovi imitando gli astri), inutile spiegare il richiamo allo spiritismo. Sopra l'ingresso principale vi è una rosa aperta da cui esce una croce, mi sembra un indubbio riferimento ai "Rosa Croce". Questa è circondata da altre rose e stelle a 5 punte, i soliti simboli che ritroviamo ovunque. Difatti ritrovo le rose nelle finestre della facciata, nei capitelli e nei piloni in ferro battuto nella piazza centrale, sempre intervallati da stelle di pietra.
L'ultimo gradino della chiesa riporta la scritta "Desiderium peccatorum peribit" (periranno i desideri dei peccatori), quasi un monito a chi entra in chiesa, affinché nel percorrere le scale della chiesa ci sia consapevolezza dei propri peccati e si acceda per cercare il perdono e si segua la luce.
Varco la soglia della chiesa, chissà quale incredibile simbologia mi ritroverò al suo interno. Sul portone d'ingresso molte formelle sono incise con frasi provenienti dai Vangeli, alternati ai simboli e stemmi dei Rosazza. La chiesa è a tre navate divisa da colonne in pietra sienite. Il primo impatto è di una chiesa spoglia, ma è solo apparenza sia perché il Sen Rosazza arricchì la chiesa con opere d'arte provenienti da altre chiese, come quelle di Tollegno e di Moncalieri. Inoltre basta alzare lo sguardo per trovarsi sotto un dilagante cielo stellato, quasi un planetario. Infatti non è la solita volta stellata ritrovata in molte chiese, qui si distinguono molto bene le costellazioni, come il grande carro e il piccolo carro, l'orsa maggiore e minore e addirittura la via lattea rappresentata insieme alla stella polare, mentre nell'abside intravedo che brilla in lontananza, la Croce del Sud, purtroppo semi nascosta dall'impalcatura dei restauratori. Se resto immobile, guardando verso l'alto, nella penombra contemplando le stelle mi pare di essere all'aperto. Rammento che anche i templi massonici hanno la volta dipinta di stelle, chiamata Volta Stellata. L'alternanza delle finestre colorate ai lati crea un bellissimo gioco di luci che rende la volta celeste ancor più viva e brillante, una scelta architettonica sicuramente voluta e di sicuro grande effetto ottico. Nell'interno sono custoditi importanti dipinti: "Madonna con Bambino" attribuita a Guido Reni, "Assunzione" di Girolamo Lanino, "Adorazione dei Magi" di Giulio Cesare Procaccini, "Madonna con Bambino" di Agostino Carracci. Curioso l'affresco sulla volta della navata di destra, rappresenta la battaglia di Lepanto, chissà se l'errore nella data dipinta su di esso è appositamente voluto, infatti è scritto 1575, mentre la battaglia ebbe luogo nel 1571. Dall'atra parte vi è dipinto un affresco raffigurante santa Ida, una santa inesistente ma che probabilmente il senatore Rosazza ha voluto raffigurare ricordando la figlia Ida scomparsa in giovane età, ovviamente con il disappunto del clero che riteneva il dipinto un'opera profana. Sono molte le curiosità che si possono trovare nella chiesa, come nella semplice cripta in cui la scritta posta sopra l'altare attira obbligatoriamente l'attenzione "memento mori" ovvero ricordati che devi morire.
La morte, quale passaggio obbligato, nei rituali massonici solo morendo si poteva risorgere.
Tornato in piazza, volgo l'attenzione nei vicini giardini, dove un mare di colori rigogliosi delle piante in fiore mi accoglie. Dopo tanto misticismo riempio gli occhi pieni della bellezza delle forme e dei colori e mi ritempro dopo il chiaro-scruro della chiesa anche grazie al vociare allegro dei bambini del vicino parco giochi. Anche i giardini, non sono privi di simboli mistici, infatti al centro si erge la statua della Valligiana con una fontana a cascata. Un monumento alla donna, portatrice di pace e di amore, un richiamo al lavoro femminile nelle difficile zone montane, ma anche un richiamo all'acqua segno di purezza e di sapienza che la valligiana, portatrice in grembo della vita, con il versare l'acqua nella fonte indica anche la rinascita e la continuità dell'esistenza.
Accanto ad essa campeggiano colonne in veste di rovine di Paestum e un orso in pietra, ivi collocati dopo la rovinosa piena del torrente Pragnetta del maggio del 1916, trasportando queste sculture con le sue acque tumultuose dopo averli strappate dal parco del castello. La statua dell'orso è rivolta ai graffiti, posti su lastrone di pietra su cui è scolpita una scritta enigmatica che dicono sia a lettere runiche e che sarebbe stata incisa dal Maffei a copia di un'antichissima tavola autentica ritrovata lungo il corso del Rio Cervetto. Nessuno l'ha mai decifrata, forse riporta una qualche formula magica che non è possibile neppure recitare. Io non vedo in queste incisione rupestre nessuna scrittura in lettere runiche ma un antico alfabeto celtico, forse leponzio. Anche se ciò è solo una mia supposizione.
Raggiungo il cimitero, poco distante dalla chiesa e posto sull'altro versante del torrente Cervo. Anticamente il luogo di sepoltura si trovava dove attualmente sorge la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Pietro e Giorgio. Il Senatore Rosazza e il Maffei decisero di spostare il cimitero in regione Fornaca.
Per superare il Torrente Cervo eressero un ponte a tre arcate con grossi blocchi lapidei regolari, una pavimentazione a lastre di pietra regolari e acciottolato, in pietra locale anche le due ringhiere. Ovviamente anche il ponte è decorato con croci e stelle a 5 punte e altre simbologie massoniche ed esoteriche. Prima di imboccare il ponte c'è una bella piazzola, anch'essa in acciottolata con due panche in granito per la sosta.
L'ingresso al cimitero ricorda l'ingresso di una qualunque casa padronale, con decorazioni a losanga e begli archi.. Un bel pronao precede il portale ligneo. Sotto le stesse alcune antiche lapidi provenienti dal cimitero monumentale di Genova, volute espressamente da Federico Rosazza, che fece progettare e pagò interamente la costruzione del ponte e del camposanto. All'interno, il cimitero si suddivide su quattro livelli collegati da una scala monumentale. C'è da considerare il fatto che Federico quando demolì la vecchia chiesa, spostò un cimitero e ne costruì una nuova chiesa e cimitero non ebbe un facile consenso della curia, anzi si racconta che per lo spostamento delle salme dal vecchio al nuovo cimitero, dovette farlo fare di notte e di nascosto, in un freddo gennaio, a cura degli stessi abitanti del Borgo. Lo spostamento dei defunti fu fatto in inverno per evitare lezzo ed epidemie.
Non oso pensare cosa pensassero gli abitanti del borgo chiamati a fare questo tetro ufficio con i propri cari defunti, spostando i poveri resti con carrette e carriole. D'altra parte utilizzò per tutte queste opere edili, maestranze e materiali locali, contribuendo così allo sviluppo economico di questa area montana e quindi vi era anche un aspetto di riconoscenza a chi offriva a loro opportunità di lavoro.
Nell'acciottolato del pavimento del cimitero sono presenti alcune "lacrime di pietra" collocate intorno alle panche, sicuramente e comunque simbolo ricorrente nelle logge massoniche nel percorso iniziatico dei nuovi massoni. Scolpite anche tanti piccoli teschi, che ricordano la morte ma vogliono ricordare ai credenti e ai massoni che solo con la morte vi è resurrezione e i raggiungimento dell'immortalità. Lascio questo posto di dolore, ormai il cielo tende ad oscurarsi, i primi lumini delle cappelle stanno per accendersi.
Faccio una pausa per assaporare qualche tipico prodotto culinario della valle. Proprio vicino alla chiesa una piccola trattoria offre ciò che desidero.
Insieme a me entra nella piccola trattoria un giovane ragazzo, comprendo subito che non è originario del luogo. Egli è abbastanza alto, un viso tondo e luminoso incorniciato con una barba bionda. I capelli sono corti e biondi coperti parzialmente da un cappello dalle larghe falde. La sua corporatura è robusta, ma non è grasso, anzi il corpo è aggraziato. Veste con una camicia colorata e indossa un paio di pantaloncini corti al ginocchio, attillati. La cameriera, pensando che fossimo insieme in compagnia, ci rivolge parola e ci invita a sederci allo stesso tavolo. Compreso l'equivoco ci accomodiamo a due tavoli differenti. I tavoli sono piccoli, predisposti per due persone, coperti con una tovaglia senza pregio e con salviette di carta. Il locale è modesto, tolto una vetrinetta che mette in bella mostra dei dolci sicuramente casalinghi, il resto è tutto sul rustico povero. Un grande schermo televisivo al plasma è l'arredo più moderno. Ci mettiamo entrambi seduti verso la televisione per guardare una trasmissione canora, sinceramente non molto apprezzata da entrambi. Il ragazzo mi rivolge fin da subito parola e si presenta, si chiama Daniel. Dopo un brevissimo scambio di rituali battute, ci ritroviamo a mangiare allo stesso tavolo. Bevendoci un bianco secco ( tra l'altro pessimo), insieme a due patatine, mentre attendiamo che vengano a portarci la comanda, abbiamo modo di conoscerci meglio. Daniel è giovanissimo, pare di aver compreso che sia nato nel 1985, studente di management turistico, abita attualmente a Budapest, ma ha trascorsi statunitensi, parigini, greci e danesi. Infatti parla correttamente oltre l'inglese, le lingue che considera madri, ossia il greco, luogo in cui è nato e il danese, luogo di provenienza della madre. Credo a questo punto anche l'ungherese. Con me parla uno stentato ma comprensibile italiano.
La conversazione è amichevole. Sono assai curioso di comprendere come un giovane ragazzo, tra l'altro che ha visto e vissuto in buona parte del mondo sia finito in Valle Cervo. Da cinque anni viene in questa vallata per rilassarsi dalla vita stressata che abitualmente vive nelle grandi metropoli europee. Raggiunge questa vallata con i mezzi pubblici, non avendo la patente di guida. Dopo un parco pasto a base di polenta, lasciamo insieme il locale. Devo raggiungere Lele e Gian e voglio ancora vedere il museo oltre lo spettacolo teatrale.
Giungo cosi con Daniel, davanti al Palazzo Municipale di Rosazza. Durante questi pochi passi da cui dista la residenza municipale, Daniel mi spiega che vorrebbe aprire nella vallata un BB bed and breakfast per ospitare danesi e norvegesi in fuga dallo stress, organizzandogli passeggiate in montagna e corsi di rilassamento. Mi auguro per lui che ci riesca.
Il Palazzo Municipale è posto nell'omonima piazza, sulla stessa è sita la casa dove Federico Rosazza è nato e, 86 anni più tardi, vi è poi deceduto. L'attuale palazzo comunale, anch'esso progettato dal Maffei nel 1880-81, fu voluto da Federico Rosazza per ospitare la sede del municipio di Piedicavallo, paese dal quale al tempo anche Rosazza dipendeva amministrativamente dal 1722. L'edificio divenne invece sede del comune di Rosazza solo a seguito dell'autonomia comunale ottenuta nel 1906. Sulla piazza si erge inoltre una torre ghibellina, ed è ciò che è rimasto dell'antica chiesa. Della residenza Municipale sono notevoli i capitelli che raffigurano scene in armi, anche qui trattò alcune colonne con acido nitrico per ottenere quel senso di "rovinato" e dunque antico. Ovviamente sono presenti rose e stelle a 5 punte quasi ovunque. Su questo edificio Giuseppe Maffei curò i più minimi dettagli decorativi, tanto da rendere l'edificio un piacevole colpo d'occhio, per quanto è raffinato. Comunque è sempre bene ricordarci che nessuna costruzione poteva essere realizzata senza parere espresso dalle anime richiamate in una seduta spiritica.
Lasciato Daniel, vado a godermi lo spettacolo teatrale che è organizzato in forma itinerante. Diversi luoghi del borgo sono diventati palcoscenico occasionale, dove brevi scenette recitate da molto bravi attori della compagnia Ars Teatrando di Biella, mettono in atto. Farò così un altro giro per le strette vie del Borgo, accompagnato stavolta da attori che impersonano antichi personaggi del Borgo e della vallata. Dietro fievoli luci emesse dalle torce, in compagnia di Lele, incontro così il giovane innamorato, alle masche, e poi "all'Om salvei" ( uomo selvaggio) che narra la storia del formaggio il Maccagno,ad Amalia Fasciotti moglie di Federico Rosazza Pistolet che racconta come conobbe l'uomo che amò, la dama del lago che narra la leggenda del lago della vecchia, fino all'immancabile Senatore Rosazza Pistolet e il suo amico Giuseppe Maffei alle prese con una medium che evoca lo spirito dei defunti.
Gian lo ritrovo invece al cimitero, anche lui alle prese con la recitazione. Gian è una nuova conoscenza, sicuramente ho avuto modo d'incontrarlo tempo addietro quando militavano entrambi in un sodalizio che ci accomunava tutti e tre. Ora è impegnato con Lele allo sviluppo di attività turistiche, organizzando ogni tipo di iniziativa e promuovendola sul web. Devo dire che sono veramente bravi. È un ragazzo non molto alto, muscoloso, capelli corti, folte sopracciglia e barba e baffi curati di un nero corvino che incorniciano due ricche labbra e uno sorriso quasi perenne. Due profondi occhi castani, dallo sguardo sempre interrogatorio, un brillantino sulla narice e sull'orecchio di destra lo caratterizzano.
Terminato lo spettacolo teatrale colgo l'occasione di visitare la Casa Museo di Rosazza. È ormai notte ma il museo è rimasto aperto per l'occasione. Esso è stato realizzato nel 1985 all'interno di  un edificio costruito nel XVIII secolo e ristrutturato nel 1876, in un contesto urbano del Borgo rimasto fermo nei secoli, se non per l'arrivo dell'energia elettrica nelle case. La casa conserva i caratteri tipici dell'abitazione valligiana. Racconta nelle sue quindici stanze distribuite su quattro piani gli ambienti tipici della civiltà contadina montanara, con documenti, fotografie, attrezzi da lavoro pazientemente raccolti  e sapientemente esposti. Ritrovo antichi strumenti ed attrezzi ormai scomparsi, ma anche gli antichi mestieri della piccola comunità valligiana. Illustra inoltre anche l'elevato livello raggiunto  dai muratori scalpellini, chiamati in tutto il mondo a realizzare, ponti, gallerie edifici ecc...  Un viaggio emozionante nella storia e tradizioni locali.
Il numero di stanze, la presenza di due ingressi, la doppia scala, e l'ampio sottotetto mi fa intuire l'agiatezza degli originari proprietari, anche per la rifiniture dei locali.  Come tutte le altre case valligiane, ha la stalla al piano terra e l'accesso per le persone ed il bestiame è comune.
Saluto Lele e Gian impegnati nello smontaggio di tutte le attrezzature teatrali. Mi dirigo quindi verso la mia auto per ritornare a casa. Lancio un fuggevole sguardo al monumento dedicato a Federico Rosazza, collocato ad inizio paese che lo ritrae in un busto, al quale fa da scenario una tenda in pietra scolpita con bassorilievi ritraenti le virtù.
Ciò mi fa ricordare un'altra mirabile opera da lui finanziata e sicuramente l'opera più ambiziosa; ossia la galleria Rosazza-Oropa, un'opera immane che collegava due vallate. Gli scavi furono eseguiti a mano per offrire lavoro alla manodopera locale e si racconta che ciò avvenne per decisa volontà dello spirito guida. Infatti il suo tracciato fu deciso nel 1878, quando lo spirito guida, durante una seduta spiritica, comunicò secondo quanto affermano gli studiosi che la galleria farà capo alla sinuosità che dà origine alla Riale di San Paolo ed uscirà nella linea più breve dall'opposta parte fra quel boschetto di faggi discendente verso Oropa. Oltre alla galleria furono realizzati anche alcuni edifici come l'osteria-locanda in stile neomedioevale. Ovviamente la progettazione di massima e la direzione artistica furono affidate all'amico Maffei. L'inaugurazione datata 17 luglio 1897: la galleria era lunga 367 m.
Termina così la mia visita a Rosazza, l'unico dispiacere della giornata e che non ho potuto mangiare il Maccagno, gustosa toma d'alpeggio di origine molto antica. Esso è utilizzato nella cucina piemontese per la preparazione di diversi piatti, primo fra tutti la polenta concia. È anche spesso gustato come formaggio da tavola, viene prodotto a partire dal latte crudo e intero proveniente da vacche delle razze Bruna o Pezzata Rossa d'Oropa. Al latte, ancora caldo di mungitura, viene unito del caglio di vitello. Tra i vari estimatori del Maccagno viene ricordato Quintino Sella, che amava offrirlo ad amici e conoscenti durante i propri soggiorni a Roma.