Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Montaldeo

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MontaldeoIl viaggio stamattina è breve, ben presto con l'auto percorro strade incorniciate da verdeggianti colline abitate da vigne, mentre nelle strette valli percorse da rii e rigagnoli verdi alberi di latifoglie nascondono un ricco sottobosco. Stamattina visiterò il piccolo e storico borgo di Montaldeo, sulle colline dell'alto Monferrato ovadese, da sempre terra di confine e di conflitto.
Il toponimo deriva dal latino Mons Alpherius o Mons Alpeo e le prime notizie su Montaldeo si trovano nell'atto con cui i re Ugo e Lotario donarono il borgo all'abbazia di San Marziano di Tortona. Era il 925, e a quel tempo Montaldeo era ancora una marca obertenga sotto la giurisdizione del marchese di Gavi. Il borgo fu distrutto dai genovesi nel 1224, ricostruito nel 1271 dal comune di Alessandria, il paese fu a lungo conteso tra alessandrini e genovesi e nel corso del XIV secolo il paese entrò a far parte dei territori dei Marchesi del Monferrato.
Nel 1430, il borgo venne conquistato e occupato da Francesco Sforza per conto del duca di Milano. A questo periodo risale la costruzione del castello. Montaldeo,inglobato nel Ducato di Milano fu concesso in feudo a Gian Galeazzo Trotti. Dopo il triste episodio della "strage dei Trotti" il paese venne affidato al Vescovo di Alessandria e, nel 1530, alla famiglia Grimaldi.
Nel 1566 i Doria acquisirono il castello, ed altri possedimenti, da quel momento, il borgo rimase dominio della famiglia Doria, il cui primogenito porta ancora oggi il titolo di Conte di Montaldeo.
Nel corso del XVI secolo i Doria provvidero a fortificare ulteriormente il castello dotandolo delle bertesche per le fucileria sugli spalti. Nonostante ciò nel corso del XVII secolo Montaldeo fu devastato dalle scorrerie, saccheggi delle milizie straniere che nel 1625 occuparono Montaldeo. Al loro comando vi era Galeazzo Trotti, uno dei discendenti della famiglia massacrata dalla popolazione il che fece temere una rappresaglia. Fortunatamente ciò non avvenne e la popolazione attribuì questo miracolo all'intercessione di Santa Caterina in cui onore eressero una chiesa.
Fra il 1640 e il 1655 anche Montaldeo subi incursioni e razzie da truppe di passaggio, dai piemontesi ai tedeschi e nuovamente i francesi. Questi ultimi addirittura bruciarono nel castello molti documenti, tra cui alcuni documenti che interessavano la famiglia del Cardinale Mazzarino, il potente primo ministro del re Luigi XIV. Infatti gli antenati del Cardinale, trovarono rifugio a Montaldeo e a Castelletto profughi dalla Sicilia. Fu lo stesso Cardinale Mazzarino a scusarsi con la famiglia Doria, inviandogli un salva-condotto per se e per Montaldeo.
Il borgo per alcuni decenni fu assoggettato a disordini e a movimenti banditeschi, come quella del "macellarotto" un certo Robutto che a capo di briganti ne aveva fatto il proprio covo. Ciò era purtroppo favorito dalla condizione di miseria della popolazione che tentarono ripetutamente di penetrare in castello.
Nel 1736 Montaldeo entrò nei possedimenti dei Savoia, ed è nel XVIII secolo che i Doria che vivevano nel castello solo nel periodo estivo ingrandì ulteriormente il maniero. Escluso il periodo di dominazione napoleonica il borgo seguì le vicende d'Italia. Interessante è sapere che nell'anno 1224, infatti, durante la guerra fra Genova ed Alessandria, Montaldeo è indicato come Montaldello, toponimo forse utilizzato per distinguerlo dai vari Monsaltus e Montaldus presenti in aree non lontane.
Raggiungo il cimitero e nei suoi pressi vi è la chiesa dedicata a Santa Caterina che venne edificata nel 1653 dove sorgeva una cappella dedicata alla Santa, per ringraziarla dell'aiuto ricevuto quando spagnole, al comando di Gian Galeazzo Trotti, arrivati in prossimità della cappella di Santa Caterina, improvvisamente retrocessero. Nessuno ne conosce in realtà la causa ma gli abitanti di Montaldeo lo attribuirono all'intercessione della Santa.
La chiesetta è anticipata da un piccolo viale alberato e l'edificio con tetto a capanna presenta una robusta porta in legno affiancato da due finestre rettangolari munite di grate. Sopra la porta vi doveva essere un affresco. Sotto il culmine del tetto vi è una finestra a serliana. La porta è chiusa e non posso così guardare un affresco posto sopra l'altare della cappella che raffigura l'episodio del "miracolo di Santa Caterina" a Montaldeo.
Raggiungo il minuscolo borgo abbarbicato sulla collina dove maestoso troneggia il castello. Per raggiungerlo devo passare a fianco del bel viale della rimembranza, dove su ogni pianta è collocato in nome dei montaldesi morti durante la grande guerra. Parcheggiato nei suoi pressi vado dapprima a vedere il monumento ai caduti posto sotto il frondoso viale della rimembranza. Si tratta di un piccolo obelisco con diverse decorazioni e lapidi che ricordano i caduti nelle due guerre mondiali. Nei suoi pressi vi è l'ingresso al parco del castello.
Vado subito a vedere la chiesa parrocchiale dedicata a san Martino di Tours che fu ampliata a fine XIX secolo, mentre nel 1940 venne innalzato il campanile. Questo è l'unico edificio che può tentare di contrapporsi alla maestosità del castello per imponenza. La facciata, divisa in due ordini e tripartita da lesene, è a mattoni a vista con tre porte d'accesso, mentre nel secondo ordine vi è una finestra rotonda al centro. Il frontone ha una spessa cornice ma è priva di decorazioni, il campanile è invece esile e snello con una cupola a cipolla. L'interno è neoclassico a navata unica, contiene il pregevole altare settecentesco in marmo rosa dono della famiglia Doria. Interessante anche il crocifisso processionale settecentesco decorata in argento battuto nei suoi "canti".
Il panorama del paese, da qualunque parte lo si guardi, è caratterizzato dalla presenza sovrastante dell'imponente castello, a forma di parallelepipedo che pare incomba sulle minute case del borgo. Protetto da alte e spesse mura il castello ha più piani oltre quello di ronda, con garritte e residui di antiche torri sulle mura di cinta. La cinta muraria che funge da basamento risalirebbe al XIII secolo.
Cerco di raggiungere un portone d'accesso del maniero su un ripido selciato in pietra, anticipato da un bel gattone bianco e nero che ogni tanto si ferma a guardarmi ed aspettarmi. Raggiunto l'arco acuto d'accesso, nei pressi del quale si trova il posto di guardia, dopo questa ripida salita il bel gattone mi abbandona, forse anche perché il cancello e chiuso e solo lui può proseguire il suo cammino passando tra le grate ed i pertugi.
Certamente il gattone ha ormai raggiunto il grande cortile rettangolare.
Avevo appreso che il primo piano del maniero è caratterizzato da un ampio salone, detto "degli stemmi", fornito di un camino tardo cinquecentesco; interessante è anche la sala del tribunale, in cui veniva esercitata dai feudatari la bassa giustizia. Mi piacerebbe visitare anche i sotterranei che erano adibiti a prigioni, sicuramente di grande suggestione, un tempo non mancavano i pozzi a trabocchetto e gli strumenti di tortura. Chissà quale accesso utilizzarono gli abitanti del borgo nel 1528, quando stanchi dei soprusi del feudatario Cristoforo Trotti, scatenarono una rivolta, che si concluse con il massacro di tutta la famiglia del feudatario.
La storia ci racconta che un gruppo di montaldesi dopo aver assalito e ucciso, una domenica mattina, in chiesa il feudatario Giovan Cristoforo Trotti e un suo figlio, Giulio, diedero l'assalto al castello e trucidarono la moglie incinta e gli altri figli del feudatario. Si salvo solo un figlio, Sertorio, che quella mattina era andato a Castelletto. La pena inflitta dal duca di Milano, Francesco Sforza, ai congiurati fu l'esilio e la confisca dei beni, stranamente lieve per la gravità del reato commessa ai danni di una famiglia nobile, forse per la consapevolezza degli eccessi commessi dal suo vassallo.
Ma il castello è tristemente noto anche per una leggenda, quella dello "Spettro della Monaca", che vuole protagonista Suor Costanza Gentile: Si vuole che, nelle notti di temporali estivi, quando la tempesta si scatena, i lampi squarciano il cielo e il tuono rimbomba tra le case, sotto la pioggia scroscia, in alto, sul camminamento di guardia si dice che appaia la figura di donna, lussuosamente adornata, con una cuffia in capo e si racconta faccia parecchie volte il giro dei merli con incedere lento e solenne.
Qualcuno racconta di averla vista anche nelle lunghe notti d'autunno o dell'Inverno, quando contro le vecchie mura del castello turbina la neve. Lo spettro, quando si dilegua, lascia dietro di se un lugubre lamento. La tradizione vuole che lo spettro sia Suor Costanza Gentile, che fuggita dal monastero di San Leonardo di Genova, nel 1699 fu riconosciuta e fermata a Voltaggio, ma con l'aiuto di Clemente Doria, signore di Montaldeo e suo amante segreto, fu liberata. Il fatto della fuga e dell'intervento dell'amante è storia documentata, il resto entra nella leggenda: Una sera invernale, giungendo inatteso al castello, il marchese sorprese la sua amante fra le braccia di un nuovo amante. Accecato dall'ira, l'uomo ordinò che la donna fosse murata viva.
Da quel giorno, durante le notti cupe e tempestose, l'anima dannata della lussuriosa monaca si aggira nei pressi del castello, a piangere senza requie le colpe della sua breve passione e della sua perduta felicità. Sul muro di cinta che s'affaccia sulla piazza vi è una lapide che ricorda un altro Doria, sempre appartenente alla nobile famiglia che fu deputato al parlamento nazionale, sindaco di Montaldeo. Sulla piazza si erge il piccolo edificio in pietra, attualmente occupato dall'ufficio postale. Su questo edificio è posta un altra lapide che invece ricorda il Commendatore, professore e medico Francesco Figapi, podestà di Montaldeo per un decennio che dotò il paese dell'acquedotto e dell'edificio scolastico.
La via principale, che segue la cresta del colle è la strada provinciale n° 175 che nel centro abitato è molto stretta. Se non fosse per l'asfalto ed i lampioni dell'illuminazione pubblica si fa presto ad immaginarla sterrata e percorsa da carretti, cavalieri e muli. Le case antiche sono in pietra intonacata, molte quelle scrostate e tante che danno l'idea di vecchie attività commerciali ormai chiuse da lungo tempo.
Sulla strada che sembra un lungo serpentone, si affaccia anche l'oratorio dell'Assunta detto anche l'Oratorio dei Battuti, risale al XVI secolo. Si tratta di un piccolo edificio con una semplice porta d'accesso a due battenti con un semplice ma elegante portale. Sopra di esso, sotto al culmine del tetto a capanna un grande finestrone lunettato permette alla luce d'entrare nella piccola navata. Su un lato si erge sul tetto un piccolo campanile a vela. Vi è una piccola piazzetta, dedicata al capitano Francesco Denegri. Costui era nato a Montaldeo (Al) i1 23 giugno 1891 ed aveva partecipato alla Grande Guerra, per essere poi richiamato in servizio nel secondo conflitto. Appartenente alla divisione Acqui fu trucidato insieme ad altri ufficiali a Cefalonia (Grecia) il 24 settembre 1943 dagli ex alleati tedeschi, dopo la firma dell'Armistizio.
Proseguo nel mio girovagare per il borgo, mi perdo nel guardare i balconi delle case con semplici ringhiere in ferro battuto, su diverse case vi sono ancora tracce delle scritte del ventennio fascista, mentre altre hanno edicole sacre, bisognose di un urgente restauro, come l'edicola con l'antico affresco della Madonna in trono con bambino in grembo.
Raggiungo così lo slargo dove si erge il più moderno edificio del Municipio, un tempo ospitante le scuole. Lungo la strada provinciale, nei pressi di un belvedere vi è l'oratorio dei SS Sebastiano e Rocco. Questo edificio fu costruito nella seconda metà del XIX secolo in sostituzione di uno assai più antico che venne demolito per realizzare una nuova strada, che ancora oggi viene detta "la ringhiera". La nuova strada si rese necessaria per superare un notevole dislivello esistente per accedere nel centro di Montaldeo. L'edificio con tetto a capanna e campaniletto a vela è totalmente realizzato in pietra tranne le lesene angolari. In facciata vi è una semplice porta a due battenti affiancata da due finestre rettangolari con arco a tutto sesto. Sopra la porta, vi è una finestra a bifora con colonnine e capitelli.
Torno indietro a prendere l'auto. La chiesa di San Michele non è lontana ma voglio raggiungerla in auto per poi proseguire in direzione Mornese per raggiungere la chiesetta di San Gottardo.
La Pieve di San Michele sorge su una lieve altura in posizione decentrata rispetto al centro del paese. Salgo sulla scalinata ricavata scavando la terra del colle, intorno alberi, siepi e fiori. L'edificio in stile romanico, dovrebbe essere del XII secolo, anche se qualcuno afferma che forse è ancor più datato. Fu questa la prima chiesa parrocchiale di Montaldeo e conserva preziosi affreschi del XV secolo raffiguranti "Arcangelo Michele e Santi", nella sua navata unica, ovviamente non è visitabile.
Raggiunto il sagrato in erba, mi soffermo a guardare il massiccio edificio realizzato in pietra a vista, la piccola porta è affiancata da due finestre rettangolari protette da grate. All'esterno sotto le finestre vi sono due panche interamente in pietra. La facciata con il tetto a capanna presenta sotto il culmine dello stesso tre finestre, la centrale rettangolare archivoltata a tutto sesto, affiancata su i due lati lunghi da finestre rettangolari. Dopo aver ammirato questo piccolo scrigno di arte e storia in auto raggiungo la cappella san Gottardo.
Raggiunta la cappella che si erge su un piccolo colle, lungo la strada provinciale, pare con la facciata rivolta verso il borgo dove si erge maestoso il castello ancora oggi abitato dalla famiglia Doria, discendenti di quell'Andrea Doria che fu doge e principe della Repubblica di Genova. La cappella, realizzata in pietra, risalente al XX secolo, presenta un tetto a capanna, anticipato da un portico, realizzato sempre in pietra. Fa strano trovare la dedicazione di un santo di origine tedesca nell'ovadese.
Dopo essermi goduto il panorama, riprendo l'auto per far ritorno verso casa, soddisfatto di aver passeggiato in un borgo assai antico con così tanta storia.