Blog di Dante Paolo Ferraris

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Il mio Piemonte: Alice Castello

E-mail Stampa PDF
Alice CastelloLa giornata è splendida e raggiungere Alice Castello è stato un bel viaggio, soprattutto giungendo dopo aver costeggiato il lago di Viverone ed essersi immersi nelle strade che attraversano splendidi vigneti.
Il borgo, un tempo denominata Alice Inferiore, deve il suo nome probabilmente da patronimico latino Allicus nella forma di ablativo plurale Allicicis e la specificazione della presenza di un castello che domina l'abitato.
Sul suo territorio ci sono stati dei rinvenimenti di epoca longobarda, ma i primi cenni storici del borgo risalgono al X secolo. Infatti nel 963 l'Imperatore Ottone I concesse Alice al conte Aimone di Vercelli. Nell'anno 1000 l'Imperatore Ottone III, invece, concede l'investitura di Alice alla chiesa Vercellese.
Nel XII secolo risultano feudatari di Alice le famiglie dei Conti di Cavaglià e Bondoni, nel secolo successivo Alice subì i contrasti tra i comuni di Ivrea e Vercelli, fino a quando nel 1231 Alice passò sotto la diocesi eporediese.
Nel frattempo l'Abbazia di Sant'Andrea di Vercelli acquisì tre quarti di feudo, mentre ai Bondoni rimase l'ultimo quarto. L'Abbazia affidò poi i suoi beni a Pietro Bicchieri del partito Ghibellino.
Nel 1335 il borgo passò sotto i Visconti e tra il 1404-1417 fu sotto il controllo del Marchese Teodoro II del Monferrato, passò successivamente ai Savoia nel 1427 e nel 1446 passò in feudo ai Masino dei Valperga.
Imponente fu nel 1649, il terribile saccheggio che Alice subì da parte delle truppe Spagnole. I diritti che l'Abbazia di Sant'Andrea ancora aveva sul borgo e sul castello furono venduti solo nel 1746 ai feudatari.
Come accedo al borgo, trovo subito un pilone votivo che attira la mia attenzione; infatti, fermandomi, posso ammirare la Madonna con il Cappello, ritratta sull'edicola del pilone votivo, datato anteriormente al 1780.
L'immagine rappresenta la Madonna con in braccio il bambino Gesù, su un asino condotto da un angelo. Al fianco della Madonna vi è San Giuseppe che insieme fuggono in Egitto. La Madonna veste semplici abiti, ma porta sulla spalla sinistra il mantello blu, intorno al collo un leggero girocollo e sulla testa un ampio cappello di paglia a falde larghe.
Lasciata l'auto, inizio ad aggirarmi per il paese. È il classico borgo di campagna, dove le case non sono molto alte, in genere a due-tre piani, con facciate colorate e con molti vasi da fiore sui balconi.
Immancabili gli anziani seduti ai tavolini fuori dai bar o all'ombra sulle panchine intenti a discutere, mentre le donne sono sull'uscio di casa a "cianciare" con le vicine o impegnate a fare la spesa o ancora a tenere a bada i bambini.
I suoi gioielli sono le chiese; la prima che incontro è quella posta sulla strada proveniente da Biella; già da lontano la sua bianca facciata e la sua snella e alta cella campanaria destano la mia attenzione. Questa è la chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano che venne edificata verso la fine del XVI secolo quale voto fatto dagli alicesi ai Santi Fabiano e Sebastiano, affinché con la loro intercessione il borgo fosse liberato dalla peste.
Il caldo è asfissiante ma con calma mi reco in un bel parco, ove sotto ai frondosi rami degli alberi sorge la chiesetta campestre di San Gratò. Questa chiesetta è denominata campestre perché un tempo era situata in mezzo alle campagne alle porte del borgo.
Anche questa chiesetta, che oggi presenta un bel portico posto davanti all'ingresso, nasce a seguito di un voto fatto dagli abitanti per essere liberati dai Maggiolini che erano diventati un flagello e stavano distruggendo le viti e le colture; ricordiamo infatti che San Grato è il protettore delle coltivazioni.
La primitiva chiesetta è del XIV secolo, ma nella seconda metà del XVI secolo fu restaurata per volontà del nobile Nicola Bertone. Esternamente è totalmente intonacata, oltre al bel portico presenta slanciata la cella campanaria.
Il tetto è a capanna e sotto il portico le porte di accesso sono accompagnate ai due lati da due piccole finestre. L'interno a navata unica, custodisce una tela raffigurante San Grato Vescovo e Martire ed un bel crocifisso.
Lasciato il parco, luogo di frescure, mi riporto, sempre a piedi, verso il centro del borgo per ammirare il castello o quello che ne rimane.
Del castello di cui si ha notizia nel 1173 rimane ben poco, infatti ha subito diverse modifiche tra il XVIII secolo e il XIX secolo. Il Castello non è ormai che un grande palazzo, del vecchio castello non rimane più nulla, se non il muraglione esterno.
L'attuale costruzione è un grande bell'edificio con ampie finestre. L'interno ha decorazioni sulle volte, sicura residenza signorile. All'interno vi si conservava una piccola cappella con relativo altare. Sulla lunga facciata esterna curvilinea si notano, delle particolar finestre a forma di fiore poste sotto ai locali del solaio. Non mi è dato a sapere la data della costruzione di questo palazzo; tuttavia, visto lo stile architettonico dell'edificio posso ipotizzare sia stato edificato intorno al secolo XVII. Di proprietà ecclesiastica, il palazzo fu incamerato sotto la denominazione napoleonica nei beni pubblici e poi ceduto al barone francese Domenico Du Port.
Nei pressi del castello, in posizione dominante vi è la chiesa Parrocchiale di San Nicola di Bari, la si raggiunge attraverso una lunga scalinata a forbice.
L'attuale chiesa sorge sulla precedente parrocchia, demolita per far spazio al nuovo edificio religioso costruito tra il 1745 e il 1760.
Del vecchio edificio rimane solo la parte inferiore del campanile dove un cartello turistico lo indica come campanile della comunità e come data della prima costruzione 1160. La facciata della chiesa di San Nicola è severa con i suoi mattoni in vista e le sue fatture chiaramente barocche.
All'interno della chiesa sono conservate sotto l'altare maggiore le reliquie di San Concordio e San Tranquillo. Sul lato sinistro della chiesa, invece, si erge la chiesa della confraternita dei disciplinati dell'Immacolata Concezione. Questa chiesetta fu edificata nel XV secolo, ma pare vi fosse in precedenza edificata una chiesa più antica. L'attuale edificio religioso fu ampliato e restaurato nel XVIII secolo.
La chiesetta ha una navata unica con tre altari. L'altare maggiore, in legno dorato scolpito, porta al centro un grande quadro raffigurante l'Immacolata Concezione. Gli altri due sono dedicati a Sant'Antonio abate e alle Anime dei purganti.
La chiesetta ha una facciata semplice, tetto a capanna, una porta unica con sopra una semilunetta con trifora, due lesene decorative ai lati, un marcapiano con fregi in stucco divide l'ordine inferiore del timpano. Sul lato sinistro ha un piccolo porticato con una porta che apre sulla sagrestia.
Sceso ai piedi della chiesa c'è il bel pozzo di Prelle, datato XVII-XVIII secolo. Poco distante una bella casa in mattoni a vista su due piani, in stile barocco piemontese, è identificata come casa della Cappellania "Caldera-Morelli" (notaio), datata XVI-XVIII secolo.
Poco distante, quasi fuori dal borgo e nei pressi di un canale dove scorre acqua fresca e limpidissima vi è la chiesa di San Rocco.
Due anziani signori, seduti all'ombra della chiesa, mi rivolgono un cenno di saluto; quando capiscono che voglio fotografare la chiesa, si alzano e "inforcando" la bicicletta che era appoggiata alla chiesa, si allontanano.
L'attuale chiesa è del 1940 e fu riedificata su un precedente edificio religioso del XV secolo. La chiesa fu edificata quando nel paese infuriava la peste e nei suoi pressi fu allestito un lazzaretto e il cimitero degli appestati.
La chiesa ha una navata unica, il tetto a capanna, la facciata in mattoni a vista ed è suddivisa in due ordini, più il timpano. Nel primo ordine vi è la porta e due finestre laterali a questa, tutte in forma gotica. Nel secondo ordine, al centro, ci sono due piccole finestre, sempre in stile gotico.
Percorrendo il paese, l'ora è ormai di pranzo e con il caldo torrido, i suoi abitanti sono per lo più chiusi in casa intorno al desco. Si sentono solo rumori di piatti e profumi diversi uscire dalle finestre di casa.
Transito così per la piccola piazza dedicata ai fratelli Savio. La piazza mi appare come una cartolina sbiadita degli anni ‘60 del XX secolo, con le piccole case colorate, i vasi di fiori sui davanzali delle finestre o sui balconi.
La piazza ricorda i fratelli Savio, trucidati dai repubblichini fascisti, Oreste nacque ad Alice Castello come suo fratello Nicolino, aveva 24 anni e faceva il panettiere a Baio Dora. Costui, partigiano con il nome di battaglia "Walter", fu fatto prigioniero durante un rastrellamento e fu fucilato ad Ivrea. Prima di morire Oreste disse "adesso uccidete me, ma ricordatevi che presto uccideranno anche voi"; questa frase provocò una rabbiosa reazione del plotone di esecuzione che lo sfigurò sparandogli sul viso a colpi di mitra.
Nicolino, invece, aveva 19 anni, nome di battaglia "Pio"; fu catturato in montagna e portato a Biella con altri partigiani catturati, il 3 giugno 1944. Questi ultimi prima di essere fucilati in piazza a Biella furono torturati.
I parenti dei fratelli Savio, in un intervista per il giornale LA SESIA raccontarono: "a Nicolino strapparono le unghie, gli occhi e i testicoli ma questo non gli impedì di gridare VIVA l'Italia".
Raggiunta l'auto mi dirigo verso il Santuario della Madonna della Misericordia. Il Santuario si trova fuori dall'abitato lungo la strada provinciale Alice-Santhia. La chiesa conventuale è molto antica e pare che fosse luogo di sosta e assistenza dei pellegrini. L'edificio durante il colera del 1860 fu adibita a lazzaretto.
La curiosa sorpresa è che durante i suoi restauri, fu rinvenuto, nascosto dall'altare maggior, un pilone in muratura sul quale è affrescata la Madonna con in braccio il Cristo morto e ai suoi lati San Francesco che riceve le stigmate, un fraticello che legge il vangelo, San Bernardo con il demonio incatenato e il committente. L'affresco è stato attribuito alla scuola giottesca.
Non mi resta che lasciare Alice Castello, soddisfatto di aver visitato un piccolo, ma affascinante borgo del mio Piemonte.