Blog di Dante Paolo Ferraris

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A zonzo con il calessino (XXIX parte)

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CalessinoTransitiamo per Cavaglià, paese dove ha vissuto per anni Gian e dove per diverso tempo ha lavorato come autista in un locale sodalizio.
Il borgo è quasi totalmente pianeggiante. In tempi recenti vi sono stato ripetute volte a visitarlo per la sua storia. L'ipotesi principale sull'origine del nome di Cavaglià è Cabaliaca da Caballius poiché forse un tempo vi era una stazione di cambio cavalli. Altre varianti al nome possono essere Cabanaca o Cabaliate. Invece, secondo lo studioso Rondolino, l'etimologia del toponimo andrebbe cercata nella voce celtica caula, ossia "cavità naturali formate da colli isolati e da catene di colli a guisa di valli o convalli", in quanto il nome primitivo sarebbe stato anche Caulliaca, vale a dire luogo delle valli o convalli. Ma il suo stemma araldico è un cavallo rampante col motto "non medu sed vi" (non paura ma forza).
Cavaglià sorge in un'area popolata sin dall'epoca preistorica e sicuramente abitato da popolazioni celtiche che diedero nome a diverse regioni intorno all'abitato principale. Il primo documento scritto da cui si apprende l'esistenza del luogo, formato dall'unione di più case o cascinali, è una donazione del 961, quando il borgo era dominio del monastero di Santo Stefano di Vercelli, dal quale nel 963 passerà tra i possedimenti del conte di Cavaglià, Aimone.
Il borgo ha diversi edifici religiosi che testimoniano da una grande diffusione del cristianesimo fin dai suoi periodi più antichi. Già prima dell'XI secolo vi era la presenza della Chiesa di Santa Maria del Babilone, poi nel 1200 si attesta anche la pieve di San Pietro.
Nel 962, Cavaglià risulta sotto il dominio del primo conte di Cavaglià, Aimone.
La Signoria fu mantenuta per tre secoli dai suoi eredi, ma il declino arrivò con la fine dell'imperatore Federico II. Infatti i nobili di Cavaglià parteggiarono per il partito ghibellino e con la pace del 1254 furono costretti a riconoscere l'autorità del comune di Vercelli. Il borgo fu colpito da numerose pestilenze e carestie.
Cavaglià, divenuto borgo franco nel 1257, passò sotto vari governi, compreso i Visconti di Milano e nel 1426 entrò sotto il dominio del Duca di Savoia, Amedeo VIII. I Savoia vendettero la Signoria agli Scaglia, con diverse altre successioni fino al 1622, poi divenne infeudata alla sorella del duca, Ludovica Maria di Savoia. Nel 1630 una grave epidemia di peste provocò molti morti, così come il transito delle truppe francesi, dirette ad Ivrea, all'inizio del secolo successivo.
Nel 1671 Cavaglià passa al conte Paolo Gontieri, Ammiraglio del Po. Nel 1789 diventa di proprietà dei marchesi Doria di Ciriè. Il passaggio degli austriaci e dei napoleonici a cavallo del XIX secolo portò ulteriori gravi conseguenze alla popolazione. Durante la prima guerra mondiale, Cavaglià subì le conseguenze dell'epidemia di influenza, la famigerata "spagnola", che falcidiò buona parte della popolazione. Al di là di queste tristi storie, questa è una città che merita proprio una visita per le sue testimonianze artistiche.
Nella parte alta c'è la Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo edificata tra il 1780 e il 1786 su progetto dell'architetto Filippo Castelli di chiara impronta Barocca. La chiesa è a una sola navata con una cupola alta 50 metri, conserva internamente arredi lignei settecenteschi tra cui un coro Rococò con gli stalli acquistati nel 1805 dal monastero di Santa Maria della Sala di Andorno Micca ed un prezioso organo ottocentesco. Consacrata nel 1798 la Chiesa conserva una fonte battesimale realizzata dal disegno di Alessandro Antonelli, lo stesso progettista della Mole di Torino. La Chiesa Parrocchiale è stata riedificata su un precedente edificio religioso risalente a fine XVI secolo; della vecchia chiesa rimane solo il campanile del XVI secolo.
Sempre nel centro storico si possono trovare antiche case porticate con vecchie finestre Gotiche. Nelle vicinanze della parrocchia si può ammirare l'Oratorio dedicato ai Santi Francesco e Bernardino. In origine questa era la Chiesa della confraternita dei Disciplinati, anch'essa sorta su un precedente edificio religioso. Conserva preziosi dipinti murari del XVIII secolo che rappresentano episodi di San Francesco d'Assisi; peccato che siano in parte danneggiato dall'umidità.
A pochi passi da San Francesco sorge l'Oratorio di San Rocco. L'Oratorio fu demolito e ricostruito verso il 1746, in seguito ad un voto della popolazione dopo una pestilenza che colpì il bestiame.
All'ingresso del paese invece, si trova il Castello Rondolino, realizzato nella prima parte del XVIII secolo e ristrutturato in stile neo-medievale a fine XIX secolo. Invece del vero Castello, quello citato nei vari documenti, rimane solo il toponimo, "dietro il castello"; i suoi ruderi erano ancora visibili nel XIX secolo. Attualmente i ruderi non sono visibili, ma le fotografie aeree ne evidenziano il luogo di edificazione e la sua conformazione irregolare.
Una delle cose che mi ha sempre affascinato di Cavaglià, ogniqualvolta che vi transito, è la maestosa chiesa di Santa Maria di Babilone, edificata nell'area cimiteriale, molto visibile lungo la strada provinciale che conduce a Santhià.
La sua imponenza e la sua forma ellittica non possono non colpire il viaggiatore. È considerata sia per le sue forme che per l'eleganza un esempio di primo Barocco piemontese. Già anticamente, sullo stesso sito, sorgeva un altro edificio religioso; nel 1440 si fa menzione di una ecclesia sanctae mariae da babilona di cui vi era notevole fervore devozionale che farà sì che nel 1620, grazie anche ad una donazione del duca Carlo Emanuele I, darà il via all'edificazione della nuova chiesa.
L'alto pronao che incornicia il portale d'ingresso è settecentesco. Al suo interno un gruppo in terracotta posto sopra l'altare maggiore e raffigurante l'adorazione dei magi è forse l'unico elemento risalente alla precedente chiesa, databile tra il XII e il XIV secolo.
Purtroppo l'apparato decorativo interno è alquanto deteriorato.
Prima di lasciare Cavaglià, alla volta di Viverone, con Gian ricordiamo la presenza in questo borgo del biellese di un Cromlech, un complesso megalitico, recentemente scoperto, composto da "menhir", di cui gli studiosi fanno risalire alcuni di questi antichi massi ad epoca neolitica. È affascinate pensare come questi enormi megaliti, posti in forma circolare, potessero servire per segnare il sorgere e il tramonto del sole e della luna, l'allineamento dei pianeti e il ciclo delle stagioni.
Dopo questa breve sosta a Cavaglià il calessino corre verso Viverone dove ci aspetta il lago.



Fine XXIX parte.