Blog di Dante Paolo Ferraris

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Ascoli Piceno : città di travertino (III parte)

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Ascoli PicenoTornato in piazza mi dirigo verso la chiesa di San Francesco, non prima di aver sostato davanti alla cosiddetta edicola di Lazzaro Morelli e alla loggia dei Mercanti. L'edicola è in stile classicistico ed è aderente all'esterno di un'abside della chiesa di San Francesco. Fu eretta nel 1639 e dedicata alla Madonna di Reggio per volere del governatore, mons. Gerolamo dei conti Codebò di Modena, che ne fu il committente. L'edicola, ha un alto basamento, con cinque scalini semicircolari posti fra i piedistalli su cui si elevano due colonnine scanalate terminanti con capitelli corinzi. Le colonne sorreggono la trabeazione ed il tetto appoggiato alla chiesa.
Tra le due colonne c'è una nicchia ad arco che ospitava l'immagine dipinta della Madonna di Reggio. Oggi al suo interno vi è un pannello ottocentesco a rilievo in terracotta, protetto da un cancelletto in ferro battuto. La trabeazione finemente ornata, sorregge un frontone semicircolare nel cui timpano vi è un festone con al centro un paffuto volto di cherubino, fiori e frutti. L'edicola è erroneamente indicata come opera di Lazzaro Morelli ma fu lo zio, il maestro scalpellino Silvio Giosafatti a realizzarla. L'edicola fu un luogo particolarmente legato ai condannati a morte, ai quali, prima di essere condotti fuori porta a Campo Parignano per l'esecuzione, era concesso di sostare davanti all'immagine della Madonna per le ultime preghiere.
Invece la Loggia dei Mercanti è un'opera cinquecentesca che fu addossata a parte di un fianco della chiesa di san Francesco, di cui copre circa un terzo, tra corso Mazzini e piazza del Popolo. La loggia fu commissionata dalla "Corporazione della Lana" per ricavarne uno spazio espositivo per le merci. La sua struttura architettonica è in travertino, si compone di cinque arcate sorrette da colonne corinzie sormontate da capitelli con decoro fogliare e poggianti su alti plinti. Il cornicione che corre lungo tutta la loggia è merlato in mattoni. Sotto la loggia, incorporata nella parete esterna della chiesa di san Francesco, è murata una lapide di travertino, recante data 3 ottobre1568 indicante a quali misure dovevano corrispondere le lavorazioni dei laterizi usati per l'edilizia della città.
Il portale laterale della chiesa si affaccia su Piazza del Popolo ed è un enorme e ricco elemento decorativo. Anch'esso è in travertino, di gusto gotico, con una storica porta lignea disegnata da Cola dell'Amatrice. Il portale si trova collocato a metà della parete esterna, tra la loggia dei Mercanti e la cosiddetta edicola di Lazzaro Morelli. Il portale consta di un arco a tutto sesto appoggiato a tre ordini di colonnine tortili, diverse tra loro con capitelli che sono un tutt'uno con una fascia di travertino arricchita da foglie pendule sporgenti. Le colonnette tortili corrono anche ad arco sulla lunetta posta sopra la parta.
L'affresco nella lunetta non è chiaramente leggibile, riconosco solo, dipinto, lo stemma di papa Paolo V. Al di sopra del portale gotico è alloggiato da inizio XVI secolo, il monumento a papa Giulio II. La statua è posta centralmente in una nicchia e il pontefice è posto in posizione benedicente. Intorno vi il Cristo e nelle nicchie laterali quattro Santi dell'Ordine di San Francesco. La cittadinanza ascolana volle questa statua dedicata a Giulio II, per avergli restituito la libertà dopo aver allontanato gli oppressori Astolfo e Gianfrancesco Guiderocchi, rispettivamente padre e figlio, rinchiudendoli nella rocca di Forlì ed allontanati dalla città.
Accedo alla chiesa da questa porta e subito sono colpito dalla sua immensità che è ampliata dalla presenza costoloni raggiati, che danno all'intero edificio una forte spinta ascensionale. Si presenta una pianta a croce latina a tre navate suddivise da dieci pilastri ottagonali, privi di capitelli, che sorreggono gli archi. L'area presbiterale è sormontata dalla cupola poligonale. Bello il seicentesco pulpito in travertino addossato ad un pilastro. In una navata vi è l'ottocentesco monumento funebre della contessa Costanza Cavina Saladini. Inoltre vi è il monumento seicentesco al mecenate ascolano Giovanni Vincenzo Cataldi, e il monumento funebre ai coniugi Mazzoni, realizzato nel 1867. ma mi soffermo in particolare sul crocifisso ligneo risalente alla fine del XV secolo che secondo la narrazione tradizionale, durante l'incendio che interessò il Palazzo dei Capitani, nel Natale del 1535, questa scultura del Cristo trasudò sangue. Posta in controfacciata la bella tela della Crocifissione con il Beato Andrea Conti, tela del 1772 di Nicola Monti.
La chiesa di San Francesco è tra gli edifici più interessanti di Ascoli Piceno e fu costruita per ricordare la visita di san Francesco ad Ascoli Piceno nell'anno 1215 e del santo ne conserva il nome, pur essendo stata inizialmente consacrata nel 1371, a san Giovanni Battista. La posa della prima pietra di questa avvenne nel 1258, sebbene la concreta costruzione dell'edificio religioso incominciò solo nel 1262. Nonostante la chiesa fosse ancora incompleta venne consacrata nel 1371 e completata solo nel 1549.
Esco dalla porta principale per ammirarne la facciata che si apre su via del Trivio, l'antico cardo romano interseca il Decumano. La facciata è tutta in conci di travertino su cui si aprono tre portali il cui mediano è più grande e riccamente ornato; sopra questo si apre un grande oculo. Il portale principale è incorniciato oltre ad una bella fascia floreale scolpita e due piccoli leoni posti su colonnine ai suoi lati. Una serie di cinque colonne, divise su tre ordini, nella prima sono lisce e le altre sono ritorte ed incorniciano la porta. Quelle lisce sono leggermente staccate dal muro e di diametri differenti, così, bussandoci con le nocche, producono suoni diversi e oggi presentano degli incavi perché i fedeli all'uscita della chiesa vi passavano le chiavi di casa per sentire suonare le colonne. A sinistra della facciata vi è il cinquecentesco Chiostro Maggiore di quello che era il convento frati minori poi definiti conventuali. Le slanciate colonne corinzie del chiostro reggono archi a tutto sesto. Mentre le arcate lungo Via del Trivio, sono di tipo gotico, quindi sicuramente sono di epoca anteriore. Al centro si può ammirare un caratteristico pozzo dal disegno gotico.
Adiacente vi è il chiostro minore, oggi parte integrante di un edificio residenziale. Il chiostro ed il convento annesso, dopo la soppressione degli Ordini religiosi furono adibiti in primo tempo ad Uffici e Scuole; in seguito a Distretto Militare. Ora il chiostro maggiore è adibito mercato della frutta, verdura e dei fiori, mentre i locali attorno sono adibiti ad attività di ristorazione e al secondo piano ad abitazioni.
Sempre all'angolo tra via Mazzini e via Trivio si erge torre Alvitreti che fu costruita nel 1925 sulla base quadrata di una torre medievale già esistente e che fu inglobata durante il rinascimento dal palazzo della nobile famiglia Alvitreti. La torre presenta un terrazzo sorretto da mensole a mezza altezza. Verso l'alto sono presenti ampie finestre a lunetta, una per ogni lato e più in alto ancora c'è la piattaforma finale ornata da piccoli merli alla ghibellina che rendono la torre singolare nella città picena.
In via Trivio vi è il teatro Ventidio Basso, di fronte al Chiostro Maggiore di San Francesco. Il teatro, considerato tra quelli storici, ospita la stagione lirico - concertistica, di prosa, balletti, concerti di musica leggera e convegni. La facciata neoclassica, realizzata da Gabriele Gabrielli nel 1851, è in travertino e presenta, nell'ordine inferiore un pronao, preceduto da sei colonne ioniche, che attraverso vari ingressi immettono nel foyer al piano terra. L'ordine superiore è scandito da altrettante colonne composite, alternate a finestre e sormontate da timpano triangolare. Le ali laterali della facciata sono caratterizzate da due nicchie nell'ordine inferiore, cui corrispondono in quello superiore altrettante finestre lunettate con decorazione a palmette.
Non posso accedere al suo interno, in quanto oggi non è giornata di visita ma ho appreso che ha la forma a ferro di cavallo con quattro ordini di palchi, suddivisi in 23 palchetti ciascuno, ed il loggione a galleria. I palchetti sono impreziositi da decorazione in stucco dorato, raffiguranti composizioni di putti, trofei e strumenti musicali. Ho altresì appreso che conserva dei bei affreschi alle volte, ma anche preziose tele alle pareti e diversi busti in marmo. Il foyer ad esempio conserva delle statue poste in nicchie raffiguranti la Danza, la Tragedia, la Commedia e l'Armonia, rappresentate allegoricamente da figure femminili. Il teatro fu inaugurato nel novembre 1846 con L'Ernani di Giuseppe Verdi e il I puritani di Vincenzo Bellini.
Il teatro fu intitolato al generale ascolano Publio Ventidio Basso, vissuto nel I secolo aC. Costui, portato a Roma da ragazzo come prigioniero della guerra sociale, fu dapprima impiegato come fornitore di muli per l'esercito e poi riuscì a salire i gradi della gerarchia militare romana, grazie all'amicizia con Giulio Cesare. Ventidio Basso fu uno dei principali generali e ottenne gli onori del trionfo per le sue brillanti vittorie contro i Parti nel 39-38 a.C. Fu anche Senatore, Tribuno della Plebe, Pretore e Console.
Percorro via Nicolò IV, fino a via delle Torri, dove a poca distanza posso vedere Il teatro dei Filarmonici, già dei Filodrammatici che fu costruito tra il 1829 ed il 1831. La facciata si presenta al piano terreno a bugnato con tre porte d'ingresso, mentre la parte più alta ha tre finestre archivoltate. Il suo interno è a ferro di cavallo con due ordini di palchi e un loggione ed è decorato a stucchi. Nell'adiacente piazza Emidio Clementi si eleva una torre littoria, infatti nella città delle torri non poteva mancare un torre edificata in epoca fascista, oggi l'intero complesso è adibito all'Istituto Tecnico Superiore.
Attraverso via dei Saladini raggiungo piazza San Tommaso apostolo dove si erge l'omonima chiesa. Questa chiesa in conci di travertino è del XIII secolo realizzate nelle forme romaniche. La facciata è semplice con un prospetto a salienti e presenta tre porte d'accesso con bel rosone centrale, a destra si erge il campanile. In facciata sono collocate cinque scodelle a forma di croce. L'interno è a tre navate suddivise da pilastri cruciformi e da colonne reggendo archi a tutto sesto con tetto a capriate. Presenta delle belle tele e pale d'altare come quella posta sull'altare, rappresentante la Pietà, con l'Addolorata seduta, che accoglie sulle ginocchia il corpo esanime di Gesù deposto dalla croce.
Dopo essermi aggirato per la chiesa ad ammirare tutte le belle opere d'arte esco sull'omonima piazza che custodisce i resti dell'anfiteatro romano, reinterrato. Vi è anche un monumento dedicato all'appuntato dei Carabinieri Antonio Fazzini, medaglia d'oro al Valor Civile, morto durante un operazione di salvataggio ad persona vittima di un improvvisa folgorazione. Accanto alla chiesa vi è il chiostro quadrato e portico ad archi ogivali dove hanno trovato ospitalità, nei suoi ambienti, la ricca collezione comunale di ceramica. Sono presenti ceramiche ascolane che vanno dal XV secolo alle produzioni novecentesche.
Attraverso via Costanzo Mazzoni torno su via delle Torri e mi trovo subito davanti a due mozzi torre gentilizie, la prima notevolmente inclinata e sono comunemente chiamate le torri gemelle. Le torri gemelle sono intervallate tra loro da una casa medievale e sono realizzate con conci di travertino nel XII secolo. Queste furono acquistate dalla famiglia Merli nel 1885 ed in seguito annesse all'edificio di residenza della famiglia Merli. Il palazzo Merli è un edificio che si affaccia su piazza Sant'Agostino davanti all'omonima chiesa. La facciata che si prospetta sulla risale al 1927 e mostra un'architettura eclettica su stile medioevale con eleganti bifore di ispirazione rinascimentale. L'edificio presenta un tetto con un parapetto a merli. Una targa sul cancello ricorda Francesco Luigi Merli che fu precursore dello sviluppo industriale del Piceno.
Ma l'occhio cade sulla chiesa di Sant'Agostino. Forse un primitivo oratorio era presente nella prima metà del XIII secolo. Questa struttura nel XIV secolo fu ingrandita con pesanti interventi architettonici nel XV secolo. Nel XVI secolo viene rinnovata la facciata insieme ai due portali, mentre l'interno venne arricchito in epoca barocca. Questi poi parzialmente cancellati duranti i lavori nel corso XX secolo. La facciata presenta un fronte rettangolare, tripartito da due lesene. In facciata vi sono finestre rotonde, con la centrale più grande.
L'unico portale è finemente decorato, risalente e sull'architrave è riportata un epigrafe che recita: «HANC DENUO NOVAM PORTAM DIVO AUGUSTINO DNSI ANTONINUS MORUS IUSSIT FIERI MDXXXXVII», ossia: «Questa nuova porta per il divino Agostino, Antonino Moro fece costruire. 1547». Il fianco sud, prospiciente corso Giuseppe Mazzini, è scandito da contrafforti e finestroni rettangolari di forma trilobata dove a circa due terzi della lunghezza si apre un portale classicheggiante inquadrato da semicolonne doriche rastremate, munito di timpano triangolare con un fregio a triglifi e l'iscrizione sull'architrave: "HEC EST DOMUS DEI ET PORTA CELI MDXLIIII".
Accedo all'interno ma non la visito completamente per disturbare le diverse persone raccolte in preghiera. L'interno di questa chiesa appare austera e di semplice linearità nelle sue tre navate scandito da robusti pilastri ottagonali. Gli altari laterali sono arricchiti di marmi e figure plasmate a stucco conservanti preziose settecentesche tele. Interessante l'altare dedicato alla Madonna della Pace, realizzato nella prima parte del XIX secolo, e corredato da un dipinto a tempera su tavola del XIV secolo, raffigurante la Virgo Lactans, ossia una Madonna dell'Umiltà e popolarmente chiamata Madonna della Pace, poiché secondo la tradizione salvò più volte nei secoli la città, durante le lotte tra le diverse fazioni popolari in epoca medievale, e anche durante un'epidemia di colera del 1853, nella fase più cruenta del secondo conflitto mondiale.
Adiacente alla chiesa vi è il convento agostiniano con il suo bel grande chiostro che oggi ospita la Biblioteca comunale e la galleria arte contemporanea. La biblioteca conserva un codice benedettino del XII secolo. Sempre sulla piazza, all'angolo con via Fortezza si prospetta il settecentesco Palazzo Laudi che conserva torri gentilizie. Nella breve via Dari, invece trovo la chiesa di San Venanzio eretta su un tempio pagano nel XII-XIII secolo, rielaborata nel XIV e XVII secolo. Infatti la chiesa è già citata nel 996 come pieve urbana in un diploma di Ottobre III. Sulla fiancata sinistra si possono notare ancora resti del tempio pagano del I secolo.
La facciata, pur mantenendo la forma a salienti, ha subito diversi rimaneggiamenti, infatti si nota il tamponamento del rosone, di cui resta parte della tamponatura attorno all'apertura di una finestra rettangolare. Anche sui fianchi del portale d'ingresso vi sono due finestre anch'esse rettangolari. Come in altre chiese romaniche ascolane, nella parte sommitale sono incorporate nella facciata, cinque scodelle in maiolica disposte in forma di croce. La chiesa è oggi chiusa ed è in uso al patriarcato ortodosso Romena. Conserva interessanti affreschi e un seicentesco altare maggiore, ricco di marmi. La coeva pala d'altare, il Martirio di San Venanzio di Andrea Pozzo, ora è conservata al Museo Diocesano. Il suo campanile è stato ricavato da un'antica torre gentilizia, riadattata.
Sulla vicina piazza Antonio Bonfine vi sorge Palazzo Guiderocchi, storico palazzo del Cinquecento che oggi ospita un residence di lusso. Sempre sulla piazza si erge un semplice oratorio dalla semplice facciata a capanna che oggi ospita il centro pastorale giovanile "L'Impronta". Tornato su via Mazzini, penso quanto siano particolari e interessanti le scritte e stemmi, presenti un po' ovunque dedicate a Papa Pio IX che fu ospite di Ascoli Piceno nel 1857, vissuto come un evento storico per la popolazione. Un altra cosa che ho notato sono le cosiddette Porticine del morto, presenti nelle case medioevali soprattutto nelle rue più antiche che sono poste di fianco alla porta d'accesso alla casa. Viene detta del morto, credenza popolare, in cui si afferma che servisse per l'uscita della bara e poi subito murata, in realtà era la porta d'accesso alla casa, mentre quella grande era la porta della bottega.
Superato Palazzo Sgariglia proprietà della nobile famiglia Sgariglia fin dal Quattrocento, oggi edificio residenziale, ancora Palazzo Ballestra, Palazzo Natali e il Palazzo Catenacci sede Comando Provinciale della Guardia di Finanza e poi mi trovo davanti alla chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio. La chiesa è un bell'esempio di architettura tardo barocca del XVIII secolo ed era la chiesa delle monache agostiniane, che occupavano l'adiacente convento. La chiesa presenta una facciata a due ordini, quello inferiore è realizzato con blocchi di travertino squadrati e tripartita da lesene. L'ordine superiore, rimasto allo stato grezzo, è frutto di un intervento successivo. Il fianco destro insiste all'interno di un piccolo cortile su cui prospettano l'abside e la torre campanaria ad essa inglobata della chiesa romanica di Sant'Andrea. L'interno della chiesa di santa Maria del Buon Consiglio è a navata unica, con decorazioni tardo barocche, ivi compreso l'altare maggiore abbellito con una gloria di Angeli e putti plastici.
L'adiacente chiesa Sant'Andrea fu edificata nel corso del XIII secolo in stile romanico, subì ripetuti riadattamenti e restauri fino a quello risalente alla seconda parte del Settecento che gli cambiarono pesantemente l'assetto architettonico. Di essa sono visibili solo il lato posto a settentrione con l'abside e il campanile trecentesco. Su fiancata che si prospetta lato strada si aprono finestre di forma rettangolare, in sostituzione di monofore gotiche decorate, di cui ne resta una posta al centro. L'edificio ha un portale riccamente decorato dove spicca una bella lunetta che accoglie sculture raffiguranti "la Madonna col Bambino tra Due Santi". L'interno è a unica navata absidata, con tetto a capriate. Le pareti interne della chiesa dovevano essere in larga parte affrescate, dove è ancora visibile un ciclo di affreschi, databile nel XIII secolo. Attualmente l'edificio è utilizzato come palestra.
Dopo Villa Ferri in stile Liberti con il suo bel giardino, raggiungo piazza Cecco d'Ascoli dove si ergono diversi importanti edifici: La ex chiesa dell'Angelo Custode, Porta Gemina o romana, il Lavatoio Romano e nei suoi pressi la chiesa del Santissimo Crocifisso dell'icona e il bastione di Porta Romana. È una piazza assai trafficata con una forma triangolare allungata. La ex chiesa dell'Angelo Custode iniziata fu costruita per volontà Agostiniani Scalzi nella seconda meta del XVII secolo. Anche questa facciata è travertino e si presenta con tetto a capanna e con due monumentali colonne addossate a lesene che affiancano il portale e una grande vetrata con bella cornice sagomata con arco a tutto sesto. La vetrata presenta una marmorea balaustra in pietra. L'interno è certamente ad una navata unica e apprendo conservi un monumentale altare maggiore in legno, oltre a quattro cappelle. La costruzione oggi è adibita ad auditorium di San Leonardo.
Invece Porta Romana, detta anche porta Gemina e porta Binata, è una antichissima porta d'accesso alla città. Fu costruita sulla preesistente porta Picena distrutta da Gneo Pompeo Strabone, attraverso di essa passava la via Salaria che univa la città a Roma. Nel periodo medioevale la porta fu inglobata nel sistema fortificato della città e sul fianco della porta corre un tratto di mura medioevali e un torrione merlato a base circolare del XIII secolo. Addossato alla porta vi era una chiesa dedicato a San Leonardo che fu abbattuto per motivi di viabilità. La porta è una tipica costruzione romana del I secolo a.C., realizzata con grossi massi di pietra, squadrati e non cementati tra loro. Un tempo costituita da due fornici ad arco a tutto sesto da cui il titolo di Gemina. Di fronte si erge un altra porta ad arco di epoca medioevale. Di fronte vi è anche un lavatoio con fontana che sorge proprio sotto la porta e che ha funto anche come abbeveratoio.
Rientro sulla piazza e mi dedico a Cecco d'Ascoli a cui è dedicata la piazza e che in questa zona aveva la sua abitazione. Il suo vero nome era Francesco Stabili di Simeone, nacque ad Ancarano in provincia di Teramo nel 1269 e morì a Firenze il 16 settembre 1327. Fu un poeta, medico, filosofo e astrologo/astronomo Per il suo pensiero fu ritenuto eretico e fu arso vivo sul rogo dall'Inquisizione. La sua opera più celebre è l'Acerba un poema e contenente nozioni di cosmologia, filosofia e antropologia. Sempre sulla piazza si affaccia anche Villa Matricardi in stile eclettico tipico dell'architettura dei primi decenni del XX secolo. La villa, realizzata come residenza della famiglia Matricardi, fondatrice nel 1922 di una prestigiosa fabbrica di ceramiche.
Prima di rientrare verso la mia residenza e di andare a cenare, faccio ancora una rapida visita alla chiesa del Santissimo Crocifisso dell'icona. Questa chiesa è detta anche di Santa Maria delle Grazie e sorse ove vi era una piccola chiesa che fu poi ripetutamente ampliata. Posso solo guardarla esternamente e la chiesa è anticipata da una scalinata ottocentesca L'ingresso principale è formato da un portale barocco con timpano triangolare spezzato in cui è inserito un simbolo araldico. Sopra di esso vi una finestra quadrangolare. Apprendo che il suo interno è a croce latina con decorazioni barocche.
Arrivata l'ora di rientrare a riposare e gustarsi un'altra gustosa cenetta con ricette tipiche ascolane. Infatti l'obiettivo è quello di gustare gli ziti con il sugo all'ascolana. Sicuramente un piatto gustoso visto che il sugo è fatto con tonno, aglio, alici sott'olio, pelati, olive e olio.



Fine III parte.