Blog di Dante Paolo Ferraris

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A Lisbona con Pessoa (III parte)

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LisbonaA Rientrati in Lisbona dedichiamo il resto della serata a visitare il quartiere del Chiado, un triangolo di stradine tra Rua do Crucifixo e Rua da Misericòrdia, un elegante quartiere settecentesco, con negozi e caffè esclusivi benché gli edifici del Chiado siano stati in gran parte devastati da un incendio.
Risaliamo Calçada do Carmo per arrivare dopo una bella irta salita in Largo do Carmo: dove una volta esisteva il convento do Carmo ora c'è la Caserma Centrale della Guardia Repubblicana. Sull'antistante piazzetta alberata si affacciano diversi ristoranti mentre al suo interno vi sono un'edicola e i dehors di alcuni locali. Nelle garitte della Caserma ci sono due militari di guardia in alta uniforme e mentre mi soffermo ad osservarli, una canzone malinconica mi suona nella mente, le parole per lo più mi sono sconosciute ma il motivo mi si ripete continuamente.
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Il lato oscuro...

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il lato oscuro della LunaOggi siamo costretti a confrontarci dolorosamente con il senso di profondo malessere che esiste nel mondo dei giovani, ma anche dei meno giovani.
Troppo spesso siamo spettatori di episodi di violenza "rubricati" dai mass media come episodi di follia individuale e di follia collettiva, come se la follia fosse cosa ordinaria.
In troppi paesi, tra cui gli USA, è fin troppo facile entrare in possesso di armi da fuoco in maniera legale, ed è certamente necessario limitarne la diffusione, ma questo non è il cuore del problema della violenza e della pazzia che oggi imperversa, sopratutto nei paesi occidentali, ma di ciò che cova all'interno delle generazioni più giovani.
Qui vi si insidiano sentimenti sempre più forti di angoscia e frustrazione che sfociano poi in episodi di violenza, talvolta colorati da farneticanti ideologie politiche, religiose, etniche o addirittura sportive.
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Luci ed ombre a Torino (VI parte)

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Lucius MalfoyMentre camminiamo sul marciapiede lasciamo il portone del diavolo costeggiando l'intero palazzo, le nostre voci sono soffocate soltanto dallo sferragliare allegro dei tram in transito, intenti ogni tanto ad evitare, scartandoli come in una partita di rugby, gli altri avventori di strada che con passo veloce e sguardo disattento vogliono andare chissà dove.
Il palazzo oltre la vicenda della ballerina raccoglie anche la raccapricciante cronaca che narra la misteriosa scomparsa di un ufficiale durante l'occupazione francese, anno di grazia 1817. Il Maggiore Melchiorre Du Perril, avrebbe dovuto consegnare dei documenti top secret ma non riuscì MAI ad uscire dal palazzo; venti anni dopo durante alcuni lavori di restauro venne scoperta un'intercapedine contente lo scheletro dell'ufficiale sepolto in piedi con la testa spaccata. la supposizione che si trattasse del Maggiore Melchiorre Du Perril è avvalorata dai pochi brandelli di stoffa di quell'uniforme, rimasti attaccate alle povere ossa.
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A Lisbona con Pessoa (I parte)

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LisbonaEra da tanto tempo che desideravo fare questo viaggio a Lisbona, l'avevo già programmato e pagato una volta in passato per andarci con il mio amico Alessandro, ma poi il giorno prima della partenza, per motivi di famiglia, avevo dovuto rinunciarvi.
Ora finalmente riesco, anche se con molte difficoltà, a recarmi nella capitale lusitana. Lisbona mi ha sempre attratto per il suo aspetto di vecchia e nobile signora, per la sua storia coloniale ma anche, scusate la mia deformazione professionale, per il terrificante terremoto che l'ha colpita nel 1755, per la rivoluzione dei garofani e per visitare i luoghi vissuti e narrati da uno dei miei poeti preferiti.
Matteo, una mia giovane conoscenza biellese, mi accompagnerà nella visita ed insieme seguiremo le orme del poeta degli eteronomi, il poeta critico, il poeta dai mille volti, il narratore e giornalista per eccellenza, il portoghese Fernando Pessoa, di cui ho tentato di seguire pedestremente l'itinerario turistico narrato dallo stesso nel suo "Lisbona, quello che il turista deve vedere", scritto nel 1925.
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Il mio Natale

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Buon Natale 2012"Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi" è uno dei modi di dire più diffusi. Il giorno di Natale sostanzialmente si articola in tre/quattro momenti canonici e cioè: la SS. Messa, il pranzo in famiglia, lo scambio di doni e la visione del gruppo famigliare di un film. Il Natale dimostra così tutta la sua ambiguità, perché su 365 giorni dell'anno, pare che solo in questo giorno ci senta più buoni. Ecco così consumarsi come tradizione, il rito della SS. Messa per avvicinarsi o riavvicinarsi al nostro Signore, il pranzo con tutta la famiglia riunita, suoceri e zia brontolona compresi, figli e nipoti chiassosi e capricciosi, scambio reciproco di regali con il rituale sorriso di ringraziamento. Immancabile poi il tormentone televisivo dei film di Natale, che si ripete ogni anno dall'epoca delle vecchie TV valvolari, che ormai tramandano la demenzialità dei cinepanettoni e dei vetusti film animati di Walt Disney.
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Il potere rivela l'uomo

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potereL'Italia vista alla TV o letta sui giornali sembra abitata solo da ladri e certamente non si fa una bella figura a livello internazionale, diventando spesso gli zimbelli degli altri, oggetto di derisioni neanche tanto velate. Anche chi di noi, la mattina appena alzato e pronto ad affrontare una difficile giornata, ascolta la radio mentre si rade, oppure guarda i primi TG della mattina gustando un caffè ristoratore per affrontare le successive difficoltà della giornata, non può fare a meno di ascoltare le solite e forse sempre più tragiche notizie di crolli borsistici, PIL in caduta libera, appropriazioni indebite di faccendieri e tesorieri di partito. Ciò mi permette di elaborare tre pensieri mattutini:
  1. sto ancora dormendo e ho gli incubi;
  2. entrare in un'agenzia di viaggio e scappare in una remota isola di un lontano oceano, possibilmente non segnata nemmeno sulla carta geografica;
  3. buttarsi metaforicamente dalla finestra o augurarsi che un tram ti investa sulle strisce pedonali.
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A Lisbona con Pessoa (II parte)

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LisbonaLa sveglia mattutina è poco dopo l'alba e i primi rumori che provengono dalla sottostante Rua 1° Dezembro sono quelli delle saracinesche che si alzano, dei primi garzoni dei bar che preparano i tavolini all'aperto, quali inviti al viandante a fermarsi per una rapida colazione e le gioiose grida dei ragazzini che si recano a scuola. La condizioni meteorologiche a Lisbona nella stagione autunnale cambiano rapidamente e il dubbio su come vestirti per una intera giornata di turismo è alto. Mi porto la giacchetta antipioggia e la sciarpa? È meglio il maglione pesante e lasciare a casa il giubbotto o prendere quello più leggero? L'unica cosa che non può mancare nel mio abbigliamento trendy da turista impenitente e sprovveduto è il cappellino di lana dai colori rasta che mi ha fatto avvicinare per ben due volte a poche ore dal mio arrivo da piccoli spacciatori di droghe leggere. Macchina fotografica carica, cartina alla mano ed in pochi minuti ci ritroviamo nuovamente in Praça D.Pedro IV che per semplicità ormai identifichiamo come i lisbonesi in Rossio.
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Identità di un popolo e il suo idioma

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smsIl nostro idioma, quello vero, quello scritto e parlato da persone di buona cultura, mi pare stia scomparendo. Io non sono un vero cultore della lingua italiana, anzi mi ritengo proprio come quello scolaretto disattento messo in castigo dietro la vecchia lavagna, ma mi riempie di soddisfazione il poterlo leggere ed ascoltare. Purtroppo la percentuale di chi lo parla correttamente è destinata a diminuire rapidamente e le responsabilità di questo degrado linguistico sono molte.
Possiamo imputare il decadimento della lingua di Dante, del Manzoni e di tanti altri letterati alla globalizzazione dei lemmi, alla capacità di internet di diffondere rapidamente nuovi neologismi fino all'abuso di un idioma televisivo che distorce tempi e persone. La costante invasione della lingua inglese, anche con termini usati impropriamente, ha costruito nuovi percorsi linguistici, di fatto impoverendo il ricco lessico italiano. Romanzi, articoli giornalistici, ma anche il mio blog (termine inglese che non ha traduzione) sono intrisi di nuovi termini (lemmi) provenienti per lo più da lingue straniere come l'inglese.
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Luci ed ombre a Torino (V parte)

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Lucius MalfoyCome suo solito devo attenderlo, un'attesa snervante, però la colpa è solo mia e conoscendo il suo imperdonabile ritardo avrei potuto prendermi comodamente un caffè con Hagrid, anziché aspettare oltre un'ora il suo arrivo. Non è una caratteristica propria dei Mangiamorte né dei Mezzosangue, anche se appartenenti alla casa dei Serpeverde, ma Lucius è l'eccezione che conferma la regola.
Le persone che arrivano puntuali o con qualche minuto in anticipo sono generalmente persone precise, calme, ordinate, poco nevrotiche e scarsamente irritabili se non di fronte ad un ritardatario cronico; io non appartengo a queste, non sono mai puntuale ma nemmeno in perenne ritardo. Il ritardatario cronico invece, arriva sempre tardi, anche se ha appuntamenti importanti e Lucius tranquillamente fa attendere chiunque.
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Gioventù 2.0: il modo di essere EMO (VI ed ultima parte)

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emoGli episodi di violenza di cui gli Emo sono stati vittime si sono diffusi in varie parti del mondo. La violenza che si può scatenare tra varie band giovanili è nota dalla notte dei tempi, pure nei luoghi dove ho sempre vissuto, anche se prima era limitata a "ragazzate" di strada tra giovani abitanti di frazioni diverse dello stesso Comune. Mio padre mi racconta delle rivalità che provocavano vere proprie risse tra tifosi e giocatori di squadre di calcio rionali avverse, o di manifestazioni di scherno durante le feste patronali o altro ancora. Alla notizia nella cronaca nazionale ed internazionale si arriva dopo i primi scontri tra paninari e punk alla metà degli anni 80 in Italia, per proseguire nel decennio successivo quando ci furono scontri tra fazioni avversarie di black metal in Svezia e Norvegia, trasformando cosi le "ragazzate di campanile" in veri scontri tra le varie sottoculture giovanili. Questi scontri non sono più identificabili come monellerie ma ritraggono una vera ondata di odio di grandi dimensioni.
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Un salto in Stiria e Graz

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GrazIl viaggio si preannuncia lungo, anche se l'auto è comoda da Alessandria alla nostra meta sono oltre 750 Km e una tappa per riposare, mangiare qualcosa, almeno nel viaggio di andata e d'obbligo.
I compagni di questo viaggio di lavoro, sono colleghi e collaboratori di un progetto europeo in fase di conclusione. Nel lungo tragitto me ne sto seduto comodamente sul sedile posteriore, impegnando il tempo tra letture di un libro che mi sono portato dietro, giocare sull'ipad e ascoltare musica sul mio iPod.
Il tempo della sosta per la notte e per una cena friulana a Tarvisio è breve, la cena è leggera e con poche portate. Un cuoco napoletano prepara piatti di funghi e carne tipici delle Alpi ai pochi i commensali presenti nel ristorante: qualche coppietta di turisti che fa sosta in questa città di confine, pochi giovani che si preparano ad una serata in discoteca chissà se oltralpe e una giovane coppietta di sposini in viaggio di nozze. La serata corre veloce e fuori dalla finestra del ristorante sembra che non vi sia anima viva in giro. Cerco di guardare sotto le fievoli luci dei lampioni in questa fredda serata, ma con difficoltà si vede correre qualche auto.
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