Blog di Dante Paolo Ferraris

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Luci ed ombre a Torino (LV parte)

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Michael CornerOrmai sono in via Monte di Pietà e manca poca strada per raggiungere il luogo d'incontro con i miei amici.
Questa strada prende il nome dall'Istituto che forniva prestiti su pegni, ora sede di una banca. Il Monte dei pegni fu fondato da Claudio di Seyssel, docente all'università di Torino e vescovo di Marsiglia nel 1519. Costui fu giureconsulto e letterato di chiara fama e le sue spoglie furono tumulate nel duomo di Torino. Mori infatti un anno dopo aver istituito il Monte dei Pegni. Questa istituzione ebbe nella sua lunga storia diverse traversie, infatti dopo qualche anno di attività cadde in crisi per colpa delle guerre che tormentarono la seconda metà del 1500. Nel 1579, dopo un periodo di chiusura, fu riaperto per iniziativa dei Gesuiti. Nel 1825 l'amministrazione dell'ente venne affidata alla Compagnia delle Opere Pie di San Paolo, ora è sede di una banca, come ovvio che sia. Molti non lo sanno ma il cosiddetto Monte di Pietà è così chiamato perché il primo e più famoso Banco dei Pegni a Roma si trova a Piazza Monte di Pietà.
Sono giunto davanti alla chiesa di Santa Maria in Piazza, una delle più antiche istituzioni ecclesiastiche torinesi, che probabilmente si affacciava su una delle piazze della città medievale. Dal 1552 al 1729 la chiesa fu affidata ai padri Carmelitani. Divenuta parrocchia diocesana nel 1731, la chiesa fu demolita alla metà del secolo XVIII. L'incarico di progettare una nuova costruzione fu affidato a Bernardo Antonio Vittone (1702-1770) che a Torino nel 1745 aveva già realizzato la chiesa di Santa Chiara, annessa al monastero delle Clarisse, in Via Delle Orfane.
Questa piccola chiesa dedicata all'Assunta è spesso dimenticata dai turisti distratti. La chiesa fu consacrata nel 1768 con la pala dell'altare maggiore "L'Assunzione della Vergine" di Pietro Francesco Guala (1698-1757). La sua facciata neoclassica è però più recente, infatti è del 1830. Inoltre la chiesa fu ancora ingrandita nel 1890 con l'aggiunta di due spazi laterali al presbiterio. Nel 1901, la chiesa diventò anche "Santuario dell'Adorazione eucaristica" e fu affidata ai Padri Sacramentini. Questa chiesa ha una storia particolare, e tutto ha inizio nella piccola piazzetta dell'Università dei Mastri Minusieri, posta sul retro della chiesa, all'angolo di via Barbaroux.
Questa piazzetta dedicata all'Università dei Mastri Minusieri, oggi un po' abbandonata, ricorda con il termine "Minusiere", di origine francese, i falegnami del minuto, cioè di fino, in contrapposizione al mastro di grosseria ovvero il carpentiere.
L'Università dei Minusieri di Torino nasce nel 1636; è una data simbolica in quanto l'Università quale organismo di regolazione professionale era preesistente, forse dal 1200.
Il documento più antico conosciuto e che si considera l'atto ufficiale di nascita dell'Università dei Minusieri, Ebanisti e Mastri di Carrozza di Torino è l'istrumento del 7 luglio 1636 per acquisto di una cappella nella Chiesa conventuale parrocchiale di Santa Maria di Piazza in vicolo Santa Maria a Torino.
All'epoca, le varie corporazioni di lavoratori di arti e mestieri avevano ognuna un santo patrono con cappelle nelle varie chiese della città. Ad esempio in Duomo c'era quella dei Pittori e Scultori, i Chirurghi, i Calzolai, gli Orefici, i Panificatori, erano sotto la protezione di San Luca. Nel complesso dei Gesuiti in via Dora Grossa ossia l'attuale via Garibaldi si ritrovavano i Banchieri, i Negozianti, i Mercanti, i Nobili e gli Avvocati. Mentre nella chiesa di San Francesco si riunivano i Sarti, i Serraglieri ossia i fabbri, i Maestri da Muro, gli Scalpellini e gli Stuccatori, gli Speziali ossia i farmacisti e i Notai. I Minusieri decisero di affidarsi alla protezione di SS. Giuseppe et Anna quali loro particolari protettori, presso la chiesa di Santa Maria in Piazza. La cappella in questione era destinata dalla Compagnia dei Minusieri ad esercizi di preghiera. I inusieri si impegnarono ad accomodare ed abbellire la cappella, provvedendola di una cancellata, paramenti e suppellettili ed a pagare in tre anni cinquanta lire d'argento da venti soldi l'una, oltre ad un bel quadro.
L'Università dei Minusieri cessa ufficialmente di esistere nel 1844 quando Carlo Alberto abolisce le corporazioni.
In questa parte di Torino, in una casa posta all'angolo della piazzetta dell'Università dei Minusieri con via Barbaroux, vi soggiorno il misterioso Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, nel 1788.
Entro dentro la piccola chiesa e trovo subito nel primo altare a sinistra, la Cappella dei mastri Minusieri con un bel quadro raffigurante la "Sacra Famiglia" di Mattia Franceschini, nel secondo altare la "Madonna delle Grazie" un'icona portata a Torino nel 1550 dall'oriente, mentre il terzo altare a sinistra è invece dedicato a San Pier Giuliano Eymard. A destra la prima cappella è dedicata al "Santo Volto", la seconda al "Sacro Cuore di Gesù" la terza alla "Vergine Nostra Signora del santissimo Sacramento".
Tanti sono i misteri che circondano questo piccolo scrigno di cristianità, ad esempio si vocifera che nelle vicinanze della chiesa vi sia il vero ed unico quadro che ritrae il volto della Madonna dipinto da San Luca, un'altra vuole che in un'altra casa sia conservato il velo della Madonna, un semplice drappo nero. Ovviamente secondo la leggenda queste reliquie sarebbero state portate a Torino dai cavalieri Templari. Ma si narra anche di un fattaccio di cronaca nera, mai appurato, tanto da diventarne mistero. Questo racconto vuole che vi si stato consumato un omicidio. A trovare la morte un giovane falegname che si era innamorato pazzamente della figlia di un ebanista. Amore corrisposto ma non approvato dalla famiglia di lei, tanto che i due decidono di fuggire insieme, ma la loro fuga d'amore è scoperta dal padre di lei che affronta il giovane. Costui, dopo una lite, cade, picchiando la testa e muore, proprio in chiesa. Il corpo del giovane sarebbe poi stato gettato in Po e la storia taciuta alle autorità per evitare che la chiesa dovesse essere riconsacrata.
Uscendo dalla chiesa incontro Michael Corner, un amico che ho conosciuto diversi anni fa, militavamo nello stesso sodalizio, ci accomunò un'avventura, la stessa che poi ci divise, fino poi a ritrovarci fortuitamente anni dopo. È un ragazzo alto, carnagione chiara, un viso bello pieno ed ovale, due leggeri e chiari occhiali nascondono due occhi castani, di capelli ne ha sempre avuti pochi e il taglio a raso non mi hanno mai permesso di comprenderne il colore. Amante della vita tranquilla, nel tempo libero sempre impegnato in iniziative umanitarie e dell'esplorazione. Ci accomuna la continua scoperta di luoghi dal fascino misterioso. Nella Hogwarts torinese fu smistato nella casa di Corvonero, proprio perché non era di Torino. Riuscì ad allontanarsi prima che la Hogwarts torinese diventasse apertamente governata dai Mangiamorte. Evitò così di diventarne vittima o peggio ancora membro, benché comunque sia rimasto in contatto con diversi Mangiamorte. Il nostro è un incontro tra vecchi amici, cordiale ed affettuoso.
Insieme a Michael, dopo la visita alla chiesa, raggiungo i giardini Alessandro La Marmora. Il giardino venne realizzato nel 1863 dall'architetto giardiniere francese Barillet Deschamps. All'interno venne collocato il monumento dedicato all'eroe della guerra di Crimea e fondatore del Corpo dei Bersaglieri, il generale Alessandro Lamarmora. Tra i numerosi alberi ad alto fusto come platani, tigli, magnolie, ginko, querce e ippocastani, le ombreggiate panchine e le fiorite aiuole vi è anche il monumento al Centenario del Corpo dei Bersaglieri collocatovi nel 1936. Il giardino ospita anche le due fontane monumentali, dette dei Mascheroni e una coppia di vasi in ghisa risalenti all'Ottocento con putti. Anche i giardini La Marmora sono stati scenario di un film di Dario Argento: "Quattro mosche di velluto grigio" con una delle scene iniziali del film. Qui il protagonista del film si trova a spasso nel giardino e soffermandosi a giocare a palla con alcuni ragazzini, scopre di essere seguito da un uomo col cappello.
Sui giardini si affaccia il così chiamato Palazzo della Luce, un imponente, maestoso e monumentale palazzo che s'impone sui giardini stessi. Il Palazzo della Luce, posto al civico 40 di via Bertola, con una superba facciata di ispirazione juvarriana su modello di Palazzo Madama fu progettato nel 1915 dall'architetto Carlo Angelo Ceresa per ospitare la nuova sede della Cassa di Risparmio. Nel 1925 viene venduto, ancora incompiuto, alla Società Idroelettrica Piemontese (Sip) che completò l'opera. Inaugurato nel 1928, ospitava gli uffici e la direzione della Sip, una delle maggiori imprese italiane che operavano nella produzione e distribuzione di energia elettrica, nelle telecomunicazioni (Siptel) e nella radiofonia (Eiar). Infatti se il nucleo primigenio della Rai ebbe sede a Roma, la direzione generale fu stabilita proprio in questo edificio dove esiste ancora la sala anecoica un tempo destinata alle audizioni. La successiva nazionalizzazione dell'industria energetica nel 1962 determinò il trasferimento della proprietà all'Enel, ed oggi l'edificio fa parte di fondo immobiliare. Sul palazzo una lapide ricorda il partigiano Guinet Oliver. Costui era un francese nato nel gennaio del 1920 in Gironde a Soulac-sur-Mer di professione giardiniere. Fuggito dalla prigionia in Germania nel febbraio del 1944 si era unito alle formazioni partigiane con il nome di battaglia "Gimmy", fino a diventare Vice comandante della 48a brigata Garibaldi. Venne colpito a morte il 30 aprile 1945, sul tetto della di una casa posta in via Bertola 36 da un cecchino a cui stava dando la caccia.
Mi soffermo con Michael per raccontarci le vicissitudine degli ultimi anni e mi fa piacere sapere che ha trovato una nuova storia d'amore e che vive serenamente la sua vita, divisa tra casa, lavoro, sentimenti, hobby e due grandi cani.
Raggiungiamo così Corso Siccardi, luogo in cui furono girate alcune scene del film "Dopo Mezzanotte" del 2003, regia di Davide Ferraio. Questa strada mi ha sempre attratto, perché sotto il viale, verso via Cernaia, ospita delle bancarelle di librai che vendono giornali, libri, periodici, manifesti, stampe antiche o semplicemente vecchie e dove posso sempre trovare qualcosa di interessante. Su corso Siccardi sino a qualche tempo indietro, correvano i tram, purtroppo oggi lo scampanellare del tram e lo stridio delle sue ruote di ferro sui binari è stato sostituito da poco eleganti autobus.
Accompagno Michael a prendere l'auto parcheggiata in piazza Arbarello. Questa piazza era già denominata "della Cittadella" e si prospetta sia come parcheggio che come copertura di un ampia autorimessa sotterranea. Sopra all'autorimessa nell'ampio spazio, trovano luogo ideale tanti giovani, per giocare con gli skate, con la palla e riunirsi a chiacchierare. Fra gli alberi che fanno da cornice alla piazza vi sono statue di illustri personaggi, tra cui Angelo Brofferio (1802-1866) che fu poeta e membro del parlamento subalpino, strenuo oppositore del trasferimento della capitale da Torino a Firenze. Un altro monumento è dedicato a Giovanni Battista Cassinis (1806-1866), fu un giurista e politico italiano ed eletto il 26 maggio 1863 Presidente della Camera dei Deputati. Non ultimo il monumento a Ettore De Sonnaz o meglio di Ettore Gerbaix de Sonnaz d'Habères (1787-1867), generale e senatore del Regno, di origine sabauda, che fu a capo dell'esercito sardo-piemontese, protagonista della prima guerra di indipendenza. Il Monumento al generale De Sonnaz in precedenza era collocato in Piazza Solferino e fu poi spostato per far posto alla Fontana Angelica. La piazza è dedicata a Vincenzo Arbarello, capitano degli Alpini che cadde sul massiccio delle Tofane durante la prima guerra mondiale. Vi è anche una statua e dedicata a Federico Sclopis di Salerano (1798-1878), costui fu un giurista, magistrato e politico italiano, nominato Ministro per gli affari ecclesiastici, di grazia e giustizia dal 16 marzo al 27 luglio 1848. Anche Piazza Arbarello fu scenario di alcuni film, ambientati a Torino, come "La seconda Volta", film di Mimmo Calopresti del 1995 e "A cavallo della Tigre" del 2002 con regia di Carlo Mazzacurati.
Lascio Michael Corner con la promessa di rivederci presto, accettando di andarlo a trovare nella sua nuova casa di campagna.


Fine LV parte.