Blog di Dante Paolo Ferraris

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Zia Pina e il voto

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Referendum 2 giugno 1946Il sole si è alzato da diverse ore ma continua a combattere con le nuvole. Le campane della vicina chiesa battono a festa per annunciare il prossimo inizio delle messe domenicali. Io e mia zia Pina, come in ogni giornata di sole, facciamo una passeggiata nel piccolo giardino della casa di riposo di Lobbi. I miei passi sono corti per aiutarla e offrirle il braccio. Infatti, zia Pina dopo una terribile caduta dalle scale di casa e un lungo ricovero ospedaliero deve aiutarsi con un bastone nelle sue brevi passeggiate. Dopo questo incidente, frequento settimanalmente, la casa di riposo dove zia Pina ormai alloggia non potendo più abitare da sola.
Le rose sono ormai fiorite, il piccolo vialetto è colorato e aggraziato da una moltitudine di fiori. Ci sediamo sulla panchina, sempre la stessa, dalla quale possiamo guardare la piccola struttura della casa di riposo. Questa è stata ricavata da una villa ottocentesca, ampliata negli anni ma senza modificare l'austero aspetto. La villa è stata donata da un conte alla piccola comunità locale.
Pina è una zia acquisita, sposata al fratello (mancato da qualche anno) di mio padre. Si erano conosciuti già in età avanzata, lei una maestrina in una scuola dell'infanzia a Genova Apparizione, lui un operaio della Montedison, entrambi abitanti dopo il matrimonio in un piccolo paese vicino ad Alessandria nella fraschetta.
Le nostre discussioni sono sempre sui vicini di casa, sul mio lavoro e sulle telenovela che ogni giorno la televisione le somministra o i pettegolezzi tra gli ospiti della residenza per anziani. Si stanno avvicinando le elezioni amministrative e mi chiede di informarmi su come poter fare a votare adesso che è ospite in casa di riposo. Inizia così a raccontarmi di quando ha votato la prima volta. Se lo ricorda benissimo perché era per il referendum costituzionale, elezioni avvenute il 2 giugno 1946, per scegliere tra un'Italia Repubblicana o rimanere in un Paese monarchico. Se si escludono le elezioni amministrative di qualche mese prima, quello fu il primo appuntamento elettorale in cui le donne esercitavano il diritto di voto in Italia. Zia Pina si ricorda perfettamente quel giorno, mi racconta l'emozione che avvertiva, la forte responsabilità che lei e le sue amiche con quell'atto sapevano di assumersi. Finalmente si sentiva uguale agli uomini, aveva i loro stessi diritti. Con dovizia di particolare mi racconta di avere indossato il vestito più bello per andare ai seggi. In casa tra le mille raccomandazioni, gli uomini, le avevano detto di aver letto sul giornale o ascoltato per radio che alle donne era sconsigliato di mettere il rossetto sulle labbra per recarsi a votare perchè la scheda doveva essere incollata, non doveva avere alcun segno di riconoscimento. Le donne nell'umettare con le labbra il lembo da incollare avrebbero potuto, senza volerlo, lasciarvi un po' di rossetto e in questo caso avrebbe reso nullo il loro voto. Ma in Ciociaria l'uso del rossetto per le ragazze da maritare era severamente controllato dalle donne di casa già sposate e quindi era una invito superfluo.
È impressionante come zia Pina ricorda l'emozione di quel giorno. Il Paese era tappezzato di manifesti sia a favore della Repubblica sia a favore della monarchia. Gli uomini da giorni non parlavano d'altro. La propaganda fu frenetica fino all'ultimo. Mi racconta di aver seguito più che poteva la campagna referendaria, ascoltando tanti pareri, perché voleva decidere con la sua testa e non seguire le indicazioni di altre persone. C'era chi votava a favore della Repubblica per punire il Re che aveva accettato il fascismo e poi era fuggito abbandonando il Paese e l'esercito al suo destino. Molte amiche le avevano confidato di aver votato a favore della Monarchia, perché il Re di Maggio era bello. Umberto II era definito Re di Maggio perché ascese al trono dopo l'abdicazione di suo padre il 9 maggio 1946 e già a giugno aveva perso la corona andando in esilio in Portogallo a Cascais. Ma lei aveva votato Repubblica, scontrandosi anche con alcuni famigliari. Da allora era sempre andata a votare cosciente che anche il suo singolo voto fosse importante se voleva continuare a vivere in una nazione democratica. Questa sua confessione mi aveva colpito. Zia Pina, è una donna fiera, burbera e cattolica praticante, avrei scommesso che avesse votato per la Monarchia quel 2 giugno 1946. I suoi racconti di quel giorno e di tutte le altre volte che aveva esercitato il suo diritto-dovere di voto è vivo. Un insegnamento importante per il sottoscritto. Sarebbe bello che tutti quelli che si astengono dall'esercizio di voto comprendessero le grandi battaglie che i nostri anziani hanno combattuto per poter garantire eguali diritti e la democrazia. Ahimè talvolta ciò viene dimenticato.