Blog di Dante Paolo Ferraris

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A zonzo con il calessino (XXIII parte)

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CalessinoAll'interno della chiesa vi è la tomba della venerabile Caterina di Savoia; costei era la principessa Francesca Caterina di Savoia, nacque il 5 ottobre 1595, figlia del Duca Carlo Emanuele I e di Caterina d'Asburgo, nipote del re Filippo II di Spagna. Costei si fece terziaria francescana e fondò l'Istituto delle figlie di Maria a Oropa.
Usciti dalla Basilica, faccio un giro intorno al grande cortile, mentre Lele deve lasciarci per tornare al lavoro in farmacia a Biella.
Nel chiostro intorno alla Basilica cogliamo l'occasione per visitare il museo del Tesoro, gli appartamenti reali, la galleria degli ex voto e l'archivio storico. Non conosco molto sull'usanza di donare ex voto al Santuario; di certo il più antico ex voto presente è quello dipinto da Bernardino Lanino, come tavoletta dipinta e donata dalla Città di Biella nel 1522. E' altresì vero che prima di allora era usanza donare qualcosa di personale, come un anello o una collana preziosa. Ma si possono comunque definire ex voto anonimi in quanto l'offerente non è evidente, mentre con la tavoletta dipinta oltre la propria vicenda esistenziale, il beneficiato si espone facendosi riconoscere come il graziato davanti a Dio e alla Madonna Bruna.
Le antiche tavolette che prima erano esposte nel sacello esubiano della Basilica sono ora esposte all'interno del museo, nella galleria del Tesoro nella manica Juvarriana. Tra i tanti ex voto presenti, opera di anonimi artisti, si trovano oltre a quelli di Bernardo Lanino, pregevoli opere come quella voluta dal principe della Cisterna e Belriguardo, nonché governatore di Biella, Giacomo dal Pozzo, in segno di ringraziamento per la guarigione dal vaiolo. L'ex voto è datato 1685. Sono veramente tanti gli ex voto, dai più preziosi ai più semplici, ma raccontano tutti di disgrazie e di pericoli scampati. Dall'essersi salvati da devastanti guerre a incidenti stradali, agricoli, cadute da palazzi a malattie. Perderei delle ore a guardarli, interpretarli e a leggere le loro descrizioni.
Il museo del tesoro conserva nelle sue quattro sale gli ori, i paramenti liturgici e antichi documenti che raccontano la storia del Santuario. Dopo aver osservato nelle prime sale gli antichi reperti archeologici ritrovati ad Oropa, risalenti anche al II secolo a.C., i più preziosi ex voto, ci soffermiamo a guardare i disegni e i progetti degli architetti che lavorarono ad Oropa. Nelle sale successive, altre corone, ostensori, calici e gioielli che hanno adornato la statua della Madonna a cominciare dal 1620. In particolare mi soffermo a osservare tra il prestigioso guardaroba liturgico presente, le molte pianete donate dai sovrani sabaudi e dalle famiglie nobili, come la pianeta di velluto azzurro realizzato secondo la tradizione dal manto del Beato Amedeo IX di Savoia (1453 -1472). I legami tra casa Savoia e il santuario furono tanto stretti da realizzare al suo interno degli appartamenti reali che ospitassero i membri della famiglia reale quando si recavano ad Oropa.
Molti i ritratti dei Re di Sardegna presenti, molti dei quali furono ospiti dell'appartamento, da re Carlo Emanuele III a Vittorio Amedeo III. Ma anche re Umberto I nel 1880, la regina Margherita e il futuro re Umberto II con la regina Maria José.
Mentre l'archivio storico e la biblioteca raccolgono non solo importanti documenti sulla storia del santuario ma anche della cristianità del Piemonte e del biellese.
Prima di lasciare questo cortile, Gian mi racconta la storia delle lenzuola, che definirei quasi un miracolo: sono sempre stati centinaia i posti letto che il santuario mette a disposizione dei pellegrini. Posti letto da sempre manuntenuti dalle Figlie di Maria, e sempre costoro hanno realizzato migliaia di lenzuola necessarie ai letti. Si racconta che durante l'occupazione napoleonica, davanti e all'interno del santuario fu allestito dai francesi un ospedale da campo. Per il suo funzionamento razziarono tutto quello che era necessario, ma quando i soldati chiesero le lenzuola, abitanti e religiosi fecero fronte comune e non le consegnarono. Senza lenzuola non avrebbero potuto accogliere i pellegrini, è l'ebbero vinta!
Raggiungiamo così, l'altra imponente scalinata che conduce alla Basilica superiore. Questa è una costruzione monumentale. La realizzazione di questa enorme Basilica, viene realizzata dal XVII secolo proprio per ospitare l'elevato numero di pellegrini che giungevano ogni giorno al Santuario e che l'antica Basilica non era in grado di contenere. La prima pietra della nuova Basilica è del 1885 su progetto di Ignazio Amedeo Galletti, disegnato un secolo prima. I lavori proseguiranno con molte difficoltà e la chiesa fu consacrata solo nel 1960. Per realizzare questa nuovo edificio fu anche deviato il corso del torrente Oropa. Superato l'alto pronao, varchiamo l'ingresso della chiesa. Sono tre i grandi portali in bronzo che ne permettono l'accesso e su questi è descritta la storia del santuario, dalle origini eusebiane alla costruzione della nuova chiesa.
Dopo aver superato l'ingresso si accede ad un ampio spazio ottagonale, sovrastato da un immensa cupola, intorno si aprono sei cappelle dedicate alla vita della Vergine.
La sensazione di maestosità che offre la costruzione e la freddezza dei suoi decori, mi fa sentire questa chiesa molto lontana dalle sensazioni di intimità e sentimento provati nella Basilica antica. Anche l'altare maggiore sormontato dal moderno e aereo ciborio, opera dell'artista milanese Gio Ponti non attrae la mia attenzione. All'interno della cripta e nelle stanze adiacenti alla Basilica invece abbiamo potuto ammirare un interessante e credo, rara , collezioni di presepi provenienti da tutto il mondo.
Intorno al complesso del Santuario è situato il Sacro Monte e il cimitero monumentale. Il Sacro Monte è composto da 19 cappelle. Fu l'intervento della Comunità biellese fra il XVII e XVIII secolo a completare il percorso tra le Cappelle con l'acquisto delle statue in terracotta policroma a grandezza naturale. Il Sacro Monte è organizzato in 12 cappelle dedicate alla vita della Madonna e sette rappresentanti episodi della fede cristiana. Questo complesso nacque per iniziativa del frate cappuccino, padre fedele da San Germano. Il progetto iniziale prevedeva 20 cappelle dedicate alla vita di Maria. Benché il progetto poté contare del supporto economico del duca di Savoia, Carlo Emanuele I, della sua realizzazione si fecero carico soprattutto le parrocchie del biellese. Il periodo di diffusione di questa originale forma espressiva di religiosità si ha tra la fine XV secolo e la seconda metà del XIX secolo. Lo scopo era di rievocare attraverso rappresentazioni quasi teatrali la vita reale e i luoghi della Terra Santa. Questa forma di sacra rappresentazione era particolarmente dovuta per la difficoltà che i pellegrini trovavano a raggiungere il Medio Oriente, soprattutto durante il periodo della crescente minaccia ottomana.
Il percorso vero e proprio, quello dedicato alla storia della Madonna, sono poste su un declivio, su un percorso quasi rettilineo, in un ampia radura. La prima cappella è quella dell'Immacolata Concezione di Maria, la sua costruzione avvenne a spese di alcuni rioni della città di Biella. La seconda Cappella fu invece realizzata a spese della comunità di Bioglio, Pettinengo, Piatto, Vallanzengo, Valle San Nicolao e Camadona ed è dedicata alla Natività di Maria, mentre la realizzazione della terza, quella dedicata alla Presentazione di Maria nel tempio, fu pagata dai fedeli della parrocchia di Mongrando. La comunità di Pralungo, paese situato sulla sinistra del torrente Oropa pagò le spese per la realizzazione della Cappella della Dimora di Maria al Tempio. La quinta cappella, quella intitolata allo Sposalizio di Maria fu a spese della comunità di Chiavazza, Ronco e Zumaglia. Invece Candelo, Cossato e Pollone finanziarono la sesta cappella, quella dedicata all'Annunciazione. La cappella della Visitazione, terminata nel 1720 fu finanziata dalla comunità di Occhieppo Superiore. L'ottava cappella quella dedicata alla Natività di Gesù fu pagata dai pastori delle valli biellesi ma con un importante contributo economico di casa reale Savoia. La cappella della Purificazione di Maria, fu costruita per volontà della popolazione di Vigliano e Valdengo. Invece Le nozze di Cana che è l'intitolazione della decima cappella fu a spese della popolazione di Lessona. Gli abitanti di Valle Mosso si fecero invece carico della cappella dell'Assunzione di Maria. La dodicesima, forse conclusa nel 1640, dedicata all'Incoronazione di Maria in Cielo detta anche del Paradiso fu finanziata dalla città di Biella. Quest'ultima è anche la più complessa con le sue 156 statue. Tutte le statue di terracotta di tutte le cappelle sono realizzate da importanti artisti locali, peccato che alcuni restauri siano stati realizzati malamente, soprattutto nelle colorazioni.
Le altre cappelle sono dedicate alla storia del Santuario, come quella dedicata a San Luca che la tradizione vuole artefice della statua della Madonna di Oropa, Quella del Trasporto invece fu costruita per ricordare il miracolo compiuto dalla Vergine, che impedì il trasferimento del suo simulacro a Biella, diventando sempre più pesante man mano che si allontanavo dal Santuario fino a tornare leggera nella sua ricollocazione originale. Ancora quella detta Capella del Roc che la tradizione vuole edificata sul luogo in cui Sant'Eusebio depose la statua oggi venerata. Ancora poi quella di San Fermo, San Giuseppe, Sant'Eusebio e la Maddalena.
Sul fianco sinistro del Sacro Monte, a poca distanza si erge il cimitero monumentale di Oropa. La particolarità di questo cimitero, collocato a oltre mille metri di altezza, risale al 1877, su progetto dell'Ingegner Ernesto Camusso e fu ampliato nel 1888, 1934 e 1967. Anticamente le sepolture erano in una cripta sotto il primo cortile del Santuario, le salme furono poi trasferite nel cimitero monumentale. E' un complesso monumentale che risulta di una grande suggestione ambientale. Ma il cimitero è anche una vera e proprio galleria d'arte sia per i monumenti funebri, edicole e cappelle funerarie.



Fine XXIII parte.