Blog di Dante Paolo Ferraris

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La città patavina di Antenore (III parte)

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Tomba di AntenoreEntriamo nello storico Caffè Pedrocchi che grazie alla sua posizione centrale e alla vicinanza con la sede dell'Università divenne ben presto punto di riferimento della vita culturale della città e ritrovo di studenti, artisti e letterati quali Nievo, Fusinato e Stendhal che affermò: «C'est à Padoue que j'ai commencé à voir la vie à la vénitienne, les femmes dans les cafés. L'excellent restaurateur Pedrocchi, le meilleur d'Italie.», ossia: «È a Padova che ho cominciato a vedere la vita alla maniera veneziana, con le donne sedute nei caffè. L'eccellente ristoratore Pedrocchi, il migliore d'Italia ». Anche D'Annunzio, Eleonora Duse e il futurista Martinetti hanno frequentato in tempi diversi i tavolini dello storico caffè.
Conosciuto anche come il "Caffè senza porte" perché rimaneva aperto giorno e notte fino al 1916, l'edificio ha una forma strana a pianta approssimativamente triangolare. A realizzarla fu l'ingegnere e architetto veneziano Giuseppe Jappelli, esponente di spicco della borghesia cittadina che già frequentava la precedente "bottega del caffè" di proprietà della famiglia Pedrocchi. Jappelli progettò un edificio eclettico ma con un impianto in stile neoclassico, con una architettura luminosa e dai canoni innovativi, affermerei illuministi, creando quello che è uno degli edifici-simbolo della città di Padova.
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Luci ed ombre a Torino (XXII parte)

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Stanley PicchettoRaggiungo il Parco del Valentino dopo essere transitato davanti a Casa Lattes, sita in via Giuseppe Baretti 45, un edificio che mi attrae, in quanto presenta nel suo insieme una sobrietà stilistica di fine 800 senza pari, con finestre ad arco molto alte e leggere decorazioni a riccioli; elementi leziosi di un ambiente di gradevole impressione. Tra l'altro l'edificio è ricoperto quasi interamente da una enorme cascata di vite canadese.
Una volta giunto al Parco del Valentino cerco una panchina che mi permetta di ammirare lo scorrere placido delle acque del Po, dove si sente minimizzato il rumore delle auto che transitano in corso Massimo D'Azeglio e corso Vittorio Emanuele II. Lo sferragliare sicuro e lo scampanellio divertente dei tram rimane l'unico rumore a me gradevole, ma sopratutto provo il piacere di vedere passare davanti a me coppiette di giovani fidanzati, ma anche famigliole che spingono le carrozzine con i loro pargoli, e perché no, anche nonne che trascorrono le giornate con i loro nipoti.
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Chiaroscuri nella città eterna (III parte)

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RomaScendo lentamente verso Piazza di Montecitorio e percorro via della Dataria. Anticamente questa via era chiamata "strada o salita di Montecavallo" perché appunto conduce alla piazza del Quirinale che un tempo era denominata "Monte Cavallo", mentre ora questa denominazione è riservata alla scalinata. La via fu voluta da papa Paolo V e prende il nome dal palazzo della Dataria Apostolica, vale a dire del Tribunale dei benefici, chiamato "della Dataria" per l'apposizione della data sui documenti, ossia l'attuale Ufficio del registro. Questo edificio è di fine Cinquecento ed era di proprietà del cardinale Orazio Maffei. Dopo la sua morte fu affittato alla Camera Apostolica per la famiglia pontificia e successivamente venduto per diventare la sede della Dataria Apostolica. Il palazzo fu ristrutturato per questo scopo da Paolo V, come rivela il cartiglio con lo stemma del papa Borghese e la relativa iscrizione posta sulla facciata dell'edificio. Una pesante ristrutturazione del palazzo (1860) per volontà di Pio IX inglobò l'antico edificio ad una casa che si trovava sul retro: una lapide al di sopra del portone con lo stemma di papa Mastai Ferretti ricorda proprio questi lavori. Il palazzo rimase di proprietà della Santa Sede anche dopo l'unità d'Italia e fu poi venduto nel 1973 all'Ansa.
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La vestaglia granata

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vestagliaHo una vestaglia da camera color granata che ho usato assai poco, sia perché non mi ricordo di possederla, sia perché non si può definire un vero e proprio indumento.
Fa parte di quei capi d'abbigliamento che tengono spazio nell'armadio e ogni qualvolta devo fare i cambi stagionali eccola lì che mi torna tra le mani e pare dirmi attraverso la morbidezza vellutata del suo tessuto, indossami!
Ma nel mio immaginario, Lei, la vestaglia, assume le parvenze di un velo-lenzuolo-vestito, che nasconde la mia pudicizia ma che richiama, altresì, storie ed immagini licenziose.
Eppure se osservo con attenzione i film anche attuali, Lei è sempre protagonista delle migliori scene.
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Luci ed ombre a Torino (XX parte)

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Sibilla CoomanTornato nella capitale sabauda in treno, arrivo a Porta Nuova che non è esattamente la stazione londinese di King's Cross dal quale, nella serie della Rowling, parte il treno, completamente rosso, denominato Hogwarts Express, diretto al villaggio magico di Hogsmeade da cui gli studenti della scuola di magia si recano ad Hogwarts.
L'Hogwarts Express, parte sul binario nascosto 9 3/4 e gli studenti per poter accedere devono passare attraverso un muro invisibile situato tra i binari 9 e 10. Tale muro è reso invisibile poiché non deve essere scoperto dai Babbani e viene così descritto dalla J. K. Rowling nell'episodio di Harry Potter e la pietra filosofale:« Una locomotiva a vapore scarlatta era ferma lungo un binario gremito di gente. Un cartello alla testa del treno diceva "Espresso per Hogwarts, ore 11". Harry si guardò indietro e, là dove prima c'era il tornello, vide un arco in ferro battuto, con su scritto "Binario Nove e Tre Quarti". Ce l'aveva fatta.»
Ma il treno che mi ha riportato a Torino non è un Hogwarts Express, ma un normalissimo e vetusto locomotore, con carrozze pulite ma che dimostrano tutta la loro età, lontano dall'idea dello sbuffante treno a vapore descritto dall'autrice e ben rappresentato nel film.
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Una breve fuga a Minorca

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minorcaMentre cercavo come al mio solito un documento smarrito ritrovo, ingiallita e con l'immagine un po' sbiadita, una vecchia foto di qualche lustro fa che mi ritraeva durante un mio viaggio in Spagna. Non esistevano ancora le macchine digitali ma le vecchie macchine fotografiche a rullini Kodak, con le quali non ti potevi permettere di sbagliare una foto. Il rullino finiva dopo 12/24/36 scatti e lo sviluppo lo pagavi per foto belle ma anche per quelle sfuocate, scentrate ecc.
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La città patavina di Antenore (II parte)

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Tomba di AntenoreProseguiamo rapidamente per via Roma, dove subito a destra si sviluppa un lungo porticato a fianco della chiesa di Santa Maria dei Servi. Non possiamo non attraversarlo, proprio per la storia di cui è permeato, infatti riutilizza dieci colonne ottagonali di marmo rosso, provenienti dal prospetto dalla trecentesca Cappella dell'Arco del Santo nella Basilica di Sant'Antonio da Padova quando questa fu ricostruita. Il porticato è detto del Campolongo, proprio perché fu Bartolomeo da Campolongo che lo costruì nel 1511.
La chiesa della Natività della Beata Vergine Maria dei Servi, conosciuta come Santa Maria dei Servi, è un edificio religioso trecentesco che si affaccia su via Roma , anticamente via Sant'Egidio.
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Luci ed ombre a Torino (XXI parte)

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Justin Finch-FletchleyCorso Marconi è un viale alberato che offre come prospettiva il castello del Valentino. Voluto dalla Madama reale, oggi la grande via di comunicazione divide in due il quartiere di San Salvario, del quale voglio fare un rapido giro per conoscere una Torino particolare e poco conosciuta dalle guide turistiche.
Il Borgo San Salvario viene ideato e pianificato tra il 1846 ed il 1854, ma già nella metà del '600, su progetto di Carlo e Amedeo di Castellamonte, vengono edificati la chiesa di San Salvatore, da cui prende il nome, e il castello del Valentino, residenza della Madama Reale Maria Cristina di Francia.
Tra gli edifici più antichi vi sono quelli edificati nel 1852 su disegno di Carlo Promis, all'incrocio tra il viale del Re (oggi corso Vittorio Emanuele II) e via Nizza. Questo primo ampliamento si estendeva fino al viale che portava dal castello del Valentino alla chiesa di San Salvario, oggi appunto corso Marconi.
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Chiaroscuri nella città eterna (II parte)

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RomaLungo la strada che mi porta nel piazzale davanti al Quirinale trovo aperta la porta di un'altra importante chiesa, sconosciuta ai più, ai turisti quasi sicuramente. È la chiesa di Sant'Andrea al Quirinale situata nel rione Monti, prospiciente la facciata della Manica Lunga del palazzo del Quirinale. La piccola chiesa fu costruita su commissione del papa Alessandro VII e del cardinale Camillo Pamphili, nipote di papa Innocenzo X, tra il 1658 e il 1678 su progetto di Gian Lorenzo Bernini.
La facciata si apre su un piccolo sagrato che pare più grande, grazie a due ali concave, che illusionisticamente ampliano lo spazio prospettico. Completano la facciata una gradinata semicircolare ed un portico d'accesso monumentale. Sovrastante alla trabeazione della facciata troviamo rappresentati due pesci che affiancano la conchiglia su cui è impresso il Nome di Gesù (IHS). La chiesa è a pianta ovale, con l'asse maggiore trasversale; le sue piccole dimensioni appaiono così dilatate offrendo all'occhio un ampio respiro. Le due absidi laterali non sono utilizzate da cappelle, così da costringere lo sguardo del fedele e del visitatore direttamente sull'altare maggiore, costituito da una cappella in cui la pala d'altare è illuminata da una fonte di luce nascosta, creando una scenografia teatrale che Gian Lorenzo Bernini ha spesso usato.
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La città patavina di Antenore (I parte)

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Tomba di AntenoreA Padova ci sono stato tante volte, ma purtroppo sempre per impegni lavorativi e comunque sempre dalla mattina alla sera. Una città che mi ha sempre affascinato, caotica, ma di quella confusione equilibrata che coinvolge e da cui piace farsi trasportare.
Le mie conoscenze sulla città sono limitate, questo non diminuisce la mia voglia di conoscere e studiare, anzi stimola la mia curiosità.
Ogni qualvolta mi ci reco, cerco di ritagliarmi qualche ora per passeggiare per il centro e mettere il naso nei suoi piccoli vicoli, rapire con gli occhi tutti quei particolari caratteristici della gente padovana, ma anche ascoltare il vociare di piazza delle Erbe.
L'ultima volta, quella che ispira questo post, era ovviamente una così detta toccata e fuga, in cui mi ritaglio quel poco tempo necessario per fare due passi con il mio amico e collega Flavio.
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Luci ed ombre a Torino (XIX parte)

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Gilderoy LockhartLa Piazza è intitolata al re di Sardegna Carlo Felice (Torino 1765-1831). È una piazza elegante, porticata su tre lati, realizzata nel 1861 dall'architetto francese Pierre Barillet-Deschampes, con al centro il giardino recintato Sambuy, ed è il biglietto da visita della città per chi arriva alla stazione ferroviaria di Porta Nuova. La piazza è un salotto all'aperto, frequentato da giovani coppie di innamorati, che trovi sedute sulle panchine, mentre sono prese nelle loro effusioni amorose, lontane dagli occhi indiscreti dei passanti, grazie alla folta vegetazione degli alberi. Il giardino è movimentato da leggere ondulazioni del terreno e da vialetti in porfido che lo attraversano diagonalmente offrendo vedute con diverse prospettive. È impreziosito da piante ad d'alto fusto, da un bel laghetto con tanto di alto zampillo, da una fontana e da un gazebo che ospita dalla primavera all'autunno concerti ed altre manifestazioni.
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