Caravella Italia
Lunedì 23 Settembre 2013 17:05
"Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello", Dante Alighieri, Purgatorio, Canto VI, un triste canto, che drammaticamente richiama e fotografa la politica italiana, ben oltre la metafora a 700 anni di distanza. Ormai è un ventennio che la caravella Italia viaggia a vista, persa nel mare dell'oblio, dove gli antichi principi di Libertà e democrazia sono copertine di libri contabili, scritti da banchieri e da faccendieri.
Sostituito il nocchiero alla guida della caravella con capitani di ventura, si viaggia in mare aperto senza meta, alla ricerca dell'isola che non c'è. Ogni tanto incrociamo la rotta di un altro vascello con cui scambiamo cannonate o vagheggiamo improbabili arrembaggi.
Il libro di bordo, la nostra costituzione, viene evocata quale libro del cielo, ma sempre pronti a modificarne i contenuti o darne proprie interpretazioni ogni qualvolta non ci aggrada la sua sentenza, allora diventa vetusta, logora e da cambiare.
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Luci ed ombre a Torino (XV parte)
Mercoledì 11 Settembre 2013 15:22
 Piazza Cavour, dedicata allo statista piemontese, è un perfetto esempio dell'edilizia signorile della Torino ottocentesca. L'area verde della piazza fa parte del Giardino dei Ripari, come vengono ancora chiamate dai torinesi le tre aree verdi di Piazza Maria Teresa, piazza Cavour e aiuola Balbo.
Il Giardino dei Ripari era nato durante il periodo della Restaurazione dopo la demolizione delle mura di difesa cittadine. Il giardino Cavour, detto anche delle "Montagnole", è così chiamato perché edificato su un terreno irregolare che era l'antico sito dei bastioni della città. In questo giardino sono presenti alcune collinette artificiali di terra con brevi ma affascinanti percorsi pedonali tra alberi maestosi che fanno ombra ad alcune panchine sulle quali trovi spesso giovani innamorati impegnati nelle loro effusioni. La piazza, caratterizzata da questi giardini a collinette alberate, è circondata su tre lati da palazzine ottocentesche tra cui Palazzo Biscaretti di Ruffia e il Convento delle Monache Sacramentine.
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A Lisbona con Pessoa (XVII parte)
Sabato 24 Agosto 2013 11:32
 Veloce colazione per fare una rapida ed ultima visita alla città prima di partire per rientrare in Italia.
Lasciamo nella Pensione i bagagli che passeremo a recuperare prima di recarci in aeroporto. Paghiamo il disturbo e usciamo a goderci l'ultimo giorno lisbonetano.
"Nella mezza nebbia del mattino di mezza primavera la Baixa si sveglia intorpidita e si direbbe che il sole sorga lentamente. C'è un allegria tranquilla nell'aria semifredda, e la vita, al soffio leggero della brezza che non c'è ... I negozi, eccetto i caffè e le latterie, non sono ancora aperti; ma la quiete non è torpida come quella della domenica: è quiete soltanto. Una traccia bionda si preannuncia nell'aria che si apre e l'azzurro si colora pallidamente di rosso attraverso la bruma che scema. Il nascere del traffico rareggia per le strade, risalta la distanza fra i pedoni e nelle rare finestre aperte. I tram disegnano a mezz'aria la loro sagoma mobile gialla e numerata. E di minuto in minuto, in modo sensibile, le strade si popolano". Ovviamente non è primavera, ma Bernardo Soares (Pessoa), nel suo libro dell'inquietudine descrive con esattezza ciò che troviamo oltre la porta della Pensão Central.
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La stagione dei barbuti
Sabato 10 Agosto 2013 15:04
 Una giornata afosa, seduto su una panchina in attesa che le lancette dell'orologio facciano scattare l'orario di apertura della libreria.
La strada è semideserta, le poche persone che si aggirano sono gli anziani che cercano di camminare stando sempre all'ombra, trascinando anche i loro anni insieme alla sportina della spesa. I bambini giocano in un angolo della via, incuranti del solleone. Il suono di una sirena di una ambulanza sveglia i viandanti dal torpore della canicola pomeridiana.
Le persiane delle case sono tutte chiuse, come se all'interno gli abitanti vi avessero trovato rifugio per scappare dai raggi solari e dall'umidità che infastidisce. Due ragazzini con lo skate si divertono a saltare tra i gradini dei marciapiedi, godendo di un orario in cui anche le automobili che transitano sulla stretta via sono poche e solo il rumore delle rotelle degli skate che si allontanano sul dissestato marciapiede, realizzato con antiche pietre di lucerna, rende viva la strada.
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Hashtag
Lunedì 29 Luglio 2013 09:20
 L'hashtag in francese è chiamato mot-dièse, letteralmente "parola diesis", proprio come il segno musicale usato sul pentagramma.
Lo sciovinismo dei cugini d'oltralpe, ci fa da un lato sorridere, ma dall'altro dimostra la strenua difesa della lingua nazionale di fronte al dilagare dell'anglicizzazione delle parole pronunciate quotidianamente. In Italia, paese narcisista per eccellenza, non solo favoriamo l'adozione di nuovi termini stranieri, ma amiamo molto tutti quei neologismi di origine angloamericana. Perciò esempio, non traduciamo letteralmente "MOUSE" con "TOPO", ma gli attribuiamo un significato diverso, facendolo diventare, di fatto, un neologismo.
Anche la parola computer è entrata a far parte del dizionario quotidiano, alla stregua "hardware" e "software", mentre i Francesi, come pure gli Spagnoli, hanno tradotto questi termini nella loro lingua natia e risulta perciò difficile leggere documenti e scritti pubblici che riportino terminologie angloamericane. Cosi il computer diventa "computadora" per gli spagnoli e "ordinateur" per i francesi, come mouse diventa "souris d'ordinateur" per i cugini d'oltralpe e "ratón de la computadora" per gli spagnoli, anche se in verità nel linguaggio popolare si usa mouse.
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A Lisbona con Pessoa (XVIII ed ultima parte)
Mercoledì 18 Settembre 2013 15:32
 Mentre ci dirigiamo lentamente verso praça dos Restauradores, una pubblicità della Coca Cola mi scorre davanti, posta sulla fiancata di un autobus di linea. Subito mi sovviene la storia che lega Pessoa alla nota azienda che produce questa bevanda; è una storia poco nota, raccontata in un lungo articolo della rivista peruviana Etiqueta Negra.
La nota bevanda iniziò a essere diffusa fuori dai confini statunitensi alla fine degli anni Venti. In Italia vi giunse nel 1927. Quando volle aprire il proprio mercato in Portogallo, la Coca-Cola si rivolse a una ditta di Lisbona che deteneva l'esclusiva per i prodotti provenienti dagli Stati Uniti, la Moitinho de Almeida. In questa azienda lavorava Fernando Pessoa, che si occupava della traduzione delle lettere commerciali e della contabilità. L'azienda chiese a Pessoa di trovare uno slogan commerciale per la nuova bevanda per il lancio pubblicitario della Coca-Cola. La reclame diceva "Primeiro estranha-se, depois entranha-se". All'incirca tradotto significa: "Prima ti stupisce, poi ti entra nelle viscere". Il messaggio promozionale non piacque al ministero della Sanità portoghese, che anzi mostrava diffidenza verso quella bevanda che poteva indurre dipendenza in coloro che decidevano di berla. Il lancio promozionale secondo i funzionari ministeriali portoghesi sembrava puntare proprio sulle caratteristiche di "assuefazione e dipendenza" che la Coca Cola era in grado di stimolare nei consumatori. Comunque sia, il Portogallo – governato dalla dittatura di Salazar – dopo poco avrebbe interrotto l'importazione di Coca-Cola. Questa storia non compare nelle molte biografie di Pessoa, fino a quando nel 1992 un erede della famiglia Moitinho de Almeida non raccontò la vicenda durante un'intervista.
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Lolita
Lunedì 02 Settembre 2013 15:01
 Milano è una città strana, non mi ha mai particolarmente attratto, forse per la frenesia che l'abita, per l'aspetto moderno o anche per la difficoltà di raggiungerla dalla mia piccola cittadina di residenza. Ho sempre però considerato Milano una città da scoprire, pur sapendo che tutte le mie idee su questa metropoli sono i preconcetti di un provinciale.
Eccomi a Milano per l'ennesima volta. In questa torrida estate, la città si sveglia presto la mattina, ma il periodo nel quale preferirei vivere qui è l'inverno, per via della nebbia e degli odori tipici dei caffè nei bar, frequentati dagli impiegati dal lungo cappotto. Anche stamane gli spazzini sono già all'opera da tempo, le strade già percorse da auto di coloro che si recano sul posto di lavoro anche se non ancora affollate. I tratti sono simili a quelli di tante altre città italiane, tuttavia assumono colori e profumi diversi, lontani da quelli della mia città. In autunno e primavera la pioggia talvolta sembra dare ad alcuni dei suoi edifici un aspetto severo e imponente.
E se Milano nelle stagioni più fredde sembra avere un aria malinconica soprattutto nell'area dei Navigli, è proprio in inverno che mi piace osservare la nebbia che avvolge le vecchie abitazioni di ringhiera con i cortili attualmente popolati da atelier di artisti e stilisti.
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Luci ed ombre a Torino (XIV parte)
Giovedì 15 Agosto 2013 16:22
 Raggiungo la Chiesa di San Michele Arcangelo, eretta tra il 1784 e il 1788 su progetto di Pietro Bonvicino. La chiesa è annessa al complesso del convento dei Patri Trinitari Scalzi del Riscatto degli Schiavi, detti di San Michele, per i quali è stata edificata. Soppressi gli ordini monastici in seguito all'occupazione francese e seriamente bombardata durante la guerra, la chiesa, a forma esagonale, ha subito un attento restauro nel Novecento e oggi è adibita alla comunità di rito bizantino con una bella iconostasi per le nuove funzioni. L'edificio è un classico esempio di barocco piemontese la cui facciata ha delle belle colonne che sorreggono un ampio timpano. Numerose lesene danno alla chiesa una dolce forma ritmata. Di fronte all'ingresso della chiesa si sviluppa via delle Rosine. Un ragazzo non alto, dal passo veloce, viene verso di me inarcando un grande sorriso. Non mi sembra strano vederlo da queste parti, dal momento che in questa via vi è un noto locale, tra i più creativi e trasgressivi della città e con più di 40 anni di attività, un ritrovo di perdizione per lo più utilizzato dai mangiamorte il venerdì sera.
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A Lisbona con Pessoa (XVI parte)
Lunedì 05 Agosto 2013 09:32
 La cupola bianca come la porcellana della Basilica da Estrela, ufficialmente denominata basilica do Coração de Jesus, si vede da lontano e la si scorge chiaramente tra le fronde degli alberi del Jardim da Estrela. Fu completata nel 1790 per volere della regina Maria I (sepolta nella basilica) in segno di riconoscenza per aver avuto un figlio maschio.
La chiesa sfoggia esternamente forme neoclassiche ma purtroppo, vista ormai l'ora tarda non riusciamo a visitare la parte interna che dovrebbe essere barocca. Mi affido allora alla descrizione della nostra guida ed infatti Pessoa così la descrive: "Proprio davanti all'ingresso principale del parco si eleva la basilica da Estrela, un tempio maestoso costruito per volere della regina Maria I e dedicato al culto del Sacro cuore di Gesù. Fu costruita tra il 1779 e il 1790 sotto le direttive degli architetti Mateus Vicente e Reinaldo Manuel. La Basilica dell'Estrela - la cui facciata, con le sue figure nelle nicchie e le grandi statue, è molto bella - ha due torri campanarie di pregevole fattura con grandi orologi. Sul tetto della chiesa c'è una grande terrazza da cui si può godere un ampia veduta della città. Tuttavia la veduta veramente eccezionale non è questa, ma quella di cui si gode dalla sommità della cupola, che si erge dal fondo della terrazza e che si raggiunge salendo una scala di 212 gradini in pietra ...
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Luci ed ombre a Torino (XIII parte)
Domenica 21 Luglio 2013 15:22
 Mi sono lasciato alle spalle piazza Carlina, subito dopo la piccola lapide posta sulla facciata della caserma Bergia che ricorda il partigiano 21enne Mura Gianfranco, nato a Cornaredo (MI), sappista nella 2a brigata organizzata dalla Democrazia cristiana, morto per gli ideali di Libertà il 25 aprile del 1945. Con la coda dell'occhio a sinistra scorgo la facciata della bellissima chiesa di Santa Pelagia, in fondo a via Santa Croce dove si apre su via San Massimo. Questa chiesa è stata eretta tra il 1769 e 1772, sopra le rovine di una chiesa più antica, per volontà delle monache agostiniane, su disegno dell'architetto torinese Filippo Nicolis di Robilant (1723-1783). La chiesa fu consacrata il 21 settembre 1772 ma nel 1800 le autorità francesi soppressero l'ordine monastico affittandone i locali alla Regia Opera della Mendicità Istruita (ora Opera Munifica Istruzione) per adibirli a sede della "scuola di carità" per i poveri. Spesso ospita serate musicali con i Musici di Santa Pelagia, la cui "mission" è la riscoperta di composizioni e di autori del XVI, XVII e XVIII secolo per poi riproporli in chiave filologica secondo la prassi esecutiva dell'epoca. Ho avuto modo di conoscere la Presidente, una splendida donna, purtroppo mancata prematuramente.
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