Blog di Dante Paolo Ferraris

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Il mio Piemonte : Collobiano

E-mail Stampa PDF
CollobianoColgo l'occasione di una visita al mio amico Stefano a Biella per fermarmi a visitare Collobiano, tante volte ho attraversato questo minuscolo paese immerso nelle risaie vercellesi mentre mi recavo a trovare amici e sempre mi sono ripromesso una sosta per vedere il castello, il ricetto e la sua parrocchiale.
Collobiano è situato fra il torrente Cervo e l'Elvo e il suo toponimo il cui significato sarebbe Colobianum ossia "fondo di proprietà di Colobio", risale al gentilizio latino Colubius.
Collobiano fu menzionato per la prima volta nel 1023, in un atto in cui Ottone del fu Gotescalco donò vari appezzamenti di terreno, tra cui Collobiano, alla Cappella di Sant'Emiliano costruita nella chiesa di Sant'Eusebio a Vercelli.
Con l'auto sosto proprio nella piazzetta dove di affaccia la bella parrocchiale dedicata a San Giorgio e il palazzo Municipale. Mi soffermo ad osservare l'immensa facciata di una chiesa molto grande per la minuta popolazione del borgo che ammonta a un centinaio di abitanti. La chiesa parrocchiale ha origini quattrocentesca e al suo interno è a tre navate, ma subì diverse modifiche, non ultima quella del XVII secolo che ne rifece totalmente anche la facciata. All'interno, in un locale che era anticamente la sacrestia, ora trasformata in cappella sono presenti affreschi del XV secolo. Il campanile romanico è la parte più antica e fa bella mostra con le sue quattro bifore e gli archetti pensili, dimostrazione che non ha subito grandi modifiche costruttive nei secoli passati. Faccio un giro intorno all'edificio religioso, un bel e basso muretto in pietra di fiume e laterizio, per un tratto la circonda e forse un tempo delimitava l'antico cimitero di cui ancora oggi una piccola croce in ferro è affissa sugli antichi muri della chiesa.
Sulla piazza si affaccia anche il Palazzo Municipale, su quale una grande lapide ricorda i suoi cittadini caduti durante la prima guerra mondiale del 1915-1918. Mi colpisce altresì un affresco di dubbia e misteriosa realizzazione, posto sotto il cornicione di una casa prospiciente la piazza e raffigurante la Madonna nera di Oropa con il braccio il bambinello Gesù. Attraversata la strada provinciale che taglia in due il centro abitato raggiungo il castello e il suo ricetto.
Mentre percorro la breve via, rimembro la storia del borgo: Nel 1152 l'imperatore Federico I Barbarossa confermò il possesso del borgo al Conte Guido di Biandrate e nel 1170 i discendenti di Guido, ossia i fratelli Umberto, Guglielmo, Rainero e Ottone di Biandrate vendettero il feudo ai fratelli Palatino e Bongiovanni Avogadro. Un importante ramo della nobile famiglia Avogadro da cui presero la denominazione di Collobiano. Numerosi furono gli Avogadro di Collobiano che passarono agli annali della storia, in particolare nel XVI, fu Simone Avogadro di Collobiano, capo della fazione guelfa in lotta coi ghibellini, capeggiati dalla famiglia Tizzoni. Nel 1321 Simone fu sconfitto e il partito guelfo si ritiro a Collobiano diventando fulcro della resistenza guelfa e subendo diverse incursione da parte ghibellina. Nel 1335, Collobiano entro nei domini Viscontei e nella seconda metà del XIV secolo le guerre tra i signori di Milano e la lega anti viscontea, guidata dal marchese del Monferrato, coinvolsero il castello di Collobiano, in quanto presidio delle milizie viscontee, il borgo e il castello subirono notevoli devastazioni. Solo nel 1404 passò sotto la signoria dei Savoia, e gli Avogadro di Collobiano continuarono a tenere il feudo fino alla fine del sec. XVIII. Sulla torre d'ingresso dell'antico ricetto un cartello turistico, ipotizza che Napoleone Bonaparte prima di entrare a Vercelli sostò per una notte nel castello di Collobiano. Il ricetto adiacente al castello presenta belle case coloniche adeguatamene conservate con bei giardini fioriti Il possente maniero invece è del XII secolo, più volte rimaneggiato fino alla fine del XVIII secolo è ora adibito a edificio colonico, conserva il suo mastio e una bella e rara torre ottagonale d'angolo, nonché varie finestre ad arco acuto. Il complesso non gode di ottimo stato di conservazione. La torre posta sull'ingresso presenta beccatelli con caditoie ed è tuttora ben conservate. Interessante anche la parte trecentesca del castello che presenta una merlatura a coda di rondine evidentemente.
Riprendo la mia auto per recarmi a Biella, nel viaggio ripercorro alcune fasi storiche di un altro personaggio della famiglia Avogadro di Collobiano, ossia Augusto Avogadro di Collobiano. Costui nacque a Chambéry il 18 giugno 1781, figlio secondogenito del conte Luigi Ottavio e di Marianna Caresana di Carisio, fu Paggio di onore di Vittorio Amedeo II, sposato con Augusta di Gruben, fu al seguito del re di Napoli durante il dominio francese. Dopo la restaurazione fu chiamato a Torino da Vittorio Emanuele I, e seguì la carriera diplomatica prima come segretario, poi come consigliere di legazione, successivamente in Brasile, in Portogallo e in Turchia. Nel 1829, promosso ministro, fu destinato a Monaco di Baviera, dove, dopo la morte di Carlo Felice, rimase ancora qualche mese, finché il 7 febbraio 1832 fu richiamato a Torino ed esonerato dal servizio da re Carlo Alberto per le lamentele del governo di Vienna per aver commesso "l'imperdonabile imprudenza di corrispondere con le poste imperiali, biasimando la condotta dell'Austria". Nell'accusa venne coinvolto anche suo fratello Filiberto. Il principe di Carignano, appena salito al trono, colse l'occasione per allontanare dalla corte l'ex favorito di Carlo Felice e il fratello Filiberto, in quanto diffidente verso i collaboratori del suo predecessore. Augusto fu richiamato in servizio intorno al 1836 ed inviato nel 1838 come incaricato di affari negli Stati Uniti, coi quali il Piemonte aveva allacciato relazioni diplomatiche e stipulato un trattato di commercio e navigazione. Nel 1843 venne destinato a Pietroburgo, dove si fermò fino al 1847 l'anno successivo fu inviato a Napoli. Quello era un periodo di delicati rapporti tra i due stati italiani, il vecchio diplomatico subalpino cercò di evitare ad ogni costo la rottura tra il Regno delle Due Sicilie e quello di Sardegna. Nel gennaio 1849 fu improvvisamente sostituito nel suo incarico dal senatore Giacomo Plezza, inviato a Napoli dal ministero Gioberti per sottoporre al governo borbonico il piano di confederazione italiana.
Re Ferdinando II rifiutò di ricevere il Plezza e le proposte del governo sardo, ciò dette origine alla rottura delle relazioni diplomatiche tra i due regni. L'Augusto, nonostante gli ordini ricevuti rimase nella capitale borbonica, cercando di favorire un riavvicinamento tra Napoli e Torino. Con la tragica conclusione della guerra del 1849 e l'avvento del nuovo re Vittorio Emanuele II ed una più avveduta politica estera, portarono il governo borbonico a considerare l'opportunità di riprendere le relazioni con lo Stato sardo. Augusto di Collobiano il 16 maggio ricevette le lettere credenziali che ponevano fine al periodo di sospensione e rimase ancora a rappresentare il Piemonte nel Regno delle Due Sicilie fino al 1852. Morì a Torino il 10 marzo 1858.
E' incredibile come in un così piccolo centro si possano trovare così grandi storie, forse per questo sono innamorato del Piemonte.