Blog di Dante Paolo Ferraris

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Bergamo (IX parte)

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BergamoAttraverso nuovamente la bella piazza Vecchia di Bergamo alta, che insieme ad un tratto di via Gombito si è riempita di turisti. I locali sono pressoché tutti pieni di avventori. Lascio via Gombito e percorro brevemente via san Lorenzo fino a raggiungere Piazza del Fieno. Come indica il toponimo in questa piazza si svolgeva,un tempo il mercato del fieno e non è difficile immaginare i carri carichi di paglia e fieno, trainati dai buoi, fermi su questa bella piazza al posto delle auto parcheggiate, come è immaginabile sentire il vociare dei mercanti nelle taverne delle antiche case medioevali che ancora vi si affacciano.
Fanno bella mostra di sé anche alcune case torri. Tra l'altro, nelle cantine di alcuni edifici privati, sono stati trovati resti riconducibili alle terme romane. La piazza è in ciottolato di fiume, ciò la rende maggiormente caratteristica, circondata dalle antiche case in pietra. Su un palazzo trovo una lapide che ricorda che vi abitò Giuseppe Milesi che nacque nel comune bergamasco di San Giovanni Bianco nel 1915 e morì a Roma nel 200.
Costui fu un noto pittore nato da una famiglia povera che apprese le prime nozioni artistiche presso l'Istituto Botta di Bergamo, dove imparerò l'arte dell'intaglio. Successivamente frequentò l'Accademia Carrara per poi proseguire gli studi a Milano, all'Accademia di Brera. Fu proprio a Milano che espose le sue prime opere al Premio di pittura Sarfatti, ottenendo il primo premio al concorso Nazionale del Disegno nel 1939. Interruppe gli studi universitari al Politecnico di Milano negli anni del conflitto mondiale, partecipandovi come granatiere sul fronte greco-albanese.
Nel dopoguerra partecipò a diverse esposizioni artistiche vincendo diversi premi. Si dedicò all'insegnamento sia al Liceo Artistico di Bergamo, successivamente all'Accademia di belle arti di Bologna, con la cattedra di pittura e decorazione. Prendo via Solata, anch'essa realizzata in ciottolo di fiume. Su questa strada si affaccia il Convento di san Francesco. Edificato tra la fine del XIII e l'inizio del XVI, il Convento di San Francesco è un bellissimo esempio di architettura conventuale medievale. Il convento ospitò san Bernardino da Siena nel 1411 e 1419, quando visitò la città di Bergamo, ma anche l'arcivescovo di Milano san Carlo Borromeo venuto a Bergamo in visita pastorale nel 1575, dove vi fu ospitato durante i suoi tre mesi di permanenza.
Padre Maestro Camillo Besi Guardiano nel 1716, così lo descrive in «Note brevi di cose bergamasche ignote o quasi di Luigi Chiodi»: «L'anno di nostra salute 1220 come raccogliersi dall'historie di Bergamo manoscritte pag.76 fu fabbricato il monastero insigne dei Padri Minori Conventuali di S. Francesco. Il luogo di fabbricarlo fu donato dalla nobilissima famiglia de sig.ri Bonghi come ritrovasi da una annotazione posta in pittura sotto un occhio del refettorio e posta nel claustro inferiore. Questo nostro convento adunque è composto di tre chiostri: l'uno esteriore dipinto con miracoli di S. Antonio di Padova; e nel medemo vicino alla porta prima ritrovasi una Vergine miracolosa detta del Baglino a cui ricorrono tutte le femine lattanti, acciò non gli manchi il latte per nodrire le creature che allattano …».
Il complesso era composto dalla chiesa di San Francesco, dal Chiostro delle Arche e dal Chiostro del Pozzo; la struttura è a tre piani comprensiva di sala capitolare, celle, dormitori, refettori, cucine e infermeria. Nella sala ove si riuniva il Capitolo, ossia l'assemblea dei frati, di forma quadrangolare, con volta a crociera, vi è la presenza, sulla parete di fondo, dell'affresco, benché danneggiato, raffigurante la Crocifissione con san Girolamo.
Sono di notevole interesse anche altri affreschi, in parte visibili ancora oggi come nel chiostro maggiore detto anche delle arche perché utilizzato nel XIV secolo come luogo di sepoltura. Infatti era detto delle arche perché conteneva, appunto, arche sepolcrali delle nobili famiglie cittadine ma era chiamato anche chiostro dei morti per lo stesso motivo. Le sepolture erano separate da due colonnine binate rette complete di basamento e capitelli gotici con delicati ornamenti e figure.
La costruzione di questo chiostro è successiva a quella dell'edificio conventuale ed è databile XV secolo. Ma anche il chiostro minore detto del Pozzo per la presenza di una capiente cisterna posta al suo centro offre molte meraviglie, come la possibilità di porre il mio sguardo, alla sottostante città bassa e alla cinta montuosa che la circonda. Questo chiostro di forma quadrata è di minore grandezza del Chiostro delle Arche ma anche lui, anche se una parte è stato trasformato in terrazza conserva affreschi del XVIII secolo raffiguranti i miracoli di San Francesco, peraltro deteriorati ma ancora visibili che hanno coperto mirevoli affreschi trecenteschi.
Apprendo da una guida che il Convento era dotato di un terzo chiostro, ormai scomparso. Nel corso della sua storia, l'edificio non subisce particolari modifiche fino alla soppressione avvenuta alla sua soppressione 1797 per volontà di Napoleone Bonaparte. L'edificio vide degli spazi modificati ed adibiti prima a ospedale, poi a carcere e infine a casa di pena. Divenuto proprietà comunale fu destinato a scuola elementare, ed oggi il Convento è adibito a spazio museale.
Uscito dall'ex convento, raggiungo la fontana sant'Eufemia. Fontana recentemente restaurata, non presenta particolari ornamenti ed è realizzata in massicce pietre squadrate. Mi soffermo per comprendere quanto il selciato piano stradale sia molto ribassato nei confronti di quello attuale. Prendo via alla Rocca, costeggiata da case con bei portali in pietra scolpita, come quello al civico 10 che ospita il convitto pensionato "Caterina Cittadini". Raggiungo così la Rocca con il bel parco della Rimembranza.



Fine IX parte.