Blog di Dante Paolo Ferraris

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Il mio Piemonte: Mottalciata

E-mail Stampa PDF
MottalciataLa mattinata si è presentata luminosa con il suo tiepido sole primaverile. Il viaggio in auto non è stato lungo ma sicuramente interessante tra la pianura vercellese e la baraggia biellese. Raggiungo così Mottalciata una gemma nascosta situata nella tranquilla pianura biellese. Prima di raggiungere il capoluogo mi fermo nella borgata di San Silvestro che prende il nome dall'omonima chiesa. La piccola frazione è caratterizzata dalle sue cascine a ricordare la vocazione agricola di Mottalciata, non priva però di graziose villette. La chiesa è una costruzione vezzosa del XVIII secolo con facciata in cotto. In precedenza vi esisteva un oratorio già presente all'inizio del secolo XVII che sarà eretto in parrocchia nel 1836.
Con l'erezione dell'oratorio in parrocchia, il vescovo dispose che come segno di riconoscenza verso la matrice, i parrocchiani della nuova parrocchia offrissero ogni anno alla chiesa di San Vincenzo un cero di due libbre nella festa della Natività della Madonna, nel qual giorno tutti i parrocchiani di San Silvestro erano tenuti a partecipare alla processione in onore della Vergine. Impegno questo che fu raramente adempiuto come è rimasta incompleta la facciata settecentesca.
La graziosa facciata è in cotto suddivisa in due ordini ed in ognuno è tripartito da lesene. Nella parte inferiore il portale è in stile baroccheggiante in stucco. Nell'ordine superiore vi è centralmente un ampia finestra rettangolare. Il tetto è a capanna, la chiesa è a navata unica e anche l'adiacente campanile è settecentesco. Adiacente alla chiesa vi era un piccolo cimitero. Riprendo il mio girovagare e mentre mi reco verso il capoluogo, ripercorro brevemente la storia del borgo.
Di probabile origine preceltica, Mottalciata doveva già essere abitata in epoca romana, come dimostra il rinvenimento di una piccola arula. Certamente in epoca Medioevale il borgo faceva parte del Comitato di Vercelli ed aveva come feudatari i signori De Biandrate. Il nome primitivo di Mottalciata era "Monte Belluardo" o più semplicemente "Monte" e divenne "Monte degli Alciati" dopo il 1335, quando Azzone Visconti capitano Ghibellino di Vercelli, mutò il nome quando spodestò la famiglia guelfa dei De Biandrate. Fino ad allora si aveva la presenza di due castelli: quello di Montebelluardo dei De Biandrate e quello degli Alciati, oggi presente solo parte del secondo.
Nel 1380 parte del territorio di Mottalciata venne acquistata dagli Avogadro di Collobiano i quali, unitamente agli Alciati nel 1404, fecero atto di sottomissione a Casa Savoia. Tra il 1406 ed il 1409, Mottalciata venne saccheggiata dalla soldataglie del capitano di ventura Baudo di Firenze, che aveva occupato il castello di Castellengo. Verso la fine del secolo XV parte del feudo di Mottalciata venne acquistata dagli Avogadro di San Giorgio. Nel 1577 gli Alciati vendettero ai Ferrero di Masserano, le porzioni ancora in possesso di Motta Alciata. Tutto il borgo passo poi al conte Gian Aurelio Arboreo di Gattinara nel XVII secolo.
Mottalciata seguì da prima le vicende di Casa Savoia e poi dell'Italia repubblicana. Degna di memoria fu un tragico evento avvenuto durante la guerra di liberazione: l"eccidio di Mottalciata". Raggiungo così la piazza principale del borgo, dove s'affaccia il Municipio e dove insistono alcuni monumenti. Parcheggiata l'auto inizio il mio vagolare. Il Monumento ai Caduti fu realizzato nel 1923 ed è composta da una colonna massiccia su cui sono incisi i nomi dei Caduti che si elevava su di una base quadrata raggiungibile da tre gradini. La colonna è sormontata da un aquila di bronzo ad ali spiegate che stringe negli artigli armi e trofei di guerra.
Un altro monumento è dedicato agli Alpini composto da un duro blocco di pietra si cui è sovrapposto il cappello alpino ed una grande penna stilizzata. Un terzo monumento, sempre costituito da una dura roccia è dedicato ai Caduti dell'arma dei Carabinieri. Girovagoper il borgo tra antiche case e moderne costruzioni che racchiudono la semplicità della vita rurale italiana. Infatti camminando tra le vie del paese, noto diverse cascine in mattoni che raccontano la storia della agricoltura biellese. Raggiungo cosi i piedi del colle ove sorge il castello o ciò che ne rimane.
Della rocca rimangono i due fabbricati, entrambi rimaneggiati profondamente anche se alla base è osservabile la muratura con ciottoli a spina di pesce intercalati in molti punti a corso di mattoni. Anche alcuni tratti del recinto o dei muraglioni sono anch'essi a corsi regolari di ciottoli e laterizio. Una torre angolare, sporge notevolmente dalla cortina del castello. Interessante è la decorazione a denti di sega in mattoni degli edifici. Accanto alla costruzione del castello vi sono i resti dell'oratorio dei Santi Fabiano e Sebastiano, la cui esistenza è testimoniata sin dal 1049 e che fungeva un tempo da cappella gentilizia.
La chiesetta fu officiata fino al 1830. L'edificio fu pesantemente modificato ed oggi mantiene è riconoscibile solo dal suo piccolo campanile. Raggiungo dopo una lunga salita il ricetto o ciò che ne rimane, essendo stato ampiamente modificato nel corso dei secoli. Le case rimaste non sono tutte abitate ed alcune sono sede di aziende agricole. Probabilmente il ricetto era circondato da mura fortificate in laterizio e pietra a spina di pesce, come potrebbero testimoniare una serie di feritoie. La fondazione del ricetto risale all'accordo tra i Biandrate e gli Alciati del 1335, quando il signore di Mottalciata concedette agli uomini del paese un terreno oltre il fossato del castello per costruirci un "receptum sive fortalicium" in cui ricoverare e conservare i propri beni in pace ed in guerra.
Un'anziana signora che incontro nel mio girovagare mi racconta che il castello doveva possedere una rete di camminamenti segreti e un vasto cortile. Parte della merlatura del castello fu otturata e presenta una porta rinascimentale, decorata in cotto. Mi racconta altresì della presenza di un originale profondo pozzo situato al centro di un cortile e di leggende locali che parlano di passaggi sotterranei segreti, utilizzati dai nobili per fuggire o nascondersi durante gli assedi, ma anche di un tesoro nascosto nelle sue fondamenta. Come molte strutture difensive medievali, il castello perse la sua importanza strategica con l'espansione del potere dei Savoia nel Piemonte e venne progressivamente dimenticato.
Tornato verso l'auto con essa raggiungo la Chiesa di Santa Maria di Bozzolina. edificio già esistente nel XII secolo. Questa venne completamente rifatta verso la metà del XVIII sec. Nell'interno sono conservate parecchie opere settecentesche di notevole interesse. Attualmente la facciata è prospettante un ampio sagrato in erba ben curata, è anticipata da un settecentesco ampio portico che occupa il primo ordine e sotto il quale si apre l'unica porta d'accesso. Il secondo ordine è pentapartito e in quello centrale vi è una finestra rettangolare con un timpano triangolare. Il frontone triangolare che conclude la facciata è intonacato come tutta la facciata, mentre il campanile e il retro dell'edificio è in mattoni a vista.
Fronte chiesa vi è una colonna in pietra con la croce, vi è inciso la data 1711, forse è ciò che rimane dell'antico cimitero. In auto mi reco a vedere, ai margini del paese la moderna chiesa parrocchiale intitolata alla Madonna del Carmine e che fu edificata tra il 1966 e il 1968. L'edificio ha un ampio sagrato e parcheggio. La sua edificazione è dovuta dalla scomodità nel raggiungere l'antica chiesa parrocchiale di San Vincenzo. L'edificio è in stile moderno ad unico vano, realizzata tutta in cemento a vista e vetro, tanto all'esterno che all'interno, con il campanile edificato nello stesso materiale. Sulla prospettante collina, ove oggi esiste un complesso abitativo privato vi è la chiesa di San Rocco, risalente alla fine del XVII.
Mi avvio su strette strade, alcune sterrate dove le Rogge, piccoli canali irrigui che attraversano i campi, caratterizzano l'ambiente. Aironi, Garzette che nei campi umidi cercano le loro prede si voltano a guardare il mio passaggio. Sono tanti i sentieri che costeggiano queste vie d'acqua e gli alberi che li fronteggiano sembrano volersi specchiare nelle loro placide acque creando riflessi e scenari perfetti per una fotografia. Raggiungo così la chiesa di San Vincenzo, menzionata sin al XII secolo. Il primo edificio era in stile romanico così come il campanile. L'attuale chiesa fu completamente rifatte tra il 1740 e il 1781. In effetti questa grande chiesa con la facciata interamente intonacata è assai distante dall'attuale paese.
Un grande cascinale, realizzato sui resti del castello che fu appartenuto alla casata dei Biandrate e che venne distrutto dai Visconti nel 1334, con la sua grande corte pare integrarsi con la chiesa. Questa si presenta suddivisa in due ordini, il primo è anticipato da un alto portico sorretto da colonne con capitelli in stile corinzio, sopra l'unica porta insiste un affresco, oggi di difficile lettura. Nel secondo ordine, tripartito da lesene con finti capitelli corinzi si apre centralmente una finestra. Tutto il resto dell'edificio è in mattoni a vista con un tetto in coppi recentemente restaurato. Un muretto in pietra e laterizio circondano parzialmente l'edificio. Il campanile dall'imponente mole romanica del XII secolo è diviso a riquadri con archetti decorativi.
Prima di lasciare il borgo voglio ricordare che a Mottalciata fu ritrovata nel 1911 di un'arula dedicatoria in marmo bianco datata forse al I secolo d.C. La parte anteriore reca un'epigrafe formata da tre righe parallele ma spaccatura ne rende difficile la lettura. Mentre due altorilievi sono scolpiti sulle facce laterali del monumento funebre: in quello di destra un cane rincorre una lepre, in quello di sinistra un leone insegue una cerva. L'arula è di grandissima importanza per la storia di Mottalciata e del Biellese romano ed oggi è conservata, mi pare, nel Museo Civico di Biella.
L'altro evento che voglio ricordare è "l'eccidio di Mottalciata", quando venti uomini delle formazioni partigiane Garibaldi pernottarono in un cascinale di Mottalciata. A costoro, un agente provocatore al soldo dei fascisti gli servì del vino narcotizzante e questi caddero in un sonno profondo; il mattino seguente, il 17 maggio 1944, un gruppo di tedeschi e fascisti arrestarono i venti uomini. I partigiani furono fucilati dai militi della 1 Legione d'Assalto "Tagliamento" della Guardia Nazionale Repubblicana nel locale Cimitero dove oggi un monumento ricorda l'eccidio.
Oggi, visitare Mottalciata, un Angolo di Pace nella Pianura Biellese significa immergersi in questa memoria storica che s'intreccia con la vita rurale e la bellezza della natura che la circonda. Un'esperienza autentica di calma, storia e natura.