Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Sambuco

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SambucoLa giornata mi si presenta con un sole caldo e luminoso, anche se la strada è lunga mi pare scorrevole grazie alle note delle canzoni dei miei cantanti preferiti che ascolto dall'autoradio. Come imbocco la valle Stura che divide le Alpi Cozie da quelle Marittime, lo scenario si fa più suggestivo grazie ai frondosi boschi che ricoprono le montagne.
Oggi voglio visitare il Comune di Sambuco il cui toponimo si presume derivi molto all'omonima pianta che è presente in queste zone, ma anche dalla sambuca, un'antica arpa pastorale di forma triangolare usata in cerimonie religiose o addirittura dallo Stambecco in lettura nella forma costipata sottraendo la T. Sambuco è un Paese di lingua occitana con tradizioni e storia antichissime.
Citato per la prima volta in un documento del 1165 tra le ville possedute dai Procardi e Berardi signori di Vinadio, sotto il dominio dei Marchesi di Saluzzo. Nella sua storia, Sambuco, compare poi nel 1308 sotto Carlo II d'Angiò e nel 1376 la regina Giovanna d'Angiò concede il Borgo in feudo a Franceschino Bolleris fino al 1388 quando Amedeo VII di Savoia occupa la valle Stura e da questo momento anche Sambuco rimarrà sotto il dominio dello Stato Sabaudo. Negli anni venti del XX secolo a Sambuco si edificarono diverse caserme militari occupando 15.000 m². Nella parte a monte del Paese, fu scavata la "Galleria Comando" all'interno della montagna, un punto di osservazione e comando celato tra i monti della vallata a difesa dei confini italiani. Parte di queste costruzioni, quelle di superficie, sono oggi adibite a colonie estive. Il comune si compone di borgate sparse con belle case in pietra circondate da verdi prati e fitti boschi. Il centro abitato principale si sviluppa nella parte alta, dove, lungo la via principale "Umberto I", si trovano quasi tutti i principali servizi. Nella parte intermedia Clauzio invece vi si trova il campanile municipale di San Bartolomeo; ancora nella parte bassa detta Villetta è dove si sono costruite buna parte delle caserme.
La mia passeggiata prende avvio dalla bella terrazza panoramica al centro del Paese da cui è possibile ammirare l'ampia valle con i suoi maestosi monti a farne da sfondo. Montagne ricoperte da grandi foreste di abeti bianchi.
E se oggi Sambuco è un piccolo comune turistico, un tempo le numerose borgate arrivavano ad ospitare una popolazione di oltre mille persone composta da grandi famiglie patriarcali. Belle case, allettanti vetrine di negozi che mettono in mostra prodotti locali, alberghi, bar e botteghe artigianali fanno da cornice a Via Umberto I. Molte le meridiane dipinte sulle case, come diverse le bandiere con la croce Occitana a testimonianza della fierezza di questa minoranza linguistica. Sulla Piazza del belvedere si affaccia il Palazzo Municipale con l'ufficio postale. Sono molti i turisti che vi trovo e tanti sono stranieri. Infatti grazie ad una serie di antiche vie e sentieri che conducono alle malghe dei campi e agli alpeggi è molto sviluppato il trekking, i percorsi in mountain bike e a cavallo. Le passeggiate fra i boschi di abeti bianchi in estate e con le racchette da neve in inverno, hanno permesso a questo Borgo di sopravvivere, nonostante una forte migrazione negli anni passati.
Oltre il turismo l'attività principale del Comune di Sambuco è l'agricoltura, in particolare l'allevamento di bovini e ovini. L'Agnello Sambucano, caratteristica razza ovina autoctona detta anche Demontina, è una razza dalla triplice attitudine, cioè in grado di fornire carne, lana e latte, anche se in limitata quantità. Particolarmente apprezzati sono i formaggi, formaggette o delle tome di media stagionatura di latte della pecora sambucana.
Raggiungo così la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria, costruita su uno sperone roccioso e per questo detta anche Madonna del Roccasio, un bell'esempio di stile Barocco del XVIII secolo. La Chiesa in realtà è dedicata a San Giuliano, alla Concezione di Maria, San Rocco e San Cristoforo. Anticamente in questo sito si ergeva una chiesetta dedicata alla Vergine. L'attuale Chiesa ha una maestosa facciata a salienti, tripartita da leggere lesene e con tre porte d'accesso, di cui la maggiore con un bel timpano sopra l'architrave. Due finestre laterali completano il primo ordine, sopra a uno sporgente marcapiano in una nicchia in posizione centrale è collocata la statua della Madonna con ai lati due medaglioni affrescati con l'effige dei Santi titolari. Anche il timpano del frontone è ampiamente decorato. L'interno, assai luminoso, è a triplice navata e conserva diversi affreschi novecenteschi del pittore Giorgis e anche belle tele devozionali.
Uscito dalla Chiesa rivolgo lo sguardo al minuto campanile in pietra che si erge guardingo sulla vallata e alla scritta incisa sopra il timpano della porta centrale che recita quasi minacciosa: "Questa è la casa di Dio. É la porta del cielo. Infelice chi non la frequenta e non la rispetta". Nei pressi della chiesa vi sono le ex scuole elementari dove è stato creato il Centro di Documentazione di Valle allo scopo di raccogliere documenti, sviluppare la ricerca, tutelare ed organizzare iniziative di valorizzazione del patrimonio storico e culturale della Valle. Il Centro ospita la mostra permanente "Le Abbadie della Valle Stura", infatti nella mia passeggiata su via Umberto I avevo trovato un affresco su una casa che ricordava "La baìa dal Sambuc" ove erano ritratti l'Abbà, l'Alfiere e il Tenente dell'Abbà intorno ad un tavolo imbandito con vino e il pane.
A Sambuco infatti si celebra un antica festa ogni anno sul finire del mese di agosto, dove un plotone di uomini a scorta del Sindaco e della statua di San Giuliano, percorrono le strade del Borgo. La baìa deriva dalle antiche forme di milizia cittadina e comunale che erano impiegate a difesa degli abitati e delle persone ed indossano uniformi con feluche con pennacchi colorati giubba a coda di rondine, calzoni stretti al ginocchio guanti e calze e candide scarpe con fibbie in argento, armati di sciabole e alabarde.
Riprendo l'auto per visitare le altre borgate e le loro bellezze architettoniche. Dapprima mi reco a visitare la Cappella di San Giuliano in stile Romanico del XII secolo, posta all'interno del cimitero. Questo edificio presenta monofore in pietra tufacea e un campanile a vela sul colmo della facciata e fu anche per un lasso di tempo la Chiesa Parrocchiale di Sambuco. Presenta una facciata semplice ed austera, intonacata con tetto a capanna e tra due finestre un affresco con il martirio di San Giuliano. Per raggiungere la Cappella di Sant'Anna in frazione Chiardoletta devo attraversare nuovamente tutto il Borgo e seguire una strada sterrata tra boschi e verdi pascoli. Negli alti pascoli ci sono ancora costruzioni in pietra con volta a botte ricoperte interamente di terra, chiamate "las trunas", alle quali spesso veniva sovrapposta una grangia adibita a stalla e fienile e che era usata come abitazione stagionale dai pastori di un tempo. Questa chiesetta, già documentata nel XVIII secolo, custodisce diversi ex voto e popolarmente si crede che il suono della sua campana abbia il potere di allontanare la grandine.
Sempre in auto mi reco in frazione Clauzio, dove si trova il campanile di San Bartolomeo eretto a metà del Cinquecento in posizione di controllo su tutta la valle. Il Borgo è carino, molto ordinato, con belle case e strutture ricettive accoglienti.
Dopo aver parcheggiato l'auto mi inoltro tra le stradine che hanno un bel selciato in pietra, cani e gatti curiosi osservano il mio passeggiare seguendomi con lo sguardo. Raggiungo così la più nota testimonianza di Clauzio se non di tutta Sambuco, ossia la Torre civica di San Bartolomeo. Questa era il campanile della scomparsa Chiesa di San Bartolomeo, distrutta nel 1794 durante l'occupazione francese. La torre costruita intorno al 1445 è realizzata interamente in pietra ed ha cinque piani, con un'alta cuspide piramidale, presenta una monofora ed un orologio. Reca alla base un grande masso su cui spiccano il nodo dei Savoia e un'iscrizione risalente al 1451 che recita "Hoc opus fecit fieri communitas Sambuci Anno 1448 Ind.11.7. Mai" La torre fu utilizzata anche come posto di avvistamento in occasione delle scorribande dei vari eserciti che nei secoli hanno attraversato la vallata. Una targa ricorda la vedetta Giovanni Bonetto che fu catturato e gettato dalla Torre il 21 settembre 1774 dalle truppe dell'esercito Franco Spagnolo.
Il panorama verso Sambuco con alle spalle il monte Bersaio in questa giornata con uno splendente sole è magnifico, proprio una bella cartolina. Accompagnato da un bel gatto rosso che si è fatto coccolare tutto il tempo della mia permanenza sotto la torre, ritorno all'auto, ormai da dietro le finestre delle case si sentono i tipici rumori del pentolame nelle cucine di queste abitazioni. Devo accelerare la mia visita alle altre borgate se voglio trovare ancora qualcosa sul desco della trattoria in cui ho prenotato.
Raggiungo così facilmente la regione la Villetta, posta lungo la strada d'accesso a Sambuco; anche questa località è edificata con le tipiche costruzioni di montagna ed anche questa ha una bella cappella dedicata a San Michele che si prospetta sulla strada principale. Questo piccolo edificio religioso, dalle linee semplici e sobrie era già attestato nel 1770 dall'Arcivescovo di Torino in visita pastorale. Costruita nel 1721 ha il tetto a capanna con facciata interamente intonacata ed un affresco posto sopra la porta d'accesso in cui San Michele schiaccia il demonio.
Un piccolo campanile con monofora guardingo pare vigilare sul Borgo. Ritorno verso Sambuco dove pranzerò, non prima di aver assunto informazioni sulla Cappella di San Lorenzo posta in frazione Moriglione; questo è un piccolo edificio religioso che si trova in posizione panoramica, già documentato nel 1686, che presenta un piccolo campanile e una facciata intonacata.
Ormai ho i piedi sotto il tavolo, le libagioni di oggi sono tutte legate alla tradizione del luogo, pertanto non mi faccio mancare l'agnello sambucano dal gusto raffinato e saporito che va cucinata in modo semplice con l'aggiunta di olio d'oliva aromatizzato con erbe locali di montagna. Ma anche un assaggio di "crouzet" è d'obbligo; sono una pasta che ricorda le orecchiette, condite con la bagna grisa, ossia una salsa di cipolla e aglio soffritti, latte, panna e formaggio stagionato sminuzzato.
Lascio il piccolo Borgo Sambuco, la Valle Stura, con lo spettacolare Monte Bersaio, un esperienza unica da consigliare agli amici.