Blog di Dante Paolo Ferraris

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Il mio Piemonte: Trarego Viggiona

E-mail Stampa PDF
Trarego ViggionaOggi voglio tornare a Trarego Viggiona, un piccolo comune montano situato in posizione soleggiata sui monti che si affacciano sul Lago Maggiore. Ci andai in ripetute occasioni quando un militavo in Associazione di volontariato della mia città, che aveva ereditato una casa e insieme ad altri volontari dovemmo sgomberare l'edificio. Mi sono sempre ripromesso di tornarci ed oggi è la giornata giusta per tornarci.
Il Comune si compone di tre piccoli centri: Trarego, Cheglio e Viggiona. L'obiettivo è di visitare i tre borghi e seguire la strada che lo raggiunge. Unisce i borghi e prosegue fino al Passo di Colle, a oltre 1200 metri, per poi ridiscendere in direzione sud verso Verbania.
Lascio così il lago che ho lungamente costeggiato e che in una bella giornata soleggiata come oggi è veramente fantastico. Inizio ad arrampicarmi sulla montagna, su una strada irta e con molti tornanti. Il paesaggio ai lati della strada è molto bello, sia per i panorama che si apre sul lago, sia per il verde dei boschi che accompagnano la strada.
Il primo Borgo che incontro è Viggiona che ha una storia molto antica. Come gli altri borghi anche la popolazione di Viggiona visse per secoli svolgendo attività agro-silvo-pastorale, unica risorsa economica del territorio. Nell'Ottocento, grazie alla nascita di insediamenti industriali lungo le rive del lago, come il Cappellificio Panizza a Ghiffa e lo Spazzolificio Verbania a Cannero Riviera, si aprirono nuovi sbocchi occupazionali. Furono determinanti per lo sviluppo delle borgate di Trarego Viggiona le rimesse degli emigrati che lavoravano all'estero, ma anche il miglioramento delle vie di comunicazione, soprattutto la realizzazione della strada che da Cannero porta a Trarego e che fu costruita dai militari al tempo della prima guerra mondiale. Grazie all'esperienza maturata dagli emigranti come di cuochi, camerieri rientrati a Trarego Viggiona si sviluppò nelle diverse borgate dall'inizio del XX secolo il turismo. Ciò avvenne grazie anche all'aria salubre ed il clima più fresco che richiama, ieri come oggi, molti villeggianti, quale meta per il periodo estivo lungo le pendici e le colline sopra il lago. Ebbe così inizio la costruzione dei primi grandi alberghi che presto accolsero ospiti provenienti da tutte le parti d'Italia e d'Europa.
Subito all'ingresso di Viggiona a poca distanza dalla strada provinciale, lungo una strada campestre, si erge l'Oratorio della Beata Vergine delle Grazie, luogo della mia prima sosta. Questo edificio religioso, detto "di campagna", fu edificato attorno al 1535 sul luogo di una preesistente cappella di cui rimane tuttora l'affresco con la Madonna in trono che allatta il Bambino, datato 1504. Si tratta di un edificio a croce latina, interamente intonacato, con un portico a tutto tetto. Sotto il portico si apre una sola semplice porta d'accesso affiancata da due finestre quadrate, con sbarre in ferro. Sopra alla porta vi è la dedicazione: "Ave Maria Gratia Plena". Il luogo è immerso nel verde che in questa stagione è abbellito da bei fiori, come molti Iris selvatici, che sono nati nei pressi dell'edificio.
Raggiungo successivamente Piazza Vittorio Veneto e dopo aver parcheggiato l'auto inizio a girare tra le strette vie del Borgo. Le strade sono tutte ben conservate e quelle del centro storico sono tutte in pietra. Le case sono prevalentemente a due piani e per lo più sono in pietra; molte quelle intonacate. Diverse edicole e affreschi votivi, i balconi e le finestre delle case sono quasi tutte abbellite da colorati fiori. Anche la piazzetta centrale è interamente in pietra dove trovo due bei gattoni che si crogiolano al sole, distesi su un muretto in pietra. Il loro sguardo è attento e mi segue, fintanto che non lascio la piazzetta. Raggiungo così la bella Chiesa Parrocchiale dedicata a San Maurizio. Questa grandiosa Chiesa Parrocchiale Barocca consacrata a San Maurizio, edificata nel 1689, ha un bellissimo prospetto. La Chiesa, con tetto a capanna, ampio frontone, conserva sulla facciata diversi affreschi, sia nel secondo ordine, che nel protiro che sovrasta interamente il primo ordine e che presenta un frontone curvato.
La Chiesa è anticipata da un ampio sagrato, sempre in pietra, sul quale si erge, distaccato dalla Chiesa, il campanile. Questo è veramente alto e massiccio, interamente realizzato in pietra; di forma quadrata conserva un grande orologio posto sotto la cella campanaria, mentre il culmine ha un cupolino tondeggiante. Sempre sul sagrato vi è il Monumento ai Caduti di tutte le guerre; una colonna posta su un basamento in pietra sulle cui 4 facciate sono iscritti i nomi dei caduti. La colonna è sovrasta da un aquila che pare prendere il volo.
Accedo così alla Chiesa che è a navata unica, con diverse cappelle laterali, in cui mi soffermo ad osservare sia le statue, che le tele. Si tratta della Cappella del crocifisso con un opera lignea del XVII secolo, della Cappella delle Anime del purgatorio, della Cappella di Santa Gianna Beretta Molla, della ottocentesca Cappella della Madonna e Gesù bambino e quella di Sant'Antonio da Padova. Particolarmente interessante la fonte battesimale, una bella opera lignea della deposizione e l'altare maggiore in marmo del XVII secolo.
Tornato all'esterno, continuo ad aggirarmi tra le antiche case, da dove escono non solo profumi di cucina, visto l'approssimarsi dell'ora di pranzo, ma anche le chiacchiere delle persone che vi abitano, che non sono solo in italiano o in dialetto locale, ma anche in lingua straniera, soprattutto in tedesco; segno di come questo Borgo sia ormai località turistica.
Percorro così via Canobbio, una bella strada selciata che conduce al cimitero. La strada è costeggiata da cappellette che rappresentano la Via Crucis, e che mi raccontano sia stata realizzata negli anni 60 del XIX secolo, dagli studenti della Accademia d'Arte di Stoccarda. La strada è lunga ma bella, incorniciata da case in pietra con bei giardini fioriti.
Raggiungo così il cimitero che purtroppo è chiuso, avrei voluto visitare la "Chiesa Vecchia", oggi Chiesa cimiteriale, ma che fu fino alla costruzione della Chiesa di San Maurizio, l'unica Chiesa di Viggiona, che fu eretta in parrocchia autonoma solo nel 1492. Infatti fino ad allora le chiese delle borgate erano considerate solo Cappelle ed erano sotto la giurisdizione della Pieve di Cannobio.
In queste cappelle, sostanzialmente chiese minori, si poteva celebrare solo la Messa ma non si potevano amministrare i fondamentali come il battesimo. Posso ammirare solo la facciata della Chiesa attraverso le grate del cancello. La Chiesa è un edificio romanico del XV secolo, dichiarato monumento nazionale che conserva importanti tesori d'arte ed antichi affreschi, tra cui una Crocifissione del 1430. Dalla mulattiera posta a sinistra del Cimitero si può arrivare a Cannobio, è sicuramente una bella e rilassante passeggiata di un'ora in discesa nel bosco, ma che purtroppo non posso permettermi di fare.
Rientro così verso i miei passi soffermandomi più volte a osservare gli antichi lavatoi. Prima di ripartire in direzione Cheglio, mi soffermo a gustare qualche piatto tipico della zona. Mi ritrovo così seduto ad un tavolo imbandito, posto su un terrazzo fronte lago. Seguendo i consigli del cameriere le portate si susseguono come il tagliere di affettati ossolani, tomino alla griglia con Moccetta Ossolana, per proseguire con un primo a base di funghi e cacciagione. Termino il mio lauto pasto con una crostata di mele casalinga.
Ritemprato spirito e corpo mi avvio per la borgata di Cheglio, e superata una cappelletta votiva, parcheggio nei pressi dell'Oratorio di San Rocco. Questo piccolo villaggio ha un'atmosfera particolare con i suoi vicoli stretti, tra le abitazioni di pietra, che mi riporta ai tempi antichi, visti solo in alcuni film. Un Borgo ideale per chi ama la serenità e la pace che questo ameno luogo rurale sa offrire.
Nei pressi del parcheggio vi è l'Oratorio dedicato a San Rocco che risale al 1509, ma forse è più antico. Si narra che vi avesse predicato San Carlo Borromeo. L'edificio ha un tetto a capanna con un portico sulla facciata, sorretto da due colonne binate. Un bel campanile con orologio completa l'edificio. L'Oratorio ha una sola porta d'accesso con un bel portale in pietra, affiancato da due finestre quadrate, protetta da grate. Mi dispiace che trovo l'accesso chiuso, così non posso ammirare il prezioso polittico del XVI secolo raffigurante una Madonna in trono con Bambino ed i Santi Rocco, Sebastiano e Martino che vi è conservato.
M'aggiro per il Borgo che in questa stagione è densamente popolato da molti turisti, sicuramente il cagnolino bianco, pezzato di nero e marroncino che mi segue, appartiene a qualche famiglia di turisti. Mi segue silenzioso e si ferma al mio sostare mantenendo una distanza di sicurezza pronto alla fuga.
Il Borgo è molto carino, con le case addossate l'una all'altra, non mi meraviglierei di trovare qualche anziana signora con la gerla di vimini sulle spalle, il fazzolettone in testa e un ampio vestito con un largo grembiulone, magari che indossa ancora gli zoccoli in legno. Sempre a Cheglio trovo un antica Cappella di Santa Maria del Buri che presenta un pregevole affresco del ‘400 raffigurante una Crocifissione. Nella vicina piazzetta vi e un crocchio di persone, per lo più villeggianti che con i bambini giocano e chiacchierano. Sempre da Cheglio parte una mulattiera che conduce a Cannero, apprendo da una coppia di escursionisti che stanno seguendo i diversi sentieri. Lungo questa mulattiera vi è una cappella della Vergela, meta di antiche rogazioni, e che possiede un ampio portico che garantiva riparo ai viandanti in caso di cattivo tempo. Anche a Cheglio trovo delle belle fontane in pietra e affreschi votivi.
Saluto il cagnolino che mi ha accompagnato fino all'auto e riprendo la mia strada che mi conduce a Trarego. Come entro in questo Borgo mi accoglie il monumento ai caduti delle guerre mondiali e poco distante vi sono installazioni di opere d'arte moderne. Passo davanti ad un garage che ricordo, quando venni la prima volta a Trarego, era utilizzato come autorimessa dell'ambulanza della locale delegazione della Croce Rossa.
Parcheggio nei pressi del Palazzo Comunale. Per raggiungerlo sono passato davanti a ciò che resta dell'albergo Miramonti. Mi sembra di ricordarlo ancora aperto; erano i primi anni Ottanta e l'albergo in stile Liberty faceva bella mostra di sé con questa grande scritta, le sue ampie vetrate, il suo grande balcone-solarium. Che tristezza vederlo in questo stato di abbandono. Mi immaginavo i suoi clienti che arrivavano durante la Belle Epoque o ad inizio XX secolo a dorso di mulo o su qualche rara automobile dopo che la strada da Cannero fosse resa carreggiabile. Subito nei suoi pressi vi è la Chiesa di San Martino costruita nel XVI. Originariamente intorno ad essa vi era il camposanto, ora è un magnifico "terrazzo panoramico" che volge sui sottostanti boschi e sul lago. Il panorama che si gode è sicuramente ineguagliabile. Anche Trarego ebbe la sua parrocchia autonoma nel 1513. La parrocchiale fu realizzata ampliando un oratorio già esistente forse già dal XIV secolo. L'edificio ha un prospetto a salienti con un portico che vi corre per tutta la facciata. Presenta tre porte d'accesso sul fronte, ma non vi posso accedere in quanto la trovo chiusa. Una bella scalinata in pietra, ombreggiata da Platani, conduce al sagrato della chiesa realizzato in ciottoli. Al suo interno a tre navate, conserva, come descritto da un cartello turistico scritto in italiano e tedesco un altare con la statua della Madonna della Cintura datata 1746, una statua lignea della Madonna Nera di Loreto del XVII secolo, una statua lignea di San Carlo Borromeo del XVII secolo e una pala d'altare con Madonna con Santa Teresa d'Avila del XVII secolo. Il bel campanile fu innalzato nel 2000 perché quello originale, sopraelevato nel Settecento, fu demolito forse nel 1967 perché pericolante.
Bello, curioso e utile una vecchia cabina telefonica posta tra l'ufficio postale e il campanile che è stata trasformata in una biblioteca gratuita, Fanno bella mostra di sé diversi libri che chiunque può prendersi, portare a casa da leggere e poi riportare alla cabina-biblioteca.
Il vicino Palazzo Comunale mi fa ricordare che il Comune di Trarego Viggiona si costituì nel 1928 con l'unione di Trarego, Viggiona e Cheglio. M'inoltro per il dedalo di stradine della borgata, vorrei trovare la casa dell'avvocato Bianchetti che donò al sodalizio in cui militavo.
Anche Trarego è caratterizzato da strette strade e scalinate lastricate in pietra che creano suggestivi angoli. Non è difficile immaginare, percorrendo queste stradine le antiche attività che vi esistevano come la "Latteria Sociale" in cui si produceva e si vendeva il burro e il formaggio, prodotti tipici degli alpeggi. Ma mi raccontava, all'epoca una anziana Signora che abitava nei pressi della casa donata al sodalizio, che suo nonno coltivava la canapa che insieme alla lana venivano filate e lavorate e trasformate in tessuti. Inoltre un giorno, mentre stavamo pulendo il cortile della casa cui l'unico albero esistente aveva con le sue fronde superato il muretto di recinzione e oscurato la piccola strada adiacente, fatto che aveva visto il Comune inviare una "comandata" che ingiungeva al sodalizio di provvedere alla pulizia, l'anziana Signora ci portò il caffè da bere. In quell'occasione mi raccontò "dell'Albero del Pane", ed io, molto più giovane, ascoltavo incuriosito perché non compresi inizialmente di che albero stesse parlando. Si trattava del Castagno che era l'elemento primario della alimentazione ed economia delle genti di montagna. Infatti non era solo utilizzato per il legno, ma i suoi frutti contribuivano all'alimentazione. Le castagne erano consumate arrostite o lessate come facciamo ancora oggi, ma anche essiccate e sbucciate e consumate con il latte o trasformate in farina. Infatti ancora oggi non è raro trovare le cosiddette "gra", piccoli edifici in cui le castagne venivano adagiate su di un graticcio sotto il quale si manteneva acceso un fuoco. Oppure venivano essiccate in casa esponendo le castagne all'aria su un balcone arieggiato, dette lobia. Un altro prodotto tipico delle zone di montagna come queste, ma anche sulle altre Alpi o i miei Appennini, era il seme del Noce. Quest'albero forniva all'uomo il suo gustoso seme che poteva essere mangiato, ma che anche dalla loro spremitura si otteneva un olio molto nutriente.
Non è difficile immaginare tra le strette vie dove fossero le diverse attività commerciali e artigianali, come il macellaio, il panettiere, ma anche calzolaio, falegname, il barbiere o i negozi di generi commestibili e la merceria. Trovo con difficoltà dove stava la casa dell'avvocato Bianchetti, ora non esiste più, sostituita da tre garage in muratura e al posto del piccolo giardino vi è un parcheggio. Che peccato, ricordo bene quella casa con le volte a pavaione realizzate in camorcanna, gli scuri della finestra e la lunga balconata in legno che si affacciava vista lago.
Mentre rientro a prendere l'auto mi sovviene il perché il Comune di Trarego Viggiona fu insignito della Medaglia d'Argento al Merito Civile in memoria delle vittime di un terribile eccidio. Siamo durante la Seconda Guerra Mondiale e la lotta partigiana era particolarmente vivace, mentre la popolazione era assai solidale nell'accoglienza, non solo dei partigiani, ma di tutti coloro che cercavano rifugio in Svizzera.
Il tragico episodio che accadde a Trarego avvenne in frazione Promè, il 25 febbraio del 1945. Quel giorno, nove partigiani della Volante Cucciolo furono accerchiati dalle milizie fasciste. Sette furono uccisi ed i loro corpi seviziati con impressionanti mutilazioni del corpo, solo due riuscirono a salvarsi. Questi ragazzi avevano tra i 19 e i 25 anni. Furono in quell'occasione anche uccisi due civili che passavano per caso nella zona. Il Maggiore Martinez, comandante della milizia fascista, vietò i funerali minacciando di incendiare il paese. Un paesano ebbe a lamentarsi di questo divieto e pochi giorni dopo venne catturato e ucciso. Oggi un interessante sentiero da Trarego porta alla frazione di Promé dove vi è una bella cascata.
Lascio Trarego e mi dirigo in auto verso l'Alpe Colle, per proseguire per Piancavallo, Premeno e scendere verso Verbania. Lungo questa strada non solo incontro un paesaggio a dir poco fantastico, immerso nel verde e con scorci panoramici sul lago Maggiore veramente mozzafiato, ma vi sono molte baite e chalet che sono ben conservate e in questa stagione abitate.
La strada è sinuosa e con moltissimi tornanti. Ogni tanto un cartello mi ricorda che questa via detta anche "Strada Cadorna", oggi interamente asfaltata non solo unisce suggestivi alpeggi, ma porta anche alle antiche fortificazioni della linea Cadorna. Questo è un sistema di fortificazioni realizzato durante il periodo della Prima Guerra Mondiale 1915-18 volute dal generale Luigi Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, con lo scopo di contrastare una eventuale invasione nemica proveniente dalla Svizzera.
Lungo il mio percorso non posso non sostare all'Oratorio di Sant'Eurosia posto a 1055 metri, poco distante dalla strada asfaltata, ma che raggiungo facilmente a piedi grazie ad una comoda strada sterrata. Questo Oratorio, immerso nel verde, in un luogo magnifico ove esiste una fontana di acqua freschissima e limpidissima, è stato costruito su un primitivo edificio religioso del 1667 e poi restaurato e ampliato tra il 1805 e il 1808. L'attuale Oratorio con tetto a capanna e copertura in pietra, ha sul culmine e fronte del tetto una cella campanaria. L'ingresso è anticipato da un portico, anch'esso con copertura in losa. La chiesetta è interamente intonaca.
Sant'Eurosia trova la popolazione del luogo particolarmente devota. Essa è la patrona dei raccolti agresti a cui si riconosce: "il dono di sedare le tempeste ovunque sia invocato il suo nome".
Dopo una breve sosta riprendo l'auto e rientro verso il lago per poi proseguire per casa, soddisfatto non solo di aver rivisto un Borgo che ebbi modo di conoscere fugacemente quasi quarant'anni fa, ma di aver conosciuto meglio un altro angolo del mio Piemonte.